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L'INNAFFERRABILE EVIDENZA FISICA
Per i misteriosi "capelli d'angelo" un progetto italiano di catalogazione

di Massimiliano Grandi

Tra i principali motivi che hanno finora impedito all'ufologia di essere considerata una vera e propria scienza è compresa senz'altro la circostanza che il fenomeno UFO si presenta al ricercatore in sostanza come una galleria di aneddoti e racconti uno diverso dall'altro, con pochi elementi comuni e soprattutto senza elementi indipendenti dal resoconto dei testimoni.
L'astronomo ed ufologo Allan Hendry, nella sua "Guida all'Ufologia" (1), nel 1979 dedicava una rilevante sezione del ponderoso libro alla ricerca di possibili strumenti che aiutassero il ricercatore a recidere la dipendenza dal racconto testimoniale e lo aiutassero ad impostare uno studio basato su qualche parametro rilevabile, misurabile e magari analizzabile in modo indipendente da quanto detto o riferito coloro che sostengano di aver visto un UFO.
La scoperta di evidenze fisiche connesse alla manifestazione di UFO sono una delle vie che secondo Hendry (e certo non solo a suo avviso) in misura maggiore libererebbero l'ufologia dal predominio della figura del testimone e la aiuterebbero a trasformarsi in una disciplina in grado di proporre analisi quantitative, misure, verifiche strumentali e previsioni.
Fra le tracce che sono state associate al fenomeno UFO un posto di primo piano lo occupano i cosiddetti Capelli d'Angelo.

Con il nome di "Capelli d'Angelo" (traduzione italiana del termine inglese "Angel Hair", detti anche "Bambagia Silicea" in italiano, "Fils de la Vierge" in francese, "Fibralvinas" in portoghese, "Baba Satanica" in spagnolo) s'intende riferirsi ad una sostanza filamentosa di colore bianco o biancastro che sarebbe caduta dal cielo o sarebbe in ogni modo apparsa sia in concomitanza di presunti fenomeni UFO sia senza essere in qualche modo associata ad essi.
In alcune occasioni essa è stata trovata al suolo senza che ne fosse in precedenza osservata la caduta. A volte la sostanza è svanita letteralmente nel nulla sotto gli occhi dei testimoni, come se sublimasse - cioè come se passasse dallo stato solido a quello aeriforme senza attraversare la fase liquida - nel giro di alcune ore o anche di pochi minuti (e in questi casi non è stato possibile analizzarla). Altre volte invece i filamenti non sono scomparsi e diverse volte sono stati esaminati con strumenti più o meno complicati. I risultati delle analisi differiscono fra di loro: se a volte i filamenti erano in realtà resti di ragnatele, in altri casi il materiale è stato (o sarebbe stato - non sempre le nostre fonti sono completamente affidabili) identificato come un "vetro boro-silicico", come a Firenze il 27 ottobre del 1954 (2), oppure come una "fibra vetrosa", a Gela, il 14 novembre dello stesso anno (3), una sostanza organica al 95% e inorganica al 5% contraddistinta dalla presenza massiccia di potassio, silicio, calcio e fosforo a Sudbury, nel Massachusetts, il 22 ottobre del 1973 (4), un composto formato dalla combinazione di alcuni elementi con l'acido adipico a Novara, nell'autunno del '94 (5), da tessuto di rayon a Cincinnati (Ohio) il 25 settembre del 1956, o addirittura da armi batteriologiche o espedienti anti-contraerea, in Croazia fra il 1991 ed il 1992 (7).

Non sempre è chiaro come si siano originate le parole con le quali è definito il fenomeno: il termine italiano "Bambagia silicea" nacque sui giornali italiani che raccontavano la celebre caduta di filamenti su Firenze e sulla Toscana del 27 ottobre 1954 (8); il termine Capelli d'Angelo è di origine più incerta: l'ufologo Renato Vesco (9) sosteneva che durante l'ancor più celebre caduta di Capelli d'Angelo associata all'avvistamento di UFO verificatasi a Oloron, in Francia, il 17 ottobre del 1952, furono i bambini di questa cittadina dei Bassi Pirenei a gridare "Cadono i capelli degli angeli!…Ecco i capelli degli angeli!…". Ma non si capisce se Vesco attribuisca davvero a questi bimbi il fatto di aver utilizzato per primi il termine Capelli d'Angelo.
Sempre Vesco (10) sostiene, stavolta con certezza, che il termine "Fili della Vergine" (molto più utilizzato nella versione francese "Fils de la Vierge") è molto antico e proviene dal gergo dei contadini.
Di Capelli d'Angelo, comunque, s'iniziò a parlare nell'ambiente ufologico nell'autunno del 1952: fu proprio in quell'anno, infatti, che si verificarono in Francia i due eventi (entrambi associati a fenomeni UFO) che costituiscono in pratica il "modello" a cui in seguito furono paragonati, magari solo per notarne le differenze, tutti gli altri episodi: s'intende riferirsi ai casi di Oloron (17 ottobre) e di Gaillac (27 ottobre).
In realtà nelle varie liste di "cadute" presenti in molte fonti sono citati episodi più antichi (11) - in certi casi risalenti ad alcuni secoli fa - e quasi sempre alcuni eventi del XIX secolo sono comunque citati dagli autori che hanno tentato di delineare una "storia naturale" di questo fenomeno. Ma tutto ciò non toglie che siano stati proprio i due casi francesi a "consacrare" questo fenomeno tra quelli compresi all'interno della casistica UFO.



Oloron, Francia: 17 ottobre 1952
ricostruzione pittorica
di caduta di fils de la Vierge

Porto Garibaldi (FE) 1960
un campione di capelli d'angelo

Allorquando nell'aprile del 1997 il CISU decise di varare il "Progetto Capelli d'Angelo" affidandone il coordinamento a chi scrive, si optò per la creazione di un catalogo che comprendesse tutti i casi, sia quelli italiani, sia quelli esteri. Il motivo risiede nel fatto che, paragonato all'enorme numero della totalità dei casi UFO che costituiscono la casistica mondiale, il numero di eventi nei quali è stata rilevata la caduta o comunque la presenza di Capelli d'Angelo è soltanto di poche centinaia, anche comprendendo i casi in cui i filamenti sono stati osservati non in associazione a UFO. E' sembrato quindi utile includere i fenomeni stranieri, sia a fini comparativi sia per disporre di un quadro generale della situazione.
Per quanto inerisce invece ai limiti cronologici, si è deciso per il momento di non considerare gli eventi avvenuti prima dell'inizio della Seconda Guerra Mondiale (12), per il fatto che i casi più sono antichi quanto più si basano su fonti difficilmente controllabili. Tra i futuri miglioramenti del database c'è l'idea di spostarne all'indietro i confini cronologici, anche perché ci sono senz'altro segnalazioni della fine del XIX secolo basate su fonti abbastanza affidabili. Non sembra però opportuno includere avvenimenti del primo Ottocento o addirittura del Settecento, come quello che si sarebbe avuto a Bradley, (Inghilterra), il 21 settembre 1741, o quello di Osaka (Giappone), del 14 ottobre 1797 (13), o addirittura anteriori, perché si rischierebbe davvero di andare incontro a problemi gravi di omogeneità delle fonti, violando per di più la convenzione adottata dal CISU secondo la quale si considera fenomeno UFO solo ciò che è avvenuto dopo il 1° gennaio del 1900.
Il progetto ha prodotto al 30 settembre 2000 un database nel quale sono stati registrati 164 record relativi ad osservazioni effettuate al di fuori dell'Italia e 85 record di eventi nostrani.

Utilizziamo in maniera voluta i termini record o l'equivalente entry invece che la parola "caso": a volte infatti le fonti sono vaghe e parlano in modo molto generico di più episodi verificatisi in un lasso di tempo indeterminato. Ad esempio, secondo la radio croata (14) si sarebbero verificate a partire dal 1991 più di 200 cadute di misteriosi filamenti che durante le recenti guerra balcaniche i croati attribuivano ai serbi accusandoli di impiegare armi batteriologiche contro la neonata repubblica (si noti che i Serbi non avrebbero smentito completamente queste informazioni, ma si sarebbero limitati a sostenere che i filamenti erano un dispositivo utilizzato dai loro aerei per neutralizzare la contraerea avversaria).
Come considerare questa notizia dal punto di vista del database? Si dovevano forse aggiungere centinaia di episodi solo perché le fonti riportavano questa vaga notizia? Di fronte a un tale paradosso si è aggiunto un solo record, inserendo nel campo "note" la notizia che questa entry si riferiva ad un insieme di oltre 200 presunte cadute. E questa è solo una delle circostanze in cui non è stato possibile stabilire l'equivalenza tra un record e un evento specifico.

Un altro grave problema è rappresentato dal fatto che all'interno dei progetti e dei cataloghi promossi dal CISU è precisa norma considerare ciascun singolo caso UFO come avvenuto in un solo comune, così che se, per esempio, un UFO è segnalato in tre comuni diversi, i database che comprenderanno la registrazione di quell'evento si arricchiranno di tre record. In genere la natura della maggior parte degli aspetti del fenomeno e il fatto che i progetti si limitino alla sola Italia non impedisce di far corrispondere ad un solo record un solo singolo evento, ma il progetto Capelli d'Angelo non riguarda la sola Italia, e per i casi esteri assai raramente le fonti si preoccupano di precisare in quali delle unità amministrative "equivalenti" ai nostri comuni il fenomeno è stato rilevato. Per di più, diverse volte le fonti, sia per i casi esteri sia per i casi italiani riportano la caduta di filamenti su ampie zone, senza precisare quali comuni siano state coinvolte. E, ancora (ma questo è un problema che riguarda solo la casistica italiana), a volte cadute di filamenti osservate in più comuni adiacenti durante lo stesso giorno e la stessa ora potrebbero fare riferimento in realtà ad un solo evento, che quindi sarebbe conteggiato più volte perché per ciascun comune è aggiunto un record…
Alcune di queste situazioni potrebbero essere sanate avvalendosi della collaborazione degli ufologi esteri ed aggiungendo alcuni campi in grado di correggere alcune anomalie, ma altre sono probabilmente immodificabili, ed ecco perché è bene secondo chi scrive parlare di record o di entry e non di "caso". Per lo stesso motivo deve essere corretta la prima impressione che si potrebbe avere osservando le cifre: con 85 record su 249 l'Italia sembrerebbe essere il paese più interessato dal fenomeno, ma questa indicazione deve tenere conto del fatto che, appunto, molti casi, avvenuti in singoli comuni adiacenti nello stesso giorno e nella stessa ora, sono con tutta probabilità da ascrivere ad un medesimo fenomeno.



Vercelli 1999
un campione di capelli d'angelo

Vercelli 1999
un campione di capelli d'angelo al microscopio elettronico

Un'altra scelta compiuta è stata quella di includere i casi dove non sono segnalate cadute di filamenti simili a quelli delle ragnatele, ma di altro materiale a volte anche abbastanza diverso: sono stati così presi in considerazioni casi di caduta di polvere, casi nei quali è stata segnalata la presenza al suolo di una strana paglia metallica composta in genere da alluminio, ferro, rame e altre sostanze (15), eventi dove non è riportata la caduta di materiale al suolo ma si segnala la presenza di materiale filamentoso in sospensione nell'aria all'interno di vortici o attorno a UFO e così via.
Conseguenza di questa opzione è stata che il database ha finito con tutta probabilità con il comprendere fenomeni assai diversi fra loro per origine, così che alla prova dei fatti, il database sui Capelli d'Angelo riproduce probabilmente quella che è la situazione dell'intera casistica UFO: un insieme di eventi aventi differente origine i quali, tutti insieme, costituiscono il fenomeno UFO.

Questa situazione era probabilmente inevitabile, perché l'alternativa sarebbe stata quella di costruire lo studio avendo già in mente e considerando valide alcune idee precise riguardanti i Capelli d'Angelo.
Per tacere d'altro, così si rischia di compromettere la possibilità di analizzare con cura l'insieme dei casi che riportano la segnalazione di Capelli d'Angelo di aspetto più, per così dire, "classico" (di colore bianco, filamentosi, simili a ragnatele), casi che potrebbero essere forse davvero ricondotti a poche spiegazioni, o anche ad una sola spiegazione comune.

Forse sarà possibile superare almeno in parte questo problema inserendo un campo "aspetto del materiale" e soprattutto un campo "rilevanza", con il quale valutare la conformità delle caratteristiche di un singolo caso rispetto ad un modello ipotetico definito sulle caratteristiche dei casi che hanno introdotto il concetto dei Capelli d'Angelo (Oloron, Gaillac, Firenze, Graulhet, San Fernando Valley, ecc.), in modo da conciliare la presenza di un'informazione completa con la possibilità di provare a condurre analisi quantitative più precise, nel tentativo di vedere se alcune similitudini rilevate in una buona parte della casistica siano apparenti o possano portare all'individuazione di cause specifiche.
Si ricorda infine che alcune volte le fonti in nostro possesso non solo sono vaghe, ma inducono anche in errore perché alterano la località e soprattutto la data di fenomeni verificatisi in altri momenti e in altre circostanze. Poiché ben difficilmente abbiamo la certezza dell'avvenuta alterazione della notizia, abbiamo inserito alcuni eventi che sono quasi certamente la ripetizione di un altro caso (16). Anche di questo fatto va tenuto conto nell'esame del database.

Casistica classica
Un panorama esemplificativo sul fenomeno dei Capelli d'Angelo non può esimersi da un breve richiamo ai "prototipi" di queste storie, ossia agli episodi del 17 e del 27 ottobre del 1952, avvenuti il primo a Oloron-Sainte-Marie, nel dipartimento francese dei Pirenei Atlantici e il secondo a Gaillac, nel Tarn.

Alle 12.50 del 17 ottobre, dunque, parecchie persone di Oloron (ma in realtà si conosce bene solo la testimonianza della famiglia Prigent), videro una specie di "cilindro volante" inclinato di 45°, color piombo e con un pennacchio di "fumo" a un'estremità, seguito da un nugolo di coppie di "palle informi" ma che al binocolo avrebbero mostrato parecchi dettagli strutturali. I corpi lasciavano cadere una gran quantità di "ovatta" e "fili" lanosi ed appiccicosi che si dissolvevano rapidamente nel giungere al suolo e che nessuno riusciva a conservare nel portafogli o in altri modi. Alcune matasse sarebbero rimaste visibili sui fili della corrente elettrica per qualche ora. Furono anche bruciati per prova prima che sparissero. Lasciavano "una fiamma assai viva", come cellulosa o cotone idrofilo che bruciasse.
Il 27 ottobre, dieci giorni dopo, un fenomeno simile si sarebbe ripetuto a Gaillac. Si tratta di un caso tanto importante quanto trascurato dal punto di vista dei dettagli, visto che esso è sembrato quasi assumere il ruolo di "parente povero" della vicenda principale, quella di Oloron.
Alle 16 di quel giorno (secondo altre fonti alle 17) un gran numero di abitanti di Gaillac avrebbe visto apparire nel cielo ben sedici corpi volanti circolari raggruppati a due a due ed accompagnati, al centro, da un "sigaro". Alcuni corpi sarebbero scesi a quota relativamente bassa. Il fenomeno sarebbe durato dieci minuti e anche qui sarebbe stato accompagnato (e seguito) dalla pioggia di una sorta di "lana di vetro" che si dissolveva arrivando a terra.

La gran parte dei casi italiani del nostro catalogo si verificò fra la metà di ottobre e l'inizio di dicembre del 1954 ed ebbe per teatro privilegiato le regioni dell'Italia centrale, in specie la Toscana.
Per quanto se ne sa la serie si aprì in modo clamoroso (ma forse un po' sottovalutato dai quotidiani del tempo) poco dopo mezzogiorno del 19 ottobre, quando a Senigallia (Ancona) l'attenzione di un gran numero di cittadini sarebbe stata attirata da parecchi oggetti "in parte a palla e in parte a forma allungata" che solcavano velocemente il cielo a grande altezza. Alcuni li definirono delle "piccole lenticchie, circolari". Una serie di filamenti, "come enormi ragnatele" riempì il cielo. Alcuni, simili a "lanugine grigia o biancastra" sarebbero scesi sulla cittadina. In mezzo alla pioggia qualcuno avrebbe visto pure un corpo volante appiattito, "a forma di sogliola". Il fenomeno sarebbe durato oltre mezz'ora. Qualcuno prese in mano i "batuffoli", che sarebbero parsi "una ragnatela gommosa e appiccicosa". Anche a Jesi, sempre nell'anconetano, "decine di strani oggetti" avrebbero lasciato cadere lo stesso giorno "una specie di bava filiforme" che, al contatto della mano, si sarebbe sfaldata.
Il super-classico italiano (e non solo italiano) fra i Capelli d'Angelo è però senz'altro rappresentato dagli eventi toscani del pomeriggio di mercoledì 27 ottobre 1954. Alle 14.20, moltissimi abitanti di Firenze e di altri posti vicini videro in cielo dei corpi simili a "ali di gabbiano" o di "cappello da mandarino cinese" seguiti da una "nevicata di fiocchi biancastri" che si dissolveva al contatto col suolo. Il fenomeno durò addirittura per settanta minuti. Alcune migliaia di persone, riunite allo stadio di calcio per una partita amichevole della Fiorentina, ne furono anch'esse testimoni. Due corpi rotondi e lucenti furono scorti dal pubblico mentre si spostavano veloci da sud a nord. I frammenti si dissolvevano rapidamente, ma uno fu raccolto in una provetta ed esaminato presso l'Istituto di Chimica Analitica dell'Università, dove si ebbe il celebre responso secondo cui doveva trattarsi forse di un "vetro borosilicico".

Non molti sanno che, seppur in tono minore, secondo fonti di stampa del tempo quasi alla stessa ora di tre anni prima e più esattamente intorno a mezzogiorno del 27 ottobre del '57, il fenomeno si sarebbe di nuovo manifestato sul capoluogo toscano. Alcune "ragnatele" o "laniccio biancastro" furono anche raccolte. "Due corpi luminosissimi e di forma oblunga" erano stati visti poco prima della caduta, segnalata del resto da varie parti della città.
Un altro caso celebre è quello che si verificò a Whitsett, nella Carolina del Nord, nell'autunno del 1955. Il fatto che lascia stupiti è che esso di nuovo si verificò nelle ore centrali del giorno… 27 ottobre, fra le 14.45 e le 15.10. Il preside di una scuola elementare (che seguì i corpi anche con un binocolo), insegnanti, un centinaio di suoi alunni e abitanti del posto videro quelli che l'uomo descriverà poi come "della palle di acciaio" che lasciavano cadere verso il suolo delle strisce simili a cotone. Furono raccolte ed esaminate da un biologo, che avrebbe concluso trattarsi di materiale prodotto da insetti volanti.

I dati complessivi
Il nostro database, realizzato col programma Microsoft Access 1997, è strutturato secondo una serie di undici campi: 1) ID caso; 2) località; 3) data; 4) ora; 5) associazione con presunti UFO; 6) analisi condotte; 7) condizioni meteorologiche; 8) scomparsa della sostanza; 9) spiegazioni addotte; 10) note; 11) fonti dei record.
Il campo 1 serve come chiave del database, e i campi 2, 3, 4 e 7 non necessitano di particolari spiegazioni; il campo 5, invece, riveste una funzione importante, perché contiene il dato relativo all'eventuale segnalazione di un fenomeno UFO associato ai Capelli d'Angelo. Il campo 6 specifica se si abbia notizia di analisi condotte su campioni della sostanza oppure no, senza ulteriori dettagli sul risultato di esse; il n. 8 è riferito all'eventuale scomparsa della sostanza, la quale, come già detto, in certe occasioni dopo essere apparsa svanisce come se sublimasse; il n. 9 propone un'eventuale spiegazione del singolo episodio quando questa sia stata avanzata ed abbia delle concrete possibilità di risultare esatta, o addirittura riporta quella che è la causa vera e propria del fenomeno quando essa sia stata accertata con sicurezza; il campo n.10 contiene informazioni che non trovano posto negli altri campi ed in particolare le peculiarità del caso; il campo 11, infine, elenca tutte le fonti nelle quali il caso è citato, senza distinzione tra fonti primarie e fonti secondarie.
E' chiaro che molti altri campi sarebbero utili per raffinare l'informazione: la data dovrebbe essere distribuita in tre campi (giorno/mese/anno) e non su uno solo, ed inoltre molte informazioni dovrebbero essere estratte dal campo note e rappresentate in appositi spazi (17). Ma per il momento si è optato per una struttura piuttosto semplice, sperando in ulteriori possibili miglioramenti (18).

Cerchiamo adesso di commentare alcuni dati quantitativi che emergono da un semplice esame delle informazioni. Seguiamo l'ordine dei campi. Riporteremo all'inizio i dati statistici relativi ai record di tutto il mondo (Italia compresa), poi quelli relativi alla sola Italia.

LOCALITA'
L'Italia è rappresentata, come abbiamo detto, da 85 record. Seguono gli Stati Uniti con 80, l'Australia con 20, la Francia con 18, la Nuova Zelanda con 12, il Portogallo con 9, la Spagna con 6, il Regno Unito con 5, il Canada con 4, il Brasile e il Giappone con 2 a testa, l'Argentina, l'Algeria, la Svezia, il Belgio, la Croazia e la Danimarca con uno a testa.
Per la suddivisione tra le regioni d'Italia, la Toscana guida la classifica con 39 segnalazioni seguita dal Lazio con 13, dal Piemonte con 8, dalla Lombardia e dall'Emilia-Romagna con 7, dall'Umbria con 4, dalle Marche con 3 e infine dal Friuli-Venezia Giulia, dalla Sicilia, dalla Sardegna e dalla Liguria con 1 a testa.

DATA
La caratteristica più importante, se consideriamo nel loro insieme le date dei singoli eventi, è che il mese di ottobre è quello con più avvistamenti, con ben 108 entry (più del 43% dei record), seguito dal mese di novembre con 37 entry, dai record contraddistinti da mese incerto con 28, da settembre con 14, da maggio con 13, da agosto con 12, da febbraio e marzo con 7, da dicembre con 6, da luglio e aprile con 5, da giugno con 4 e infine da gennaio con 3. Quindi sembra ben meritato il nome di "Neige d'Octobre" (neve di ottobre) con il quale Jean Senelier intitolò l'articolo dedicato al fenomeno apparso sulla rivista ufologica "Phénomènes Spatiaux" nel giugno 1968.
Battute a parte sembra potersi ipotizzare una certa tendenza del fenomeno a verificarsi durante il periodo autunnale: il dato aggregato di settembre, ottobre e novembre è pari a 159, cioè al 64% circa della casistica.
Si tenga presente che nell'emisfero australe la nostra stagione autunnale cade nei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno, e se 14 segnalazioni di maggio, aprile e giugno provengono dalla zona meridionale del globo, nella stessa zona del pianeta ci sono cinque eventi avvenuti tra settembre e novembre. Ciò significa che, pur nell'esiguità del campione preso in considerazione, anche l'emisfero australe sembra confermare la tendenza dei Capelli d'Angelo a manifestarsi in autunno (19).
Ecco i dati dell'Italia per ciò che attiene alla distribuzione mensile: 50 sono relativi al mese di ottobre (quasi 60% del totale), 19 a novembre (più del 22%), 4 ad agosto, 2 a settembre, 1 a dicembre, 1 a febbraio e zero per tutti gli altri mesi, mentre per 8 record le fonti non riportano indicazioni sufficienti per individuare il mese (uno di questi registra però un fatto avvenuto in autunno, così che il numero dei record sicuramente attribuibili ad uno degli ultimi quattro mesi dell'anno è per l'Italia di 73 su 85, ossia l'86%).
Per quanto riguarda l'anno c'è una massiccia presenza degli anni '50: si tratta di ben 148 record su 249, ossia del 59% circa del totale; in particolare, grazie all'Italia il 1954 è l'anno caratterizzato dal maggior numero di entry: 71 (ma non si dimentichi che, per quello che abbiamo detto all'inizio, la percentuale di casi dell'Italia sul totale mondiale è certo inferiore a ciò che farebbe pensare il numero dei record).
Relativamente all'Italia, 54 entry su 85 (più del 63 % dei record) sono datate 1954, mentre 63 su 85 (74%) riguardano gli anni '50 e 74 su 85 (88%) risalgono agli anni '50 o agli anni '60.
Al di là delle più volte ricordate difficoltà che impediscono di utilizzare i record per calcoli statistici affidabili, emerge in modo abbastanza chiaro il fatto che questo fenomeno è stato segnalato nel mondo soprattutto negli anni '50 e '60 (196 record: quasi il 79% del totale!).

ORA
Non si è in grado di esprimere alcun tipo di giudizio sui dati orari, e non solo perché in 141 record il momento della manifestazione non è conosciuto, ma anche perché alcune volte al momento dell'avvistamento la sostanza non stava cadendo ma era già al suolo, mentre in altre occasioni l'ora non è certa, ed in (poche) altre circostanze ancora il fenomeno della caduta sarebbe durato diverse ore.
Dagli incerti dati a disposizione non sembrano evidenziarsi tendenze ben definite. Tuttavia, va notato che solo 12 record, sui 108 per i quali il campo "ora" è caratterizzato dalla presenza di notizie di un qualche valore, riportano indicazioni di orari o fasce orarie notturne o serali.
Per l'Italia 58 record su 85 (più del 68%) presentano almeno qualche informazione relativa all'ora o alla fascia oraria; su questi 58, solo quattro sono relativi ad orari serali o notturni.
Dunque, un fenomeno prevalentemente "diurno".

ASSOCIAZIONE CON PRESUNTI UFO
In 116 record (46,5% circa) sarebbe stata segnalata la presenza di UFO insieme ai Capelli d'Angelo, in 91 (36,5 % circa) no e in 42 (il 17% circa) non si hanno notizie riguardo all'eventuale presenza o assenza di UFO.
Per l'Italia, su 85 record totali in 42 è stata riportata la presenza di UFO (quasi il 50% del totale), in 33 essa non è stata riportata (quasi il 40%), mentre in 10 le fonti non contengono informazioni su questo dato (quasi il 12%).

ANALISI CONDOTTE
In questo campo per adesso non si entra nel merito dei risultati dell'analisi, ma ci si limita a dichiarare se vi sia notizia di analisi effettuate oppure no. In 55 record (22% del totale) sono (o, almeno secondo le fonti in nostro possesso, sarebbero) state condotte delle analisi su campioni, mentre ciò non sarebbe stato possibile secondo quanto riportato in 149 record; in 45 occasioni (18% del totale) non abbiamo informazioni sufficienti.
Per quanto riguarda la sola Italia in 70 entry su 85 (poco più dell'82% del totale dei record italiani) non è stata effettuata alcun analisi, in 12 (14% circa) invece sì, ed infine non abbiamo informazioni chiare al riguardo in 4 registrazioni (poco meno del 4%).

CONDIZIONI METEOROLOGICHE
In ben 205 record (più dell'82% del totale!) non ci sono dati relativi alle condizioni meteo rilevate al momento dell'avvistamento. Nei 44 record (poco meno del 18%) per i quali le fonti riportano qualche notizia in merito, in 39 abbiamo la segnalazione di cielo sereno o poco nuvoloso, in 8 è riportata la presenza del vento, in quattro il vento è dichiarato assente o quasi inesistente e in un solo caso, quello verificatosi a Lisbona il 10 febbraio del 1970 (20) le fonti parlano di cielo coperto e di una leggera pioggia durante lo svolgimento del fenomeno.
Considerando la sola Italia, ricordiamo che per 66 entry (quasi il 78% del totale delle entry italiane) non ci sono registrazioni al riguardo e che in tutte le 19 (poco più del 22 %) occasioni nelle quali le fonti dicono qualcosa, il cielo è invariabilmente riportato come sereno o poco nuvoloso. In due circostanze, poi, è segnalata la presenza del vento ed in una la sua assenza.
Come si evince, benché per la stragrande maggioranza dei casi non vi siano dati sulle condizioni del tempo, si può ipotizzare una preferenza del fenomeno a manifestarsi quando il cielo è sereno.

SCOMPARSA DELLA SOSTANZA
Come già detto, in diversi eventi i testimoni hanno visto il materiale caduto sparire davanti ai loro occhi. Questo comportamento ha spesso impedito di effettuare analisi preziose. Utilizziamo il verbo "sparire" e non "sublimare" (come invece fanno numerose fonti) perché non si sa con sicurezza quale sia la dinamica chimica di questo sconcertante aspetto del fenomeno.
In ben 125 record (50% del totale) le fonti non dicono se questa caratteristica si sia manifestata oppure no, mentre in 62 (circa 25% del totale) essa non si sarebbe palesata e nei restanti 62 (circa 25% del totale) i testimoni avrebbero invece osservato la progressiva sparizione del materiale, benché questo fenomeno si sia verificato a volte dopo pochi minuti, altre volte dopo diverse ore e in un caso, quello di Horseheads (New York), del 21 maggio 1955 addirittura dopo due giorni (21). In due record compresi nel gruppo di quelli nei quali è stata riportata la sparizione dei filamenti, si ricorda che il materiale non è svanito completamente, ma che avrebbe lasciato una specie di residuo (22).
Per quanto riguarda i soli record italiani, ricordiamo che per 51 entry (60% del totale dei record italiani) non si hanno dati in merito, in 15 (quasi il 18%) è segnalata la sparizione del materiale e nelle 19 entry rimanenti (poco più del 22%) secondo le fonti in nostro possesso la sostanza non sarebbe svanita.

SPIEGAZIONI ADDOTTE
Ovviamente solo per pochi casi siamo a conoscenza della spiegazione del fenomeno. Per altri, anche questi in numero molto ridotto, sono state formulate delle ipotesi esplicative. Ma per la maggior parte degli eventi non ci sono elementi sufficienti per tentare di formulare un'ipotesi. Si precisa comunque, a scanso di equivoci, che in questo campo non si specifica il risultato vero o presunto dell'analisi sulla sostanza recuperata, bensì l'eventuale spiegazione dell'avvenimento nel suo complesso.
A volte, infatti, il risultato dell'analisi può indicare quale sia la natura certa o presunta del materiale (23), ma questo non chiarisce di per sé quale sia la causa della caduta dei Capelli d'Angelo.
Per 220 record (oltre l'88% del totale) non ci sono elementi sufficienti per dichiarare quale fosse la causa del fenomeno. Dei 29 record rimanenti (quasi il 12%), mentre per 17 si è giunti ad un'identificazione sicura: 14 sono stati provocati da ragnatele; uno, a Torino il 1° ottobre 1999, da un prodotto chimico (24); uno, a Manhattan Beach (California), il 26 febbraio 1957, da lamina di alluminio proveniente da un'industria (25); uno, a Bergerocais, in Francia, il 4 ottobre del 1991, da materiale militare (26) e per dodici sono state avanzate delle proposte di spiegazione (7 sarebbero stati causati da ragnatele; 1 da un prodotto chimico (27); uno da materiale militare (28); uno da un falso giornalistico (29); due da tessuti, ed in particolare uno dal rayon (30) e uno dal nylon (31).
Ricordiamo che, sulle 85 entry riguardanti l'Italia, solo per tre esiste una soluzione sicura o almeno una fondata proposta di spiegazione.
Sulla base delle cifre riportate, si noterà che per ben 21 record (oltre l'8% di tutti i record del database e oltre il 70% di tutte le entry per le quali disponiamo almeno di una valida ipotesi di spiegazione) la causa certa o probabile è costituita dalle ragnatele.
Le ragnatele, in realtà, potrebbero essere l'origine di molti altri rapporti sui Capelli d'Angelo. Esistono delle specie di ragni appartenenti ad alcune famiglie di aracnidi (Tomisidi, Linifidi, Citigradi, Ergonidi) (32) che riescono a spostarsi nell'aria fabbricando una specie di piccola matassa alla quale viene attaccato un filo. Vari naturalisti (R. Crawford, J. Edwards, H. Verrill e lo stesso Charles Darwin) li hanno osservati mentre si spostavano in gruppi a volte molto numerosi, volando anche ad alte quote e coprendo distanze di centinaia di chilometri (33). Peraltro i ragni potrebbero forse spiegare non solo molte cadute di Capelli d'Angelo, ma anche alcune osservazioni di UFO associate ai Capelli d'Angelo: si pensi al caso di Port Hope, nell'Ontario canadese, avvenuto il 26 settembre del 1948 verso le ore 14.00 (34), quando furono visti da un certo P. Lewis diversi oggetti volanti che si spostavano attraverso il cielo ad una velocità valutata dall'osservatore in 50 miglia all'ora. Il Lewis osservò gli oggetti con il binocolo e notò che ciascuno di essi era approssimativamente sferico e con il centro più luminoso dei bordi e che, soprattutto, ogni tanto erano visibili dei lunghi fili simili a quelli delle ragnatele. In un caso il teste riuscì anche a vedere una "massa allungata di fili" che "aveva l'aspetto di una corda di seta sfilacciata" (35).
Dunque le ragnatele prodotte dagli aracnidi volanti avrebbero la capacità di agglomerarsi per formare matasse e globi sospinti dal vento. In realtà non è mai stato verificato con assoluta sicurezza se, come sostiene lo studioso di fenomeni insoliti americano William Corliss, l'osservazione canadese di Port Hope sia stata causata da aracnidi e senz'altro sappiamo purtroppo poco sull'etologia dei ragni aeronauti per dire se e come i loro fili siano in grado di unirsi e di formare matasse e blocchi che, spinti dai venti, siano capaci di suggerire l'idea di formazioni di UFO in volo.
In ogni caso, siamo di fronte ad un'ipotesi importante, da testare in vari modi, grazie alla quale cercare di spiegare almeno parte delle cadute di Capelli d'Angelo e forse anche una significativa frazione degli eventi nei quali, assieme ad essi, è stata riportata la presenza di UFO (36).

NOTE
Il campo "note" ha accolto le informazioni che non rientravano negli altri campi (commenti, particolarità, ecc.) e per sua natura non si presta ad analisi quantitative. Un miglioramento della struttura del database potrebbe far scendere le percentuali tanto alte che lo concernono, cosa sempre auspicabile, visto che esso è caratterizzato per forza di cose da un contenuto indeterminato che rende scarsamente fruibili e analizzabili le informazioni in esso contenute.

FONTI DEI RECORD
Al problema delle fonti, sempre centrale in ufologia, si è già accennato nella parte iniziale di questo articolo. Anche stavolta non si è in grado di proporre analisi quantitative. Le varie fonti sono menzionate in ordine cronologico e per certi eventi esse possono essere anche molto numerose. Tuttavia, come per altri settori specifici della nostra disciplina, ciò che conta dovrebbe essere non tanto il numero di volte che un evento è stato citato, quanto la possibilità di compiere controlli, verifiche ed analisi.
In questo senso, se da una parte certi "classici" come quelli di Oloron, Gaillac e Firenze sono ripetuti da numerosissimi libri e articoli, dall'altra è senz'altro vero che le fonti primarie di questi avvenimenti non sono molte e di elevata qualità e che le possibilità di riesame per gli studiosi odierni sono ridottissime.
Al contrario, per alcuni episodi dell'ultimo decennio del XX secolo (37) si è in grado di disporre di testimonianze di prima mano e di campioni di sostanza da analizzare.
Insomma, le nuove apparizioni di Capelli d'Angelo trovano gruppi di ufologi assai più preparati e tecnicamente "agguerriti" di quelli degli anni '50 e '60.

Conclusione provvisoria
Finora l'esame degli eventi di apparizione dei Capelli d'Angelo ha mostrato, su scala più piccola, parecchi dei problemi che caratterizzano l'intera casistica ufologica: incertezza e vaghezza delle fonti con omissioni ed alterazioni dei dati, probabile eterogeneità dei fenomeni che costituiscono l'insieme della fenomenologia UFO, ridottissime possibilità di effettuare controlli, verifiche e serie analisi quantitative. Ma, come detto poco sopra, c'è oggi una certa fiducia nel fatto che gli ufologi sappiano studiare meglio di quelli che erano in attività quaranta o cinquant'anni fa i casi più recenti. D'altro canto, come rilevato, negli ultimi tre decenni detti eventi sembrano essere divenuti assai meno numerosi rispetto ai "classici" degli anni '50 e '60.
Il fenomeno dei Capelli d'Angelo, al di là delle varie cause e dei vari fatti che lo producano, esiste senza ombra di dubbio e diverse volte campioni sono stati osservati, analizzati, fotografati e conservati. Ci troviamo di fronte quindi a qualche cosa che, almeno in parte, ha natura fisica e non può essere compresa soltanto con ipotesi sociologiche o psicologiche.

Forse, come gli UFO nel loro complesso, anche i Capelli d'Angelo possono essere spiegati ricorrendo a varie categorie di fenomeni convenzionali, (ragni, prodotti chimici, resti di lavorazioni tessili, armi aeronautiche, ecc.) e potranno quindi un giorno diventare IFO, ma in ogni caso ci troviamo di fronte ad avvenimenti non banali, quanto meno insoliti e degni di attirare l'attenzione di più di uno specialista.

 

NOTE:
1) trad. it.: Armenia, Milano, 1980.
2) Boncompagni, Solas, Conti, Sergio, Coppetti, Marcello, Lamperi, Fernando, Ricci, Roberto, Sani, Pier Luigi, UFO in Italia -L'ondata del 1954, volume II, Tedeschi, Firenze, 1980, pagg. 233-234.
3) Inchiesta di Salvatore Inguì, collaboratore CISU, terminata il 13 settembre 1995, pag. 20.
4) Ossola, Franco, Dizionario Enciclopedico di Ufologia, SIAD, Milano, 1980, vol. I, pag. 152; è probabile che i filamenti ritrovati a Sudbury fossero in effetti delle ragnatele.
5) Lodigiani, R., Le misteriose ragnatele chimiche, in "La Stampa", cronaca di Novara, 6 dicembre 1994, pag. 38.
6) Stringfield, Leonard H., "Inside Saucer Post… 3-0 Blue", Cincinnati, Ohio, Civilian Research, Interplanetary Flying Objects, 1957, pagg. 50-52.
7) Sieveking, Paul, in "Fortean Times", n. 71, ottobre-novembre 1993, pag. 34 e Dash, Mike, Al di là dei confini, 1999, pag. 267.
8) Il termine "silicea" venne usato perché il professor Rolando Canneri, dell'Istituto di Chimica Analitica dell'Università di Firenze, che analizzò alcuni campioni della sostanza caduta a Firenze, utilizzò l'espressione "vetro boro-silicico" per indicare in via di ipotesi la struttura chimica del campione esaminato, cfr. UFO in Italia vol. II, pagg. 421-422.
9) Vesco, Renato, I Velivoli del Mistero, Mursia, Milano, 1969, pag. 182.
10) Vesco, Renato, op. cit., pag. 184.
11) E tra questi ricordiamo il caso di Fatima, in Portogallo, del 13 settembre 1917, un evento associato alle notissime apparizioni mariane del villaggio portoghese. Il caso è ricordato in quasi tutti gli elenchi di casi di caduta di Capelli d'Angelo, benché ovviamente molti cattolici - e tra questi c'è anche chi scrive - ritengano per motivi legati alla loro fede religiosa che questo evento abbia natura religiosa e sia segno della presenza della Madonna nel mondo.
12) Il primo caso del database è relativo ad un fatto che sarebbe avvenuto a Torrita di Siena (SI) in un giorno del mese di ottobre del 1939.
13) Hall, Richard H. (a cura di), The UFO Evidence", Washington, DC, , NICAP, 1964, pag.100; Stringfield, Leonard H., "Inside Saucer Post… 3-0 Blue", Cincinnati, Ohio, Civilian Research, Interplanetary Flying Objects, 1957, pag. 49.
14) "Washington Times", 28 novembre 1992; "New York Times", 16 maggio 1993; Sieveking, Paul, in "Fortean Times", n. 71, ottobre-novembre 1993, pag. 34; Dash, Mike, Al di là dei confini, 1999, pag. 267.
15) Il cosiddetto chaff; cfr. per questo tipo di casi soprattutto Keel, John A., Are UFOs using the Earth for a garbage dump?, in "Flying Saucers - UFO Reports", n. 4, 1967, pagg. 32-35.
16) Ad esempio le fonti riportano in varie date cadute a Porto Garibaldi (FE) tra il 1960 e il 1966; ma, a fronte dei cinque record inseriti ci troviamo probabilmente di fronte a due soli fenomeni avvenuto uno nel 1960 e l'altro nel 1966, mentre i casi del 1962 e del 1963 sono doppioni prodotti dalla manipolazione dei dati ad opera delle fonti giornalistiche.
17) Di alcune di esse abbiamo già detto: aspetto fisico del materiale, possibile duplicazione di un caso ad opera di un errore delle fonti, un valore numerico che esprima la distanza di un evento associato in qualsiasi modo alla casistica dei Capelli d'Angelo da un modello ipotetico di caso definito in base all'immagine "classica" del fenomeno tratta dagli eventi più "tipici". Altri dati da evidenziare potrebbero essere l'accertamento di falsi creati ad arte, la presenza di UFO associati in modo non sicuro ma presunto a cadute, la manifestazione di fenomeni UFO in momenti antecedenti o seguenti alla comparsa dei Capelli d'Angelo e così via.
18) Tra questi ricordiamo anche quello, già menzionato, di spostare dal 1° ottobre 1939 all'indietro la data a partire dalla quale i casi di Capelli d'Angelo o presunti tali vengono compresi nell'analisi.
19) Si tenga comunque conto del fatto che l'emisfero meridionale è presente nel database con soli 35 record; il dato disaggregato per mese riguardante l'emisfero australe è il seguente: gennaio 3 record, febbraio 1, marzo 0, aprile 2, maggio 10, giugno 2, luglio 0, agosto 5, settembre 2, ottobre 2, novembre 1, dicembre 2, incerti 4.
20) Meessen, Auguste, Analyse du phénomène des 'cheveux d'ange', in "Inforespace", n. 55, febbraio 1981, pag. 7.
21) Meessen, Auguste, Analyse du phénomène des "cheveux d'ange", in "Inforespace", n. 49, gennaio 1980, pag. 6.
22) Si tratta del caso di Paradise, California - Stati Uniti, 11 ottobre 1950, per il quale le fonti riportano la presenza di "fili bianchi e duri, che somigliavano a fili di ragnatele, ma che avevano una consistenza molto più dura" (cfr. Stringfield, Leonard H., "Inside Saucer Post… 3-0 Blue", Cincinnati, Ohio, Civilian Research, Interplanetary Flying Objects, 1957, pag. 49; Hall, Richard H. (a cura di), The UFO Evidence, Washington, DC, 1964, NICAP, pag.100; Spider, Ghosts and Stinky Dew, in "FSR - UFO Reports", n. 2, 1967, pag. 46) e del celeberrimo caso di Oloron, Francia, 17 ottobre 1952 (riguardo al quale varie fonti riferiscono la circostanza che i capelli d'angelo sparivano ma lasciavano come residuo una polvere biancastra).
23) Per il caso del 27 ottobre 1954 verificatosi a Firenze il prof. Rolando Canneri, in base alle analisi, dichiarò che la sostanza che costituiva i filamenti poteva essere un vetro borosilicico (UFO in Italia", vol. II, pagg. 233-234).
24) G.B., In via Sansovino nevica ma è carbonato di calcio, in "La Stampa", edizione di Torino, 2 ottobre 1999, pag. 38.
25) Condon, Edward Uhler, Scientific Study of UFOs, Dutton, New York, 1969, pag. 90.
26) Un nuage bien étrange, in "Phénomèna", n. 6, novembre-dicembre 1991, pagg. 4-10, e soprattutto Dordogne: les suites, in "Phénomèna", n. 7, gennaio-febbraio 1992, pag. 8.
27) Novara nell'autunno del 1994; cfr. Lodigiani, R., Le misteriose ragnatele chimiche, in "La Stampa", cronaca di Novara, 6 dicembre 1994, pag. 38.
28) Varie località della Croazia a partire dal novembre 1991; cfr. "Washington Times", 28 novembre 1992, "New York Times", 16 maggio 1993, Sieveking, Paul, in "Fortean Times", n. 71, ottobre-novembre 1993, pag. 34, ed infine Dash, Mike, Al di là dei confini, 1999, pag. 267.
29) Porto Garibaldi (FE), data non precisata ma comunque non dopo il 1962; cfr. Good, Noel, La pioggia di vetro, in "Secolo XX", 22 gennaio 1964, e Boncompagni, Solas, Lamperi, Fernando, Ricci, Roberto, Sani, Pier Luigi, UFO in Italia - Il periodo 1955-1972, volume III, UPIAR, Torino, 1990, caso n. 7/I.
30) Cincinnati, Ohio - Stati Uniti, 25 settembre 1956; cfr. Stringfield, Leonard H., "Inside Saucer Post… 3-0 Blue", Cincinnati, Ohio, Civilian Research, Interplanetary Flying Objects, 1957, pag. 50, e Hall, Richard H., (a cura di), The UFO Evidence, Washington, DC, NICAP, 1964, pag. 101.
31) Bontiful, Utah - Stati Uniti, ultimi giorni del mese di marzo 1966; cfr. Senelier, Jean, Complément a 'La neige d'Octobre' , in "Phénomènes Spatiaux", n. 25, settembre 1970, pag. 33.
32) Delfini, M., La vita segreta dei ragni, Mondadori, pag. 142.
33) Delfini, M., op. cit., pagg. 142-145.
34) Corliss, William, Il libro dei misteri naturali, Armenia, Milano, 1984, pag. 256.
35) Corliss, William, op. cit., pag. 256.
36) E' ovvio che in certi casi la dinamica dell'evento UFO è tale che, se prendiamo per buoni i resoconti dei testimoni, non c'è spazio per ipotesi dei ragni: si pensi ai già citati casi di Oloron e Gaillac del 1952 in Francia, o, sempre in Francia, al caso di Graulhet del 1954 (UFO in Italia, volume II, pagg. 236-237 e 428); ricordiamo anche che, in altre circostanze, sarebbe stata l'analisi chimica (ad esempio nel già citato caso di Firenze del 27 ottobre 1954) a rendere non valida l'ipotesi dei ragni volanti.
37) Come negli episodi di Esperance, Australia, 9 giugno 1999; cfr. rubrica telefonica "Ufotel" n. 221 del 16 giugno 1999 e "Il Giornale dei Misteri", n.337, novembre 1999, pag. 55, o per quello della zona a nord di Sacramento, California - Stati Uniti, 11 novembre 1999; cfr. descrizione del caso sul sito web http://artbell.com/stringy.html (corredata da sei foto) e comunicazioni personali e-mail da Brian Boldman all'autore del 4 gennaio e 24 febbraio 2000, o infine per quello di Vercelli dell'8 novembre 1999; cfr. testimonianza diretta raccolta dal CISU, che ha sia raccolto sia acquisito campioni della sostanza.

 

 

Tratto da: UFO - Rivista di informazione ufologica
n. 23, dicembre 2000
© 2000, Centro Italiano Studi Ufologici
© 2003 UDN