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L'INNAFFERRABILE
EVIDENZA FISICA
Per i
misteriosi "capelli d'angelo" un progetto italiano di
catalogazione
di Massimiliano
Grandi
Tra i principali motivi che
hanno finora impedito all'ufologia di essere considerata una
vera e propria scienza è compresa senz'altro la
circostanza che il fenomeno UFO si presenta al ricercatore
in sostanza come una galleria di aneddoti e racconti uno
diverso dall'altro, con pochi elementi comuni e soprattutto
senza elementi indipendenti dal resoconto dei testimoni.
L'astronomo ed ufologo Allan Hendry, nella sua "Guida
all'Ufologia" (1), nel 1979 dedicava una rilevante sezione
del ponderoso libro alla ricerca di possibili strumenti che
aiutassero il ricercatore a recidere la dipendenza dal
racconto testimoniale e lo aiutassero ad impostare uno
studio basato su qualche parametro rilevabile, misurabile e
magari analizzabile in modo indipendente da quanto detto o
riferito coloro che sostengano di aver visto un UFO.
La scoperta di evidenze fisiche connesse alla manifestazione
di UFO sono una delle vie che secondo Hendry (e certo non
solo a suo avviso) in misura maggiore libererebbero
l'ufologia dal predominio della figura del testimone e la
aiuterebbero a trasformarsi in una disciplina in grado di
proporre analisi quantitative, misure, verifiche strumentali
e previsioni.
Fra le tracce che sono state associate al fenomeno UFO un
posto di primo piano lo occupano i cosiddetti Capelli
d'Angelo.
Con il nome di "Capelli
d'Angelo" (traduzione italiana del termine inglese "Angel
Hair", detti anche "Bambagia Silicea" in italiano, "Fils de
la Vierge" in francese, "Fibralvinas" in portoghese, "Baba
Satanica" in spagnolo) s'intende riferirsi ad una sostanza
filamentosa di colore bianco o biancastro che sarebbe caduta
dal cielo o sarebbe in ogni modo apparsa sia in concomitanza
di presunti fenomeni UFO sia senza essere in qualche modo
associata ad essi.
In alcune occasioni essa è stata trovata al suolo
senza che ne fosse in precedenza osservata la caduta. A
volte la sostanza è svanita letteralmente nel nulla
sotto gli occhi dei testimoni, come se sublimasse -
cioè come se passasse dallo stato solido a quello
aeriforme senza attraversare la fase liquida - nel giro di
alcune ore o anche di pochi minuti (e in questi casi non
è stato possibile analizzarla). Altre volte invece i
filamenti non sono scomparsi e diverse volte sono stati
esaminati con strumenti più o meno complicati. I
risultati delle analisi differiscono fra di loro: se a volte
i filamenti erano in realtà resti di ragnatele, in
altri casi il materiale è stato (o sarebbe stato -
non sempre le nostre fonti sono completamente affidabili)
identificato come un "vetro boro-silicico", come a Firenze
il 27 ottobre del 1954 (2), oppure come una "fibra vetrosa",
a Gela, il 14 novembre dello stesso anno (3), una sostanza
organica al 95% e inorganica al 5% contraddistinta dalla
presenza massiccia di potassio, silicio, calcio e fosforo a
Sudbury, nel Massachusetts, il 22 ottobre del 1973 (4), un
composto formato dalla combinazione di alcuni elementi con
l'acido adipico a Novara, nell'autunno del '94 (5), da
tessuto di rayon a Cincinnati (Ohio) il 25 settembre del
1956, o addirittura da armi batteriologiche o espedienti
anti-contraerea, in Croazia fra il 1991 ed il 1992
(7).
Non sempre è chiaro
come si siano originate le parole con le quali è
definito il fenomeno: il termine italiano "Bambagia silicea"
nacque sui giornali italiani che raccontavano la celebre
caduta di filamenti su Firenze e sulla Toscana del 27
ottobre 1954 (8); il termine Capelli d'Angelo è di
origine più incerta: l'ufologo Renato Vesco (9)
sosteneva che durante l'ancor più celebre caduta di
Capelli d'Angelo associata all'avvistamento di UFO
verificatasi a Oloron, in Francia, il 17 ottobre del 1952,
furono i bambini di questa cittadina dei Bassi Pirenei a
gridare "Cadono i capelli degli angeli!…Ecco i capelli
degli angeli!…". Ma non si capisce se Vesco attribuisca
davvero a questi bimbi il fatto di aver utilizzato per primi
il termine Capelli d'Angelo.
Sempre Vesco (10) sostiene, stavolta con certezza, che il
termine "Fili della Vergine" (molto più utilizzato
nella versione francese "Fils de la Vierge") è molto
antico e proviene dal gergo dei contadini.
Di Capelli d'Angelo, comunque, s'iniziò a parlare
nell'ambiente ufologico nell'autunno del 1952: fu proprio in
quell'anno, infatti, che si verificarono in Francia i due
eventi (entrambi associati a fenomeni UFO) che costituiscono
in pratica il "modello" a cui in seguito furono paragonati,
magari solo per notarne le differenze, tutti gli altri
episodi: s'intende riferirsi ai casi di Oloron (17 ottobre)
e di Gaillac (27 ottobre).
In realtà nelle varie liste di "cadute" presenti in
molte fonti sono citati episodi più antichi (11) - in
certi casi risalenti ad alcuni secoli fa - e quasi sempre
alcuni eventi del XIX secolo sono comunque citati dagli
autori che hanno tentato di delineare una "storia naturale"
di questo fenomeno. Ma tutto ciò non toglie che siano
stati proprio i due casi francesi a "consacrare" questo
fenomeno tra quelli compresi all'interno della casistica
UFO.
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Oloron,
Francia: 17 ottobre 1952
ricostruzione pittorica
di caduta di fils de la Vierge
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Porto
Garibaldi (FE) 1960
un campione di capelli
d'angelo
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Allorquando nell'aprile del
1997 il CISU decise di varare il "Progetto Capelli d'Angelo"
affidandone il coordinamento a chi scrive, si optò
per la creazione di un catalogo che comprendesse tutti i
casi, sia quelli italiani, sia quelli esteri. Il motivo
risiede nel fatto che, paragonato all'enorme numero della
totalità dei casi UFO che costituiscono la casistica
mondiale, il numero di eventi nei quali è stata
rilevata la caduta o comunque la presenza di Capelli
d'Angelo è soltanto di poche centinaia, anche
comprendendo i casi in cui i filamenti sono stati osservati
non in associazione a UFO. E' sembrato quindi utile
includere i fenomeni stranieri, sia a fini comparativi sia
per disporre di un quadro generale della situazione.
Per quanto inerisce invece ai limiti cronologici, si
è deciso per il momento di non considerare gli eventi
avvenuti prima dell'inizio della Seconda Guerra Mondiale
(12), per il fatto che i casi più sono antichi quanto
più si basano su fonti difficilmente controllabili.
Tra i futuri miglioramenti del database c'è l'idea di
spostarne all'indietro i confini cronologici, anche
perché ci sono senz'altro segnalazioni della fine del
XIX secolo basate su fonti abbastanza affidabili. Non sembra
però opportuno includere avvenimenti del primo
Ottocento o addirittura del Settecento, come quello che si
sarebbe avuto a Bradley, (Inghilterra), il 21 settembre
1741, o quello di Osaka (Giappone), del 14 ottobre 1797
(13), o addirittura anteriori, perché si rischierebbe
davvero di andare incontro a problemi gravi di
omogeneità delle fonti, violando per di più la
convenzione adottata dal CISU secondo la quale si considera
fenomeno UFO solo ciò che è avvenuto dopo il
1° gennaio del 1900.
Il progetto ha prodotto al 30 settembre 2000 un database nel
quale sono stati registrati 164 record relativi ad
osservazioni effettuate al di fuori dell'Italia e 85 record
di eventi nostrani.
Utilizziamo in maniera
voluta i termini record o l'equivalente entry invece che la
parola "caso": a volte infatti le fonti sono vaghe e parlano
in modo molto generico di più episodi verificatisi in
un lasso di tempo indeterminato. Ad esempio, secondo la
radio croata (14) si sarebbero verificate a partire dal 1991
più di 200 cadute di misteriosi filamenti che durante
le recenti guerra balcaniche i croati attribuivano ai serbi
accusandoli di impiegare armi batteriologiche contro la
neonata repubblica (si noti che i Serbi non avrebbero
smentito completamente queste informazioni, ma si sarebbero
limitati a sostenere che i filamenti erano un dispositivo
utilizzato dai loro aerei per neutralizzare la contraerea
avversaria).
Come considerare questa notizia dal punto di vista del
database? Si dovevano forse aggiungere centinaia di episodi
solo perché le fonti riportavano questa vaga notizia?
Di fronte a un tale paradosso si è aggiunto un solo
record, inserendo nel campo "note" la notizia che questa
entry si riferiva ad un insieme di oltre 200 presunte
cadute. E questa è solo una delle circostanze in cui
non è stato possibile stabilire l'equivalenza tra un
record e un evento specifico.
Un altro grave problema
è rappresentato dal fatto che all'interno dei
progetti e dei cataloghi promossi dal CISU è precisa
norma considerare ciascun singolo caso UFO come avvenuto in
un solo comune, così che se, per esempio, un UFO
è segnalato in tre comuni diversi, i database che
comprenderanno la registrazione di quell'evento si
arricchiranno di tre record. In genere la natura della
maggior parte degli aspetti del fenomeno e il fatto che i
progetti si limitino alla sola Italia non impedisce di far
corrispondere ad un solo record un solo singolo evento, ma
il progetto Capelli d'Angelo non riguarda la sola Italia, e
per i casi esteri assai raramente le fonti si preoccupano di
precisare in quali delle unità amministrative
"equivalenti" ai nostri comuni il fenomeno è stato
rilevato. Per di più, diverse volte le fonti, sia per
i casi esteri sia per i casi italiani riportano la caduta di
filamenti su ampie zone, senza precisare quali comuni siano
state coinvolte. E, ancora (ma questo è un problema
che riguarda solo la casistica italiana), a volte cadute di
filamenti osservate in più comuni adiacenti durante
lo stesso giorno e la stessa ora potrebbero fare riferimento
in realtà ad un solo evento, che quindi sarebbe
conteggiato più volte perché per ciascun
comune è aggiunto un record…
Alcune di queste situazioni potrebbero essere sanate
avvalendosi della collaborazione degli ufologi esteri ed
aggiungendo alcuni campi in grado di correggere alcune
anomalie, ma altre sono probabilmente immodificabili, ed
ecco perché è bene secondo chi scrive parlare
di record o di entry e non di "caso". Per lo stesso motivo
deve essere corretta la prima impressione che si potrebbe
avere osservando le cifre: con 85 record su 249 l'Italia
sembrerebbe essere il paese più interessato dal
fenomeno, ma questa indicazione deve tenere conto del fatto
che, appunto, molti casi, avvenuti in singoli comuni
adiacenti nello stesso giorno e nella stessa ora, sono con
tutta probabilità da ascrivere ad un medesimo
fenomeno.

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Vercelli 1999
un campione di capelli d'angelo
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Vercelli 1999
un campione di capelli d'angelo al
microscopio elettronico
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Un'altra scelta compiuta
è stata quella di includere i casi dove non sono
segnalate cadute di filamenti simili a quelli delle
ragnatele, ma di altro materiale a volte anche abbastanza
diverso: sono stati così presi in considerazioni casi
di caduta di polvere, casi nei quali è stata
segnalata la presenza al suolo di una strana paglia
metallica composta in genere da alluminio, ferro, rame e
altre sostanze (15), eventi dove non è riportata la
caduta di materiale al suolo ma si segnala la presenza di
materiale filamentoso in sospensione nell'aria all'interno
di vortici o attorno a UFO e così via.
Conseguenza di questa opzione è stata che il database
ha finito con tutta probabilità con il comprendere
fenomeni assai diversi fra loro per origine, così che
alla prova dei fatti, il database sui Capelli d'Angelo
riproduce probabilmente quella che è la situazione
dell'intera casistica UFO: un insieme di eventi aventi
differente origine i quali, tutti insieme, costituiscono il
fenomeno UFO.
Questa situazione era
probabilmente inevitabile, perché l'alternativa
sarebbe stata quella di costruire lo studio avendo
già in mente e considerando valide alcune idee
precise riguardanti i Capelli d'Angelo.
Per tacere d'altro, così si rischia di compromettere
la possibilità di analizzare con cura l'insieme dei
casi che riportano la segnalazione di Capelli d'Angelo di
aspetto più, per così dire, "classico" (di
colore bianco, filamentosi, simili a ragnatele), casi che
potrebbero essere forse davvero ricondotti a poche
spiegazioni, o anche ad una sola spiegazione
comune.
Forse sarà possibile
superare almeno in parte questo problema inserendo un campo
"aspetto del materiale" e soprattutto un campo "rilevanza",
con il quale valutare la conformità delle
caratteristiche di un singolo caso rispetto ad un modello
ipotetico definito sulle caratteristiche dei casi che hanno
introdotto il concetto dei Capelli d'Angelo (Oloron,
Gaillac, Firenze, Graulhet, San Fernando Valley, ecc.), in
modo da conciliare la presenza di un'informazione completa
con la possibilità di provare a condurre analisi
quantitative più precise, nel tentativo di vedere se
alcune similitudini rilevate in una buona parte della
casistica siano apparenti o possano portare
all'individuazione di cause specifiche.
Si ricorda infine che alcune volte le fonti in nostro
possesso non solo sono vaghe, ma inducono anche in errore
perché alterano la località e soprattutto la
data di fenomeni verificatisi in altri momenti e in altre
circostanze. Poiché ben difficilmente abbiamo la
certezza dell'avvenuta alterazione della notizia, abbiamo
inserito alcuni eventi che sono quasi certamente la
ripetizione di un altro caso (16). Anche di questo fatto va
tenuto conto nell'esame del database.
Casistica
classica
Un panorama
esemplificativo sul fenomeno dei Capelli d'Angelo non
può esimersi da un breve richiamo ai "prototipi" di
queste storie, ossia agli episodi del 17 e del 27 ottobre
del 1952, avvenuti il primo a Oloron-Sainte-Marie, nel
dipartimento francese dei Pirenei Atlantici e il secondo a
Gaillac, nel Tarn.
Alle 12.50 del 17 ottobre, dunque, parecchie persone di
Oloron (ma in realtà si conosce bene solo la
testimonianza della famiglia Prigent), videro una specie di
"cilindro volante" inclinato di 45°, color piombo e con
un pennacchio di "fumo" a un'estremità, seguito da un
nugolo di coppie di "palle informi" ma che al binocolo
avrebbero mostrato parecchi dettagli strutturali. I corpi
lasciavano cadere una gran quantità di "ovatta" e
"fili" lanosi ed appiccicosi che si dissolvevano rapidamente
nel giungere al suolo e che nessuno riusciva a conservare
nel portafogli o in altri modi. Alcune matasse sarebbero
rimaste visibili sui fili della corrente elettrica per
qualche ora. Furono anche bruciati per prova prima che
sparissero. Lasciavano "una fiamma assai viva", come
cellulosa o cotone idrofilo che bruciasse.
Il 27 ottobre, dieci giorni dopo, un fenomeno simile si
sarebbe ripetuto a Gaillac. Si tratta di un caso tanto
importante quanto trascurato dal punto di vista dei
dettagli, visto che esso è sembrato quasi assumere il
ruolo di "parente povero" della vicenda principale, quella
di Oloron.
Alle 16 di quel giorno (secondo altre fonti alle 17) un gran
numero di abitanti di Gaillac avrebbe visto apparire nel
cielo ben sedici corpi volanti circolari raggruppati a due a
due ed accompagnati, al centro, da un "sigaro". Alcuni corpi
sarebbero scesi a quota relativamente bassa. Il fenomeno
sarebbe durato dieci minuti e anche qui sarebbe stato
accompagnato (e seguito) dalla pioggia di una sorta di "lana
di vetro" che si dissolveva arrivando a terra.
La gran parte dei casi
italiani del nostro catalogo si verificò fra la
metà di ottobre e l'inizio di dicembre del 1954 ed
ebbe per teatro privilegiato le regioni dell'Italia
centrale, in specie la Toscana.
Per quanto se ne sa la serie si aprì in modo
clamoroso (ma forse un po' sottovalutato dai quotidiani del
tempo) poco dopo mezzogiorno del 19 ottobre, quando a
Senigallia (Ancona) l'attenzione di un gran numero di
cittadini sarebbe stata attirata da parecchi oggetti "in
parte a palla e in parte a forma allungata" che solcavano
velocemente il cielo a grande altezza. Alcuni li definirono
delle "piccole lenticchie, circolari". Una serie di
filamenti, "come enormi ragnatele" riempì il cielo.
Alcuni, simili a "lanugine grigia o biancastra" sarebbero
scesi sulla cittadina. In mezzo alla pioggia qualcuno
avrebbe visto pure un corpo volante appiattito, "a forma di
sogliola". Il fenomeno sarebbe durato oltre mezz'ora.
Qualcuno prese in mano i "batuffoli", che sarebbero parsi
"una ragnatela gommosa e appiccicosa". Anche a Jesi, sempre
nell'anconetano, "decine di strani oggetti" avrebbero
lasciato cadere lo stesso giorno "una specie di bava
filiforme" che, al contatto della mano, si sarebbe
sfaldata.
Il super-classico italiano (e non solo italiano) fra i
Capelli d'Angelo è però senz'altro
rappresentato dagli eventi toscani del pomeriggio di
mercoledì 27 ottobre 1954. Alle 14.20, moltissimi
abitanti di Firenze e di altri posti vicini videro in cielo
dei corpi simili a "ali di gabbiano" o di "cappello da
mandarino cinese" seguiti da una "nevicata di fiocchi
biancastri" che si dissolveva al contatto col suolo. Il
fenomeno durò addirittura per settanta minuti. Alcune
migliaia di persone, riunite allo stadio di calcio per una
partita amichevole della Fiorentina, ne furono anch'esse
testimoni. Due corpi rotondi e lucenti furono scorti dal
pubblico mentre si spostavano veloci da sud a nord. I
frammenti si dissolvevano rapidamente, ma uno fu raccolto in
una provetta ed esaminato presso l'Istituto di Chimica
Analitica dell'Università, dove si ebbe il celebre
responso secondo cui doveva trattarsi forse di un "vetro
borosilicico".
Non molti sanno che, seppur
in tono minore, secondo fonti di stampa del tempo quasi alla
stessa ora di tre anni prima e più esattamente
intorno a mezzogiorno del 27 ottobre del '57, il fenomeno si
sarebbe di nuovo manifestato sul capoluogo toscano. Alcune
"ragnatele" o "laniccio biancastro" furono anche raccolte.
"Due corpi luminosissimi e di forma oblunga" erano stati
visti poco prima della caduta, segnalata del resto da varie
parti della città.
Un altro caso celebre è quello che si verificò
a Whitsett, nella Carolina del Nord, nell'autunno del 1955.
Il fatto che lascia stupiti è che esso di nuovo si
verificò nelle ore centrali del giorno… 27
ottobre, fra le 14.45 e le 15.10. Il preside di una scuola
elementare (che seguì i corpi anche con un binocolo),
insegnanti, un centinaio di suoi alunni e abitanti del posto
videro quelli che l'uomo descriverà poi come "della
palle di acciaio" che lasciavano cadere verso il suolo delle
strisce simili a cotone. Furono raccolte ed esaminate da un
biologo, che avrebbe concluso trattarsi di materiale
prodotto da insetti volanti.
I dati
complessivi
Il nostro database,
realizzato col programma Microsoft Access 1997, è
strutturato secondo una serie di undici campi: 1) ID caso;
2) località; 3) data; 4) ora; 5) associazione con
presunti UFO; 6) analisi condotte; 7) condizioni
meteorologiche; 8) scomparsa della sostanza; 9) spiegazioni
addotte; 10) note; 11) fonti dei record.
Il campo 1 serve come chiave del database, e i campi 2, 3, 4
e 7 non necessitano di particolari spiegazioni; il campo 5,
invece, riveste una funzione importante, perché
contiene il dato relativo all'eventuale segnalazione di un
fenomeno UFO associato ai Capelli d'Angelo. Il campo 6
specifica se si abbia notizia di analisi condotte su
campioni della sostanza oppure no, senza ulteriori dettagli
sul risultato di esse; il n. 8 è riferito
all'eventuale scomparsa della sostanza, la quale, come
già detto, in certe occasioni dopo essere apparsa
svanisce come se sublimasse; il n. 9 propone un'eventuale
spiegazione del singolo episodio quando questa sia stata
avanzata ed abbia delle concrete possibilità di
risultare esatta, o addirittura riporta quella che è
la causa vera e propria del fenomeno quando essa sia stata
accertata con sicurezza; il campo n.10 contiene informazioni
che non trovano posto negli altri campi ed in particolare le
peculiarità del caso; il campo 11, infine, elenca
tutte le fonti nelle quali il caso è citato, senza
distinzione tra fonti primarie e fonti secondarie.
E' chiaro che molti altri campi sarebbero utili per
raffinare l'informazione: la data dovrebbe essere
distribuita in tre campi (giorno/mese/anno) e non su uno
solo, ed inoltre molte informazioni dovrebbero essere
estratte dal campo note e rappresentate in appositi spazi
(17). Ma per il momento si è optato per una struttura
piuttosto semplice, sperando in ulteriori possibili
miglioramenti (18).
Cerchiamo adesso di
commentare alcuni dati quantitativi che emergono da un
semplice esame delle informazioni. Seguiamo l'ordine dei
campi. Riporteremo all'inizio i dati statistici relativi ai
record di tutto il mondo (Italia compresa), poi quelli
relativi alla sola Italia.
LOCALITA'
L'Italia è rappresentata, come abbiamo detto, da 85
record. Seguono gli Stati Uniti con 80, l'Australia con 20,
la Francia con 18, la Nuova Zelanda con 12, il Portogallo
con 9, la Spagna con 6, il Regno Unito con 5, il Canada con
4, il Brasile e il Giappone con 2 a testa, l'Argentina,
l'Algeria, la Svezia, il Belgio, la Croazia e la Danimarca
con uno a testa.
Per la suddivisione tra le regioni d'Italia, la Toscana
guida la classifica con 39 segnalazioni seguita dal Lazio
con 13, dal Piemonte con 8, dalla Lombardia e
dall'Emilia-Romagna con 7, dall'Umbria con 4, dalle Marche
con 3 e infine dal Friuli-Venezia Giulia, dalla Sicilia,
dalla Sardegna e dalla Liguria con 1 a testa.
DATA
La caratteristica più importante, se consideriamo nel
loro insieme le date dei singoli eventi, è che il
mese di ottobre è quello con più avvistamenti,
con ben 108 entry (più del 43% dei record), seguito
dal mese di novembre con 37 entry, dai record
contraddistinti da mese incerto con 28, da settembre con 14,
da maggio con 13, da agosto con 12, da febbraio e marzo con
7, da dicembre con 6, da luglio e aprile con 5, da giugno
con 4 e infine da gennaio con 3. Quindi sembra ben meritato
il nome di "Neige d'Octobre" (neve di ottobre) con il quale
Jean Senelier intitolò l'articolo dedicato al
fenomeno apparso sulla rivista ufologica
"Phénomènes Spatiaux" nel giugno 1968.
Battute a parte sembra potersi ipotizzare una certa tendenza
del fenomeno a verificarsi durante il periodo autunnale: il
dato aggregato di settembre, ottobre e novembre è
pari a 159, cioè al 64% circa della casistica.
Si tenga presente che nell'emisfero australe la nostra
stagione autunnale cade nei mesi di marzo, aprile, maggio e
giugno, e se 14 segnalazioni di maggio, aprile e giugno
provengono dalla zona meridionale del globo, nella stessa
zona del pianeta ci sono cinque eventi avvenuti tra
settembre e novembre. Ciò significa che, pur
nell'esiguità del campione preso in considerazione,
anche l'emisfero australe sembra confermare la tendenza dei
Capelli d'Angelo a manifestarsi in autunno (19).
Ecco i dati dell'Italia per ciò che attiene alla
distribuzione mensile: 50 sono relativi al mese di ottobre
(quasi 60% del totale), 19 a novembre (più del 22%),
4 ad agosto, 2 a settembre, 1 a dicembre, 1 a febbraio e
zero per tutti gli altri mesi, mentre per 8 record le fonti
non riportano indicazioni sufficienti per individuare il
mese (uno di questi registra però un fatto avvenuto
in autunno, così che il numero dei record sicuramente
attribuibili ad uno degli ultimi quattro mesi dell'anno
è per l'Italia di 73 su 85, ossia l'86%).
Per quanto riguarda l'anno c'è una massiccia presenza
degli anni '50: si tratta di ben 148 record su 249, ossia
del 59% circa del totale; in particolare, grazie all'Italia
il 1954 è l'anno caratterizzato dal maggior numero di
entry: 71 (ma non si dimentichi che, per quello che abbiamo
detto all'inizio, la percentuale di casi dell'Italia sul
totale mondiale è certo inferiore a ciò che
farebbe pensare il numero dei record).
Relativamente all'Italia, 54 entry su 85 (più del 63
% dei record) sono datate 1954, mentre 63 su 85 (74%)
riguardano gli anni '50 e 74 su 85 (88%) risalgono agli anni
'50 o agli anni '60.
Al di là delle più volte ricordate
difficoltà che impediscono di utilizzare i record per
calcoli statistici affidabili, emerge in modo abbastanza
chiaro il fatto che questo fenomeno è stato segnalato
nel mondo soprattutto negli anni '50 e '60 (196 record:
quasi il 79% del totale!).
ORA
Non si è in grado di esprimere alcun tipo di giudizio
sui dati orari, e non solo perché in 141 record il
momento della manifestazione non è conosciuto, ma
anche perché alcune volte al momento
dell'avvistamento la sostanza non stava cadendo ma era
già al suolo, mentre in altre occasioni l'ora non
è certa, ed in (poche) altre circostanze ancora il
fenomeno della caduta sarebbe durato diverse ore.
Dagli incerti dati a disposizione non sembrano evidenziarsi
tendenze ben definite. Tuttavia, va notato che solo 12
record, sui 108 per i quali il campo "ora" è
caratterizzato dalla presenza di notizie di un qualche
valore, riportano indicazioni di orari o fasce orarie
notturne o serali.
Per l'Italia 58 record su 85 (più del 68%) presentano
almeno qualche informazione relativa all'ora o alla fascia
oraria; su questi 58, solo quattro sono relativi ad orari
serali o notturni.
Dunque, un fenomeno prevalentemente "diurno".
ASSOCIAZIONE
CON PRESUNTI UFO
In 116 record (46,5% circa) sarebbe stata segnalata la
presenza di UFO insieme ai Capelli d'Angelo, in 91 (36,5 %
circa) no e in 42 (il 17% circa) non si hanno notizie
riguardo all'eventuale presenza o assenza di UFO.
Per l'Italia, su 85 record totali in 42 è stata
riportata la presenza di UFO (quasi il 50% del totale), in
33 essa non è stata riportata (quasi il 40%), mentre
in 10 le fonti non contengono informazioni su questo dato
(quasi il 12%).
ANALISI
CONDOTTE
In questo campo per adesso non si entra nel merito dei
risultati dell'analisi, ma ci si limita a dichiarare se vi
sia notizia di analisi effettuate oppure no. In 55 record
(22% del totale) sono (o, almeno secondo le fonti in nostro
possesso, sarebbero) state condotte delle analisi su
campioni, mentre ciò non sarebbe stato possibile
secondo quanto riportato in 149 record; in 45 occasioni (18%
del totale) non abbiamo informazioni sufficienti.
Per quanto riguarda la sola Italia in 70 entry su 85 (poco
più dell'82% del totale dei record italiani) non
è stata effettuata alcun analisi, in 12 (14% circa)
invece sì, ed infine non abbiamo informazioni chiare
al riguardo in 4 registrazioni (poco meno del
4%).
CONDIZIONI
METEOROLOGICHE
In ben 205 record (più dell'82% del totale!) non
ci sono dati relativi alle condizioni meteo rilevate al
momento dell'avvistamento. Nei 44 record (poco meno del 18%)
per i quali le fonti riportano qualche notizia in merito, in
39 abbiamo la segnalazione di cielo sereno o poco nuvoloso,
in 8 è riportata la presenza del vento, in quattro il
vento è dichiarato assente o quasi inesistente e in
un solo caso, quello verificatosi a Lisbona il 10 febbraio
del 1970 (20) le fonti parlano di cielo coperto e di una
leggera pioggia durante lo svolgimento del fenomeno.
Considerando la sola Italia, ricordiamo che per 66 entry
(quasi il 78% del totale delle entry italiane) non ci sono
registrazioni al riguardo e che in tutte le 19 (poco
più del 22 %) occasioni nelle quali le fonti dicono
qualcosa, il cielo è invariabilmente riportato come
sereno o poco nuvoloso. In due circostanze, poi, è
segnalata la presenza del vento ed in una la sua
assenza.
Come si evince, benché per la stragrande maggioranza
dei casi non vi siano dati sulle condizioni del tempo, si
può ipotizzare una preferenza del fenomeno a
manifestarsi quando il cielo è sereno.
SCOMPARSA
DELLA SOSTANZA
Come già detto, in diversi eventi i testimoni hanno
visto il materiale caduto sparire davanti ai loro occhi.
Questo comportamento ha spesso impedito di effettuare
analisi preziose. Utilizziamo il verbo "sparire" e non
"sublimare" (come invece fanno numerose fonti) perché
non si sa con sicurezza quale sia la dinamica chimica di
questo sconcertante aspetto del fenomeno.
In ben 125 record (50% del totale) le fonti non dicono se
questa caratteristica si sia manifestata oppure no, mentre
in 62 (circa 25% del totale) essa non si sarebbe palesata e
nei restanti 62 (circa 25% del totale) i testimoni avrebbero
invece osservato la progressiva sparizione del materiale,
benché questo fenomeno si sia verificato a volte dopo
pochi minuti, altre volte dopo diverse ore e in un caso,
quello di Horseheads (New York), del 21 maggio 1955
addirittura dopo due giorni (21). In due record compresi nel
gruppo di quelli nei quali è stata riportata la
sparizione dei filamenti, si ricorda che il materiale non
è svanito completamente, ma che avrebbe lasciato una
specie di residuo (22).
Per quanto riguarda i soli record italiani, ricordiamo che
per 51 entry (60% del totale dei record italiani) non si
hanno dati in merito, in 15 (quasi il 18%) è
segnalata la sparizione del materiale e nelle 19 entry
rimanenti (poco più del 22%) secondo le fonti in
nostro possesso la sostanza non sarebbe svanita.
SPIEGAZIONI
ADDOTTE
Ovviamente solo per pochi casi siamo a conoscenza della
spiegazione del fenomeno. Per altri, anche questi in numero
molto ridotto, sono state formulate delle ipotesi
esplicative. Ma per la maggior parte degli eventi non ci
sono elementi sufficienti per tentare di formulare
un'ipotesi. Si precisa comunque, a scanso di equivoci, che
in questo campo non si specifica il risultato vero o
presunto dell'analisi sulla sostanza recuperata,
bensì l'eventuale spiegazione dell'avvenimento nel
suo complesso.
A volte, infatti, il risultato dell'analisi può
indicare quale sia la natura certa o presunta del materiale
(23), ma questo non chiarisce di per sé quale sia la
causa della caduta dei Capelli d'Angelo.
Per 220 record (oltre l'88% del totale) non ci sono elementi
sufficienti per dichiarare quale fosse la causa del
fenomeno. Dei 29 record rimanenti (quasi il 12%), mentre per
17 si è giunti ad un'identificazione sicura: 14 sono
stati provocati da ragnatele; uno, a Torino il 1°
ottobre 1999, da un prodotto chimico (24); uno, a Manhattan
Beach (California), il 26 febbraio 1957, da lamina di
alluminio proveniente da un'industria (25); uno, a
Bergerocais, in Francia, il 4 ottobre del 1991, da materiale
militare (26) e per dodici sono state avanzate delle
proposte di spiegazione (7 sarebbero stati causati da
ragnatele; 1 da un prodotto chimico (27); uno da materiale
militare (28); uno da un falso giornalistico (29); due da
tessuti, ed in particolare uno dal rayon (30) e uno dal
nylon (31).
Ricordiamo che, sulle 85 entry riguardanti l'Italia, solo
per tre esiste una soluzione sicura o almeno una fondata
proposta di spiegazione.
Sulla base delle cifre riportate, si noterà che per
ben 21 record (oltre l'8% di tutti i record del database e
oltre il 70% di tutte le entry per le quali disponiamo
almeno di una valida ipotesi di spiegazione) la causa certa
o probabile è costituita dalle ragnatele.
Le ragnatele, in realtà, potrebbero essere l'origine
di molti altri rapporti sui Capelli d'Angelo. Esistono delle
specie di ragni appartenenti ad alcune famiglie di aracnidi
(Tomisidi, Linifidi, Citigradi, Ergonidi) (32) che riescono
a spostarsi nell'aria fabbricando una specie di piccola
matassa alla quale viene attaccato un filo. Vari naturalisti
(R. Crawford, J. Edwards, H. Verrill e lo stesso Charles
Darwin) li hanno osservati mentre si spostavano in gruppi a
volte molto numerosi, volando anche ad alte quote e coprendo
distanze di centinaia di chilometri (33). Peraltro i ragni
potrebbero forse spiegare non solo molte cadute di Capelli
d'Angelo, ma anche alcune osservazioni di UFO associate ai
Capelli d'Angelo: si pensi al caso di Port Hope,
nell'Ontario canadese, avvenuto il 26 settembre del 1948
verso le ore 14.00 (34), quando furono visti da un certo P.
Lewis diversi oggetti volanti che si spostavano attraverso
il cielo ad una velocità valutata dall'osservatore in
50 miglia all'ora. Il Lewis osservò gli oggetti con
il binocolo e notò che ciascuno di essi era
approssimativamente sferico e con il centro più
luminoso dei bordi e che, soprattutto, ogni tanto erano
visibili dei lunghi fili simili a quelli delle ragnatele. In
un caso il teste riuscì anche a vedere una "massa
allungata di fili" che "aveva l'aspetto di una corda di seta
sfilacciata" (35).
Dunque le ragnatele prodotte dagli aracnidi volanti
avrebbero la capacità di agglomerarsi per formare
matasse e globi sospinti dal vento. In realtà non
è mai stato verificato con assoluta sicurezza se,
come sostiene lo studioso di fenomeni insoliti americano
William Corliss, l'osservazione canadese di Port Hope sia
stata causata da aracnidi e senz'altro sappiamo purtroppo
poco sull'etologia dei ragni aeronauti per dire se e come i
loro fili siano in grado di unirsi e di formare matasse e
blocchi che, spinti dai venti, siano capaci di suggerire
l'idea di formazioni di UFO in volo.
In ogni caso, siamo di fronte ad un'ipotesi importante, da
testare in vari modi, grazie alla quale cercare di spiegare
almeno parte delle cadute di Capelli d'Angelo e forse anche
una significativa frazione degli eventi nei quali, assieme
ad essi, è stata riportata la presenza di UFO
(36).
NOTE
Il campo "note" ha accolto le informazioni che non
rientravano negli altri campi (commenti,
particolarità, ecc.) e per sua natura non si presta
ad analisi quantitative. Un miglioramento della struttura
del database potrebbe far scendere le percentuali tanto alte
che lo concernono, cosa sempre auspicabile, visto che esso
è caratterizzato per forza di cose da un contenuto
indeterminato che rende scarsamente fruibili e analizzabili
le informazioni in esso contenute.
FONTI
DEI RECORD
Al problema delle fonti, sempre centrale in ufologia, si
è già accennato nella parte iniziale di questo
articolo. Anche stavolta non si è in grado di
proporre analisi quantitative. Le varie fonti sono
menzionate in ordine cronologico e per certi eventi esse
possono essere anche molto numerose. Tuttavia, come per
altri settori specifici della nostra disciplina, ciò
che conta dovrebbe essere non tanto il numero di volte che
un evento è stato citato, quanto la
possibilità di compiere controlli, verifiche ed
analisi.
In questo senso, se da una parte certi "classici" come
quelli di Oloron, Gaillac e Firenze sono ripetuti da
numerosissimi libri e articoli, dall'altra è
senz'altro vero che le fonti primarie di questi avvenimenti
non sono molte e di elevata qualità e che le
possibilità di riesame per gli studiosi odierni sono
ridottissime.
Al contrario, per alcuni episodi dell'ultimo decennio del XX
secolo (37) si è in grado di disporre di
testimonianze di prima mano e di campioni di sostanza da
analizzare.
Insomma, le nuove apparizioni di Capelli d'Angelo trovano
gruppi di ufologi assai più preparati e tecnicamente
"agguerriti" di quelli degli anni '50 e '60.
Conclusione
provvisoria
Finora l'esame degli
eventi di apparizione dei Capelli d'Angelo ha mostrato, su
scala più piccola, parecchi dei problemi che
caratterizzano l'intera casistica ufologica: incertezza e
vaghezza delle fonti con omissioni ed alterazioni dei dati,
probabile eterogeneità dei fenomeni che costituiscono
l'insieme della fenomenologia UFO, ridottissime
possibilità di effettuare controlli, verifiche e
serie analisi quantitative. Ma, come detto poco sopra,
c'è oggi una certa fiducia nel fatto che gli ufologi
sappiano studiare meglio di quelli che erano in
attività quaranta o cinquant'anni fa i casi
più recenti. D'altro canto, come rilevato, negli
ultimi tre decenni detti eventi sembrano essere divenuti
assai meno numerosi rispetto ai "classici" degli anni '50 e
'60.
Il fenomeno dei Capelli d'Angelo, al di là delle
varie cause e dei vari fatti che lo producano, esiste senza
ombra di dubbio e diverse volte campioni sono stati
osservati, analizzati, fotografati e conservati. Ci troviamo
di fronte quindi a qualche cosa che, almeno in parte, ha
natura fisica e non può essere compresa soltanto con
ipotesi sociologiche o psicologiche.
Forse, come gli UFO nel loro
complesso, anche i Capelli d'Angelo possono essere spiegati
ricorrendo a varie categorie di fenomeni convenzionali,
(ragni, prodotti chimici, resti di lavorazioni tessili, armi
aeronautiche, ecc.) e potranno quindi un giorno diventare
IFO, ma in ogni caso ci troviamo di fronte ad avvenimenti
non banali, quanto meno insoliti e degni di attirare
l'attenzione di più di uno specialista.
NOTE:
1) trad. it.: Armenia, Milano, 1980.
2) Boncompagni, Solas, Conti, Sergio, Coppetti, Marcello,
Lamperi, Fernando, Ricci, Roberto, Sani, Pier Luigi, UFO in
Italia -L'ondata del 1954, volume II, Tedeschi, Firenze,
1980, pagg. 233-234.
3) Inchiesta di Salvatore Inguì, collaboratore CISU,
terminata il 13 settembre 1995, pag. 20.
4) Ossola, Franco, Dizionario Enciclopedico di Ufologia,
SIAD, Milano, 1980, vol. I, pag. 152; è probabile che
i filamenti ritrovati a Sudbury fossero in effetti delle
ragnatele.
5) Lodigiani, R., Le misteriose ragnatele chimiche, in "La
Stampa", cronaca di Novara, 6 dicembre 1994, pag. 38.
6) Stringfield, Leonard H., "Inside Saucer Post… 3-0
Blue", Cincinnati, Ohio, Civilian Research, Interplanetary
Flying Objects, 1957, pagg. 50-52.
7) Sieveking, Paul, in "Fortean Times", n. 71,
ottobre-novembre 1993, pag. 34 e Dash, Mike, Al di là
dei confini, 1999, pag. 267.
8) Il termine "silicea" venne usato perché il
professor Rolando Canneri, dell'Istituto di Chimica
Analitica dell'Università di Firenze, che
analizzò alcuni campioni della sostanza caduta a
Firenze, utilizzò l'espressione "vetro boro-silicico"
per indicare in via di ipotesi la struttura chimica del
campione esaminato, cfr. UFO in Italia vol. II, pagg.
421-422.
9) Vesco, Renato, I Velivoli del Mistero, Mursia, Milano,
1969, pag. 182.
10) Vesco, Renato, op. cit., pag. 184.
11) E tra questi ricordiamo il caso di Fatima, in
Portogallo, del 13 settembre 1917, un evento associato alle
notissime apparizioni mariane del villaggio portoghese. Il
caso è ricordato in quasi tutti gli elenchi di casi
di caduta di Capelli d'Angelo, benché ovviamente
molti cattolici - e tra questi c'è anche chi scrive -
ritengano per motivi legati alla loro fede religiosa che
questo evento abbia natura religiosa e sia segno della
presenza della Madonna nel mondo.
12) Il primo caso del database è relativo ad un fatto
che sarebbe avvenuto a Torrita di Siena (SI) in un giorno
del mese di ottobre del 1939.
13) Hall, Richard H. (a cura di), The UFO Evidence",
Washington, DC, , NICAP, 1964, pag.100; Stringfield, Leonard
H., "Inside Saucer Post… 3-0 Blue", Cincinnati, Ohio,
Civilian Research, Interplanetary Flying Objects, 1957, pag.
49.
14) "Washington Times", 28 novembre 1992; "New York Times",
16 maggio 1993; Sieveking, Paul, in "Fortean Times", n. 71,
ottobre-novembre 1993, pag. 34; Dash, Mike, Al di là
dei confini, 1999, pag. 267.
15) Il cosiddetto chaff; cfr. per questo tipo di casi
soprattutto Keel, John A., Are UFOs using the Earth for a
garbage dump?, in "Flying Saucers - UFO Reports", n. 4,
1967, pagg. 32-35.
16) Ad esempio le fonti riportano in varie date cadute a
Porto Garibaldi (FE) tra il 1960 e il 1966; ma, a fronte dei
cinque record inseriti ci troviamo probabilmente di fronte a
due soli fenomeni avvenuto uno nel 1960 e l'altro nel 1966,
mentre i casi del 1962 e del 1963 sono doppioni prodotti
dalla manipolazione dei dati ad opera delle fonti
giornalistiche.
17) Di alcune di esse abbiamo già detto: aspetto
fisico del materiale, possibile duplicazione di un caso ad
opera di un errore delle fonti, un valore numerico che
esprima la distanza di un evento associato in qualsiasi modo
alla casistica dei Capelli d'Angelo da un modello ipotetico
di caso definito in base all'immagine "classica" del
fenomeno tratta dagli eventi più "tipici". Altri dati
da evidenziare potrebbero essere l'accertamento di falsi
creati ad arte, la presenza di UFO associati in modo non
sicuro ma presunto a cadute, la manifestazione di fenomeni
UFO in momenti antecedenti o seguenti alla comparsa dei
Capelli d'Angelo e così via.
18) Tra questi ricordiamo anche quello, già
menzionato, di spostare dal 1° ottobre 1939
all'indietro la data a partire dalla quale i casi di Capelli
d'Angelo o presunti tali vengono compresi nell'analisi.
19) Si tenga comunque conto del fatto che l'emisfero
meridionale è presente nel database con soli 35
record; il dato disaggregato per mese riguardante l'emisfero
australe è il seguente: gennaio 3 record, febbraio 1,
marzo 0, aprile 2, maggio 10, giugno 2, luglio 0, agosto 5,
settembre 2, ottobre 2, novembre 1, dicembre 2, incerti
4.
20) Meessen, Auguste, Analyse du phénomène des
'cheveux d'ange', in "Inforespace", n. 55, febbraio 1981,
pag. 7.
21) Meessen, Auguste, Analyse du phénomène des
"cheveux d'ange", in "Inforespace", n. 49, gennaio 1980,
pag. 6.
22) Si tratta del caso di Paradise, California - Stati
Uniti, 11 ottobre 1950, per il quale le fonti riportano la
presenza di "fili bianchi e duri, che somigliavano a fili di
ragnatele, ma che avevano una consistenza molto più
dura" (cfr. Stringfield, Leonard H., "Inside Saucer
Post… 3-0 Blue", Cincinnati, Ohio, Civilian Research,
Interplanetary Flying Objects, 1957, pag. 49; Hall, Richard
H. (a cura di), The UFO Evidence, Washington, DC, 1964,
NICAP, pag.100; Spider, Ghosts and Stinky Dew, in "FSR - UFO
Reports", n. 2, 1967, pag. 46) e del celeberrimo caso di
Oloron, Francia, 17 ottobre 1952 (riguardo al quale varie
fonti riferiscono la circostanza che i capelli d'angelo
sparivano ma lasciavano come residuo una polvere
biancastra).
23) Per il caso del 27 ottobre 1954 verificatosi a Firenze
il prof. Rolando Canneri, in base alle analisi,
dichiarò che la sostanza che costituiva i filamenti
poteva essere un vetro borosilicico (UFO in Italia", vol.
II, pagg. 233-234).
24) G.B., In via Sansovino nevica ma è carbonato di
calcio, in "La Stampa", edizione di Torino, 2 ottobre 1999,
pag. 38.
25) Condon, Edward Uhler, Scientific Study of UFOs, Dutton,
New York, 1969, pag. 90.
26) Un nuage bien étrange, in
"Phénomèna", n. 6, novembre-dicembre 1991,
pagg. 4-10, e soprattutto Dordogne: les suites, in
"Phénomèna", n. 7, gennaio-febbraio 1992, pag.
8.
27) Novara nell'autunno del 1994; cfr. Lodigiani, R., Le
misteriose ragnatele chimiche, in "La Stampa", cronaca di
Novara, 6 dicembre 1994, pag. 38.
28) Varie località della Croazia a partire dal
novembre 1991; cfr. "Washington Times", 28 novembre 1992,
"New York Times", 16 maggio 1993, Sieveking, Paul, in
"Fortean Times", n. 71, ottobre-novembre 1993, pag. 34, ed
infine Dash, Mike, Al di là dei confini, 1999, pag.
267.
29) Porto Garibaldi (FE), data non precisata ma comunque non
dopo il 1962; cfr. Good, Noel, La pioggia di vetro, in
"Secolo XX", 22 gennaio 1964, e Boncompagni, Solas, Lamperi,
Fernando, Ricci, Roberto, Sani, Pier Luigi, UFO in Italia -
Il periodo 1955-1972, volume III, UPIAR, Torino, 1990, caso
n. 7/I.
30) Cincinnati, Ohio - Stati Uniti, 25 settembre 1956; cfr.
Stringfield, Leonard H., "Inside Saucer Post… 3-0
Blue", Cincinnati, Ohio, Civilian Research, Interplanetary
Flying Objects, 1957, pag. 50, e Hall, Richard H., (a cura
di), The UFO Evidence, Washington, DC, NICAP, 1964, pag.
101.
31) Bontiful, Utah - Stati Uniti, ultimi giorni del mese di
marzo 1966; cfr. Senelier, Jean, Complément a 'La
neige d'Octobre' , in "Phénomènes Spatiaux",
n. 25, settembre 1970, pag. 33.
32) Delfini, M., La vita segreta dei ragni, Mondadori, pag.
142.
33) Delfini, M., op. cit., pagg. 142-145.
34) Corliss, William, Il libro dei misteri naturali,
Armenia, Milano, 1984, pag. 256.
35) Corliss, William, op. cit., pag. 256.
36) E' ovvio che in certi casi la dinamica dell'evento UFO
è tale che, se prendiamo per buoni i resoconti dei
testimoni, non c'è spazio per ipotesi dei ragni: si
pensi ai già citati casi di Oloron e Gaillac del 1952
in Francia, o, sempre in Francia, al caso di Graulhet del
1954 (UFO in Italia, volume II, pagg. 236-237 e 428);
ricordiamo anche che, in altre circostanze, sarebbe stata
l'analisi chimica (ad esempio nel già citato caso di
Firenze del 27 ottobre 1954) a rendere non valida l'ipotesi
dei ragni volanti.
37) Come negli episodi di Esperance, Australia, 9 giugno
1999; cfr. rubrica telefonica "Ufotel" n. 221 del 16 giugno
1999 e "Il Giornale dei Misteri", n.337, novembre 1999, pag.
55, o per quello della zona a nord di Sacramento, California
- Stati Uniti, 11 novembre 1999; cfr. descrizione del caso
sul sito web http://artbell.com/stringy.html (corredata da
sei foto) e comunicazioni personali e-mail da Brian Boldman
all'autore del 4 gennaio e 24 febbraio 2000, o infine per
quello di Vercelli dell'8 novembre 1999; cfr. testimonianza
diretta raccolta dal CISU, che ha sia raccolto sia acquisito
campioni della sostanza.
Tratto da: UFO - Rivista di
informazione ufologica
n. 23, dicembre 2000
© 2000, Centro Italiano Studi Ufologici
© 2003 UDN
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