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Introduzione alle luci sismiche
Appendice
Nota A:
Il noto sismologo Milne J. si imbatté nel curioso fenomeno della
luminescenza delle rocce mentre lavorava ad un progetto teso a rilevare
il trasferimento istantaneo di energia sismica sulla lunga distanza, in
alcune cave della Cornovaglia.
Diversi testimoni affermarono che, in giornate particolarmente umide,
era possibile osservare le pareti di gesso emettere una flebile luminescenza.
Per verificare questa curiosa affermazione, Milne collocò nelle
profondità di una cava di gesso una scatola metallica contenente
un cilindro su cui era avvolto un foglio di carta fotografica. Il cilindro,
mediante un meccanismo, compiva una rotazione completa nell’arco di una
settimana. La scatola venne posta a diretto contatto con la parete rocciosa;
nel lato di contatto vi erano tre fori in maniera da esporre la carta fotosensibile
ad un’eventuale luminescenza emanata dal gesso. Per alcuni periodi non
si registrò nulla; ma vi furono delle settimane che la carta fotosensibile
mostrava 3 bande scure in corrispondenza dei tre fori, a testimonianza
che si ebbero tenue emissioni luminose. Il medesimo esperimento, ripetuto
in una miniera di granito, evidenziò un maggiore annerimento delle
bande a riprova che, in questo tipo di roccia, vi era una luminosità
più intensa. Dopo diverse verifiche, Milne escluse decisamente che
potesse trattarsi di effetti dovuti alla radioattività o all’azione
di particolari microrganismi presenti sulla roccia e indicò come
causa più probabile l’elettricità [54].
Nota B: Chiki, la nebbia sismica
In Giappone, scorrendo la casistica sismica, ci si imbatte spesso nella descrizione di misteriose nebbie che avrebbero annunciato o accompagnato l'arrivo del terremoto. Osservata lungo i fianchi delle montagne, arrivare dal mare o ad oscurare il lavoro dei minatori nelle viscere della Terra; la nebbia fu tenuta in seria considerazione dalle popolazioni giapponesi alla quale diedero il nome di Chiki che, tradotto letteralmente, significa " l'aria della terra ". Testimonianze simili le ritroviamo in qualunque parte del mondo esposta a questo rischio. Nella comunità scientifica il problema delle modifiche climatiche indotte da eventi sismici è considerata, da parte di alcuni esponenti, un parto di fantasia senza nessun riscontro obiettivo. Altri, invece, pur non affermando il contrario, hanno avanzato delle ipotesi per tentare di risolvere scientificamente la presenza di questa particolare nebbia. Fra questi, il chimico d'origine italiana H. Tributsch, che formula un’ipotesi degna di nota e che spiegherebbe attraverso quale processo geofisico avverrebbe la comparsa di questo particolare fenomeno. Dal punto di vista meteorologico, la nebbia è il risultato della condensazione di vapore acqueo negli strati inferiori dell'atmosfera terrestre. Queste minuscole goccioline d'acqua in sospensione, si formano quando sono presenti dei nuclei di condensazione attorno ai quali si coagulano le molecole di vapore; oppure, se la temperatura dell'aria scende al di sotto di un particolare valore, detto punto di rugiada. L'aria raffreddandosi non determina solo un abbassamento della propria temperatura, ma anche una contrazione del volume occupato dalla propria massa; questo comporta un corrispondente aumento della quantita di vapore per unita di volume e giungendo attraverso la contrazione a valori prossimi al 100% di umidità, l'aria diventa satura e inizia il processo di condensazione; pertanto il punto di rugiada non è un valore costante, ma varia al variare della quantità iniziale di vapore presente.
Tributsch osserva che in altri settori della scienza si è dimostrato che le cariche elettrostatiche permettono la condensazione del vapore acqueo, anche se non si sono raggiunti i valori prossimi alla saturazione. Ed è proprio pensando a questo processo, collegato al possibile aumento del numero di ioni presenti nella bassa atmosfera, che risultano plausibili le osservazioni di particolari nebbie prima del sopraggiungere di eventi sismici. Infatti, come riportato precedentemente, vi sono processi geofisici innescati dai terremoti che portano alla formazione di aerosol ionizzati e la loro presenza, oltre ad alterare il comportamento degli animali e a determinare l'insorgere delle EQLs, può stimolare anche quest'altro fenomeno di natura meteorologica [4, 13, 17, 18].
11) Bibliografia
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