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Introduzione alle luci sismiche
Introduzione
A volte, in concomitanza di forti terremoti, viene riferito (dai testimoni
scampati al disastro) di misteriose luci osservate in cielo durante l’abbattersi
del sisma.
Queste particolari luminescenze prendono il nome di luci sismiche (EarthQuake
Light - EQL). Le EQLs non accompagnano costantemente i terremoti, e ciò
ha fatto si che questo particolare fenomeno fosse per molto tempo rigettato
nell’aneddotica popolare.
Non c’è quindi da stupirsi se inizialmente alcuni ricercatori
definirono questo enigma un "capitolo oscuro della sismologia ".
Col tempo si osservò che tali fenomeni luminosi si manifestavano
durante quei terremoti particolarmente violenti, con magnitudo superiore
al 6° grado.
Analizzando uno dei primi cataloghi stilati sulle EQLs avvenute
nel mondo (1979), si è osservato che il maggior numero di manifestazioni
luminose avvengono con scosse di magnitudo (M) uguale o superiore a 7,
diminuiscono a pochi casi nel range tra 6 e 7, per poi sparire completamente
al di sotto di M = 5 [1]
Dal punto di vista morfologico, le EQLs possono assumere le forme più
svariate: dai semplici lampi o baleni, alle colonne e travi infuocate,
dai vortici luminosi ai globi di luce, o semplicemente fiamme e fiammelle
viste fuoriuscire dal suolo.
La distribuzione temporale del fenomeno rispetto al verificarsi del
sisma è variabile e dipende dal tipo di luminescenza presa in esame,
infatti vedremo in seguito che lampi, bagliori e luci diffuse tendono ad
apparire maggiormente prima ed in misura minore durante il sisma, mentre
i globi, le colonne e le travi infuocate ( forse colonne e travi possono
essere equiparate al medesimo tipo di fenomeno, con la differenza che il
primo ha l’asse del corpo verticale rispetto al suolo, mentre il secondo
è orizzontale ) si palesano maggiormente durante la scossa, in misura
minore prima, per poi ridursi notevolmente dopo.
Le fiamme, fiammelle, fumo e densi vapori si presentano contemporaneamente
e di seguito al sisma e in misura minima lo precedono. Queste differenze
nei tempi di apparizione possono essere imputabili alla diversa natura
di formazione e di costituzione, di ciò che noi genericamente accomuniamo
sotto il nome di luce sismica.
Per quanto riguarda i colori assunti dalle EQLs, queste variano a seconda
del tipo di luce presa in esame.
Generalizzando si può affermare che per lampi e baleni la colorazione
assunta è quella tipica dei normali fulmini temporaleschi (blu chiaro
e bianco), mentre globi, travi e colonne (comunemente indicate col termine
"infuocate") vanno dal rosso cupo al giallo, alle luci diffuse viene abbinato
il colore rossastro mentre per le nebbie luminescenti il bianco.
Anche l’intensità di queste luci varia da caso a caso e dal
tipo di EQL preso in esame, dalle tenui fiammelle viste librarsi sopra
al terreno a lampi e bagliori tanto intensi da illuminare a giorno le località
coinvolte dal sisma, come accaduto durante il rovinoso terremoto di Tangshan (M 7.8) in Cina, il 28 Luglio 1976. Il cielo fu illuminato a giorno, da
bagliori e lampi talmente intensi da svegliare la popolazione e indurre
qualcuno a ritenere che fosse stata accesa la luce nella camera da letto.
Le EQLs furono osservate anche a 325 km di distanza dalla zona epicentrale
[2].
In passato l’uomo osservò con molta attenzione quei mutamenti
ambientali anche impercettibili, determinati dagli avvenimenti incombenti,
onde avere la possibilità di prevedere e quindi limitare i danni
prodotti dal terremoto. Allora, più che al giorno d’oggi (dove si
demanda tutto alle macchine e alla tecnologia), vennero osservati e tramandati
quei racconti di luci e bagliori diffusi che precedevano l’arrivo del sisma
e che generarono quell’aneddotica popolare che solo in questi ultimi decenni
abbiamo iniziato ad accettare per vera.
© Copyright CISU (1999)
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