
|
|
 |
 |
 |
 |
 |
|
|
CENTRO ITALIANO STUDI UFOLOGICI
USOCAT
CATALOGO ITALIANO DEGLI AVVISTAMENTI DI OGGETTI SOMMERSI NON IDENTIFICATI
di MARCO BIANCHINI Coordinatore C.I.S.U. Regione Toscana Responsabile Nazionale Progetto UsoCat
|
|
nota: il presente lavoro è solamente la parte descrittiva e statistica del "Catalogo degli Avvistameti di Oggetti Sommersi non Identificati" di Marco Bianchini. Il lavoro completo sarà prossimamente pubblicato dal C.I.S.U nella sua collana Monografie |
Il progetto UsoCat, nato nel marzo del 1995, su iniziativa del curatore Marco Bianchini (socio C.I.S.U, Centro Italiano Studi Ufologici) è finalizzato alla raccolta di tutte le segnalazioni inerenti le osservazioni di U.S.O. (oggetti sommersi non identificati) nei mari, fiumi e laghi italiani.
CLASSIFICAZIONI
Per la classificazione delle segnalazioni, sono state adottate le seguenti quattro categorie:
A - Oggetti e luci completamente sommersi durante tutto l'avvistamento (quelli che sono considerati U.S.O. veri e propri).
B - Oggetti che entrano in acqua, sia che essi precipitino (che rientrano anche nel CrashCat), sia che si immergano dopo aver effettuato delle evoluzioni, sia che si immergano e poi riemergano per scomparire nel cielo (ai fini della classificazione è fondamentale il modo con cui avviene il primo contatto con l'elemento acqua).
C - Oggetti che escono dall'acqua (non importa se successivamente vi rientrano).
D - Oggetti in navigazione o fermi sul pelo dell'acqua.
APPENDICE A - All'interno di questa appendice sono raccolte tutte le segnalazioni riguardanti gli avvistamenti di sottomarini fantasma e navi fantasma, nonché i casi riguardanti gli strani incedenti marini e i ritrovamenti in acqua di materiale militare. Questi sono casi limite, che rientrano più propriamente nel FortCat, ma che sono ugualmente presi in considerazione dal curatore dell'UsoCat, anche se poi vengono inseriti nel catalogo in un'appendice separata. In genere i casi di sottomarini fantasma o navi fantasma vengono catalogati a parte solo quando nelle fonti non si parla mai di Ufo, bensì in particolare di sottomarini di nazionalità sconosciute. Nell'appendice riguardante gli incidenti strani ed i sottomarini fantasma vengono catalogati anche tutti i ritrovamenti di materiale militare avvenuti in acqua (boe acustiche, proiettili, siluri), anch'essi solo quando nelle fonti non vengono mai citati specificatamente gli Ufo, altrimenti rientrano più propriamente nell'UsoCat (vedi spiegazione più approfondita poco sotto).
APPENDICE B - Oltre a questi casi limite, sono raccolte anche le notizie che fanno parte del c.d. "folklore usologico" ovvero quelle storie e leggende riguardanti presunte basi aliene sotto la superficie dei mari e dei laghi italiani, anch'esse inserite nella separata appendice (vedi le storie che raccontano di basi aliene sul fondo del lago Trasimeno in Umbria). Tutte le notizie riguardanti casi inseriti in queste due appendici vengono raccolte e catalogate per puro spirito di completezza. Ovviamente dal punto di vista ufologico le notizie, di cui all'appendice B, non hanno alcun valore scientifico; fanno parte, per tradizione, della materia e sono quel misto di "folklore e mitologia" che ogni ramo del sapere deve possedere.
APPENDICE C - All'interno dell'ultima appendice è sembrato utile ed interessante raccogliere tutte le notizie relative alle curiosità legate al mare ed agli ufo: ad esempio è catalogato un brevetto americano di un U.S.O., oppure strane segnalazioni di mari ed oceani sotterranei. Si tratta in buona sostanza di una breve appendice in cui sono raccolte tutte quelle notizie curiose e di scarsa attendibilità, che però possono essere potenzialmente interessanti per lo studio completo del fenomeno degli U.S.O. In questa appendice sono altresì raccolte le segnalazioni di avvistamenti di U.S.O. avvenuti fuori dalle acque territoriali italiane ma che hanno come protagonisti navi battenti bandiera italiana.
Alcune notizie non hanno una rilevanza diretta con il fenomeno degli UFO e degli USO, ma riguardano strani fenomeni marini avvenuti nelle acque territoriali italiane e pertanto si è ritenuto utile catalogarli ugualmente (vedi ad esempio il fenomeno dei gorghi di Panarea della fine del 2002).
FONTI
Nel catalogo sono state inserite tutte le fonti conosciute relative ad ogni caso, anche se non sono in possesso del curatore. In genere, la maggior parte delle fonti relative agli avvistamenti di U.S.O. proviene dalla stampa e, tranne rarissime e sporadiche eccezioni, non vi sono inchieste dirette da parte di inquirenti. Spesso accede che le fonti di seconda mano abbiano erroneamente indicato alcuni particolari quali la data dell'avvistamento, i testimoni, gli oggetti osservati ed occasionalmente anche i luoghi: alcuni esempi vi sono negli anni '70, specialmente nella famosa ondata dell'Adriatico del 1978. Leggendo attentamente i vari articoli dei giornali d'epoca, è possibile accorgersi di similitudini tra i singoli episodi narrati. Per quanto riguarda le fonti librarie, è curioso notare come siano pochissimi i testi specializzati sugli U.S.O. in tutto il mondo. A parte lo storico "Invisible Resident" di Ivan T. Sanderson e qualche testo di Keel, che comunque non catalogano gli avvistamenti, ma tendono a proporre teorie di vita sotto il mare, c'è veramente poco o nulla di interessante. In Italia non è mai stato pubblicato alcun testo sull'argomento. I vari libri che trattano di ufologia, in genere, hanno sempre un capitolo sugli U.S.O., ma si limitano ad inserire i soliti famosi casi stranieri (magari con il classico collegamento al Triangolo delle Bermuda), il caso della Gorgona del 22/06/1979 e qualche accenno all'ondata dell'Adriatico dell'autunno-inverno 1978. Purtroppo, quindi, il lavoro di catalogazione non è stato semplice e soprattutto non è completo proprio per la mancanza assoluta di fonti serie e di indagini accurate.
CHIARIMENTI
Per classificare un determinato evento si prende in considerazione il comportamento iniziale dello stesso. Es. quando un testimone vede una luce che esce dall'acqua e poi dopo varie evoluzioni vi rientra, il caso sarà etichettato come "C". Se invece il testimone vede delle luci sottomarine che si muovono per un certo tempo e alla fine escono dal mare, il caso sarà classificato come "A". Per motivi facilmente comprensibili sono prese in considerazione solo le acque territoriali (secondo il diritto internazionale - 12 miglia nautiche), e quindi il curatore potrà valutare, a sua discrezione, se inserire o meno un dato avvistamento. Ciò è causato dal fatto che in molte segnalazioni il testimone ha indicato un tratto di mare, non riuscendo a stabilire però la distanza dalla costa, senza precisi punti di riferimento. Comunque in linea indicativa sono considerate acque territoriali, ai fini dell'inserimento di un caso nell'UsoCat, il mar Tirreno, Ionio, Ligure, Adriatico nelle loro interezza, e per quanto riguarda il Mediterraneo soltanto quello che bagna le coste italiane. Nessun problema sorge per i laghi e fiumi, in quanto acque interne. Per quanto riguarda i singoli riassunti dei casi, è necessario precisare che spesso questi sono molto brevi perché le fonti in possesso del curatore sono veramente scarse; molto spesso si tratta di trafiletti giornalistici di pochissime righe e nulla più. Comunque tutto quello che è stato riportato nella descrizione dell'avvistamento è quanto emerge dalle fonti.
ESCLUSIONI
Dall'UsoCat sono escluse tutte le segnalazioni di oggetti e luci anteriori al 1 gennaio del 1900. Ciò è dovuto al fatto che si ritiene i casi anteriori al 1900 di competenza del PreUfoCat e poiché, ad avviso del curatore del catalogo, questi devono essere analizzati ed inchiestati con metodologie di indagine diverse da quelle della moderna ufologia. In ogni caso, solo per curiosità, di casi antecedenti al 1900 ne è stato trovato solamente uno e con molta probabilità non è avvenuto neppure nelle acque territoriali italiane. Per quanto riguarda la categoria "B" (quella degli oggetti che entrano in acqua) vengono escluse le cadute dal cielo di oggetti come, animali, sangue, sabbia ecc. che rientrano più propriamente nel FortCat. Si ritiene infatti che devono essere inseriti i casi di oggetti artificiali o di origine meteorica. Le cadute di frammenti di ghiaccio sono inserite in quanto anche il CrashCat cataloga tali episodi e quindi si è ritenuto opportuno non contrastare con un altro catalogo del C.I.S.U., in cui per altro vi è una specifica categoria che riguarda proprio l'UsoCat (categoria "C" CrashCat che raccoglie i casi di oggetti caduti in mare). Non sono inseriti nel catalogo i casi in cui si sono osservate solamente colonne d'acqua, moti ondosi o bolle sottomarine, senza l'avvistamento di luci od oggetti. Esclusi dal catalogo sono altresì le storie riguardanti avvistamenti e leggende di mostri marini, serpenti e quant'altro, poiché tali episodi rientrano nell'ambito della criptozoologia e pertanto nel FortCat. Per quanto attiene invece al fenomeno dei sassi incandescenti, spesso identificati come spezzoni di bombe al fosforo, occorre precisare come questi siano catalogati solamente quando sono visti o cadere in mare o sono recuperati in acqua. In quest'ultimo caso l'input dell'avvistamento deve essere non l'osservazione del sasso vero e proprio, ma della luce da esso emanata o di eventuali movimenti dell'oggetto. Esclusi sono altresì i fenomeni solo radarici, senza un contatto visivo con l'oggetto.
RITROVAMENTI MATERIALE MILITARE
Il fenomeno dei ritrovamenti in mare di materiale militare è molto diffuso ed è trattato, in modo specifico, nell'appendice A. Alcuni casi, però, sono inseriti nell'UsoCat vero e proprio e sono quasi sempre spiegati con il ritrovamento di boe sonore o idrofoniche o parti di siluri. Il motivo per cui questi singoli casi non sono inseriti nell'appendice specifica, bensì nell'UsoCat è dato dal fatto che le fonti presenti parlano principalmente di avvistamenti di ufo, poi rivelatisi oggetti di provenienza militare. Nel caso quindi che l'input della stampa o delle inchieste sia stato l'avvistamento od il racconto di un'osservazione di Ufo, il caso rientra nell'UsoCat vero e proprio, anche se spiegato ed identificato con certezza; se invece le fonti parlano semplicemente di materiale ritrovato, il caso entrerà a far parte dell'appendice A.
ONDATA ADRIATICO 1978
Per quanto riguarda l'ondata di avvistamenti che ha interessato la costa adriatica nell'autunno-inverno del 1978, sono stati inseriti solamente i casi relativi ad osservazioni di luci od oggetti; relativamente alle osservazioni di colonne d'acqua, fenomeni sismici, gassosi e radarici, questi non sono stati presi in considerazione, poiché non rientranti nell'UsoCat vero e proprio e poiché esiste uno specifico progetto di studi relativo a questa famosa ondata del Mar Adriatico.<
Certamente il fenomeno dell'Adriatico è senza dubbio uno dei più interessanti dell'intero panorama ufologico italiano e la speranza è che possa essere analizzato con dovizia di particolari e con metodologie di indagine scientifiche, cosa che purtroppo non è mai stata fatta all'epoca dei fatti. La convinzione dello scrivente è che la maggior parte degli avvistamenti del Flap Adriatico non sia il frutto di fenomeni realmente osservati o di strane anomalie sottomarine (bolle di gas, metano, terremoti) così come da molti sostenuto, bensì tragga origine dalle tensioni e dai rapporti che, in quel periodo, si erano creati tra i pescatori e le Autorità costiere.
POSSIBILI CAUSE IDENTIFICATIVE
Il curatore ha ritenuto utile dare ad ogni caso una personale determinata etichetta di valutazione che è così suddivisa:
1 - Informazioni insufficienti: i casi così distinti non hanno informazioni sufficienti per poter procedere ad una qualche analisi scientifica; la maggior parte degli avvistamenti è contrassegnata da tale etichetta perché le notizie in nostro possesso sono poche o di seconda mano, spesso di solo stampo giornalistico e non vi sono state inchieste dirette ed accurate. Le poche inchieste presenti sono figlie della cultura ufologica anni settanta. Scarne schede di segnalazione, per lo più compilate da giovanissimi, il cui unico interesse era quello di incrementare gli avvistamenti, senza cercare di approfondire nessun aspetto. Infine, è utile ricordare come la maggior parte degli oggetti visti precipitare in mare non è mai stata individuata o recuperata.
2 - Possibile spiegazione: con questa etichetta sono stati contrassegnati i casi in cui è possibile valutare alcune ipotesi, che ragionevolmente possono spiegare l'avvistamento.
3 - Probabile spiegazione: in questo caso vi è una concreta probabilità, stante le modalità di avvistamento ed una ricostruzione analogica dell'evento, che il fenomeno sia riconducibile ad una determinata e probabile spiegazione.
4 - I.S.O. (oggetto sommerso identificato): il fenomeno è stato identificato con la massima certezza e non esistono dubbi sulla sua natura.
5 - U.S.O. (oggetto sommerso non identificato): in questo caso siamo in presenza di sufficienti informazioni, riguardanti i fatti svoltisi, i testimoni, il luogo, le condizioni meteorologiche ecc. e non sembra che ci sia una qualche possibile o probabile spiegazione del fenomeno allo stato delle attuali conoscenze. Solamente pochissimi casi sono così contrassegnati e ciò avviene quando ci sono molte notizie o vi sono state inchieste serie e svolte secondo una metodologia d'indagine scientifica.
In linea di massima si è potuto notare come alcuni eventi possono essere ricondotti ad una spiegazione così come segue:
A - I casi riguardanti questa categoria sono in linea di massima spiegabili con fenomeni naturali come cetacei, pesci o fenomeni artificiali come sottomarini, siluri, sonar rimorchiati, R.O.V., in navigazione appena sotto il pelo dell'acqua, o con l'attività di subacquei.
B - Gli oggetti che entrano in acqua possono essere di tutti i tipi, ma gli esempi più tipici, con i quali vengono spiegate alcune segnalazioni, sono fenomeni meteorici, frammenti di satelliti, palloni sonda o parti di essi, paracadute, aerei ecc.
C - La terza categoria è quella che crea maggiori problemi, poiché gli oggetti che possono uscire dall'acqua sono soltanto due: missili lanciati da unità in immersione e razzi di segnalazione; quest'ultimi non escono dal mare, ma vengono lanciati dalla sua superficie, anche se in lontananza l'effetto ottico, che possono ingenerare in un osservatore, è che siano fuoriusciti dall'acqua. Altri oggetti che escono dal mare possono essere solo cetacei che saltano, per poi rientravi, ma nel catalogo non vi è nessun caso che possa essere ricondotto a questa ipotesi, per altro molto estrema e remota.
D - Gli oggetti della quarta categoria sono riconducibili ad osservazioni di cetacei o grossi pesci che nuotano in superficie, come le balene quando respirano, e da natanti di ogni genere o scoglio o qualunque altro oggetto alla deriva (tronchi, alghe, plastica ecc..) che non vengono riconosciuti dai testimoni.
Per quanto riguarda la categoria degli oggetti che entrano in acqua, occorre dire che il curatore del catalogo avrebbe azzardato alcune ipotesi plausibili o quanto meno possibili, ma spesso si è limitato a classificarle come "informazioni insufficienti", poiché con tale classificazione erano stati inseriti nel CrashCat; si è ritenuto opportuno uniformarsi all'indicazione presente nel catalogo CrashCat, proprio per evitare future incongruenze ed incompatibilità tra i due progetti di studio.
SEGNALAZIONI DI AEREI CHE PRECIPITANO IN MARE
Un curioso fenomeno che è numericamente molto interessante è quello dei falsi allarmi relativi ad aerei che sarebbe stati visti precipitare in mare. In genere queste storie hanno lo stesso filo conduttore, ovvero la presenza di un piccolo aereo da turismo, palesemente in difficoltà, con una scia di fumo che esce dalla parte posteriore e che dopo un picchiata viene visto immergersi in mare. Si tratta di un fenomeno curioso poiché non è concentrato in un particolare lasso di tempo, ma ricomprenda tutto l'UsoCat nella sua interezza, anche se gli anni '90 sono particolarmente prolifici di queste segnalazioni. Ogni volta vi sono operazioni di ricerca e di soccorso eseguite con mezzi aerei e navali e coordinate dalle Capitanerie di Porto competenti. Non esiste, però, un solo caso in cui dette operazioni di ricerca abbiano dato esito positivo. Personalmente ritengo che la maggior parte di simili segnalazioni possa essere spiegata con errori di percezione o falsi allarmi e comunque l'intera fenomenologia deve, ad avviso del curatore, essere ricompresa in un aspetto sociologico e come tale essere studiata.
PROSPETTIVE FUTURE
Non è facile indicare quali possano essere le prospettive future dell'UsoCat. Ve ne sarebbero molte, a cominciare da indagini retrospettive dei singoli casi, specialmente quelli relativi all'ondata del 1978, su cui è stato scritto tanto da parte dei giornali, ma su cui al tempo stesso non vi sono inchieste od indagini serie ed accurate. I pescatori, principali testimoni degli avvistamenti di U.S.O., non sono persone facili da avvicinare e le possibilità di poterli incontrare ed intervistare sono scarse. Un buon punto di partenza, ma al solo fine di ricercare fonti ed ampliare il numero delle segnalazioni, è quello di effettuare ricerche negli archivi delle biblioteche su vecchi giornali d'epoca, che spesso riportano articoli e trafiletti interessanti più dal punto di vista storico e di catalogazione, che non dal punto di vista scientifico. Nonostante il grande interesse che gli U.S.O. e qualunque mistero legato al mare suscita nelle persone e negli ufologi, la percentuale di avvistamenti U.S.O. rispetto agli U.F.O. è bassissima. Escludendo l'ondata 1978, con una normale ricaduta nel 1979, le segnalazioni degli anni successivi sono veramente rare, soprattutto negli ultimi anni, con una media di circa 2 casi l'anno. Certamente ciò non facilità un fenomeno, che sì interessa ed appassiona tutti in modo superficiale, ma che non è mai stato studiato approfonditamente. L'obiettivo del curatore di questo catalogo è quello di aggiornare continuamente ed annualmente gli avvistamenti e soprattutto le fonti dei singoli episodi; redigere un catalogo completo con riassunti dettagliati e precisi di ogni segnalazione; contattare colleghi di altri paesi che gestiscono analoghi cataloghi sugli U.S.O., per incrementare scambi di materiale e soprattutto di metodologie di ricerca; infine, la prospettiva futura più importante è quella di inchiestare direttamente almeno gli episodi più eclatanti e potenzialmente interessanti, per cercare di spiegare cosa succede sotto le acque dei mari e dei laghi italiani.
CONSIDERAZIONI FINALI
Il fenomeno degli U.S.O. è molto particolare, poiché si verifica in un elemento estremamente diverso da quello degli U.F.O. e necessita di enucleare specifiche procedure investigative per i ricercatori, anche in considerazione del fatto che la maggior parte dei testimoni sono solitamente pescatori professionisti, che passano metà della loro vita in mare e che quindi sono esperti di tutto ciò che succede nell'idrosfera e li circonda. Non risulta che vi siano mai stati seri ricercatori specializzati sull'argomento (a parte l'americano Ivan T. Sanderson - più che altro per le originali e curiose teorie) e quindi anche le normali procedure di inchiesta non sono mai state direttamente specificate e descritte. Basti pensare, a differenza di quanto avviene con avvistamenti di oggetti in aria, che nel mare vi è l'elemento acqua che di per sé necessita di approfondite analisi. Un oggetto che entra o che esce dal mare o che naviga sulla o sotto la sua superficie, crea un'onda o spruzzi di acqua, che sono dati oggettivi e visibili. Se un natante è nelle vicinanze ne subisce l'onda ed il rollio. Quando una segnalazione avviene da una nave, ci dobbiamo ricordare come questa ha sempre un radar, spesso un sonar, strumenti sofisticati come G.P.S., ecoscandagli e quindi le possibilità di ricerca scientifica aumentano esponenzialmente; coordinate, longitudine, latitudine, tracciati radar, profondità, forza del mare, salinità e quant'altro sono spesso a disposizione dei ricercatori. Proprio per tale ambiente, per la particolarità ed a volte l'esperienza dei testimoni (per esemplificare sulla terra ci sono milioni di persone, ma il mare in linea di massima lo naviga e lo vive chi lo conosce), per la mancanza di punti di riferimento, per le dotazioni di bordo delle navi, è opportuno e necessario munirsi di una metodologia di indagine "usologica" che deve necessariamente essere diversa da quella classica ed ormai sperimentata, che viene impiegata in presenza di avvistamenti di U.F.O.
RINGRAZIAMENTI
Come ogni pubblicazione che si rispetti, anche l'UsoCat ha avuto notevoli supporti ed aiuti da parte di numerose persone. In questa sede vorrei ringraziare in modo particolare i miei due "padri spirituali" dell'ufologia, le due persone che mi hanno, più di ogni altra, aperto gli occhi sull'ufologia scientifica e dalle quali ho imparato moltissimo: Paolo Fiorino e Giusepe Stilo. Tra l'altro a Paolo va il grande merito specifico di avermi procurato quasi tutto il materiale riguardante l'appendice A e di cui possiamo considerarne il vero autore.
A Giuseppe Stilo va il mio ringraziamento per il continuo scambio di materiale con il suo CrashCat e per le nostre ormai ahimè mitiche cene fiorentine.
Eviterò di fare il classico elenco di tutti coloro che mi hanno aiutato, poiché dimenticherei sicuramente qualcuno e pertanto ringrazio il Consiglio Direttivo, tutti i soci e collaboratori del C.I.S.U. che mi hanno inviato numerose pagine di articoli e materiale utile per la stesura del catalogo e tutti gli appassionati e studiosi che mi hanno fornito preziosi suggerimenti.
Infine un ringraziamento ed un abbraccio speciale a chi sopporta il sottoscritto e la sua passione ogni giorno: una grazie di cuore a Patrizia, Massimo e Maria Alessandra.
* * * * * * * * * * * * * * *
avvbianchini@libero.it
|
|
La presente versione dell'UsoCat è aggiornata al 14 giugno 2003.
STATISTICHE
|
DISTRIBUZIONE TIPOLOGICA |
|
A |
14 |
|
B |
87 |
|
C |
56 |
|
D |
65 |
|
TOTALE |
222 |
|
DISTRIBUZIONE REGIONALE DELLE OSSERVAZIONI |
|
REGIONE |
A |
B |
C |
D |
TOTALE |
|
Sicilia |
2 |
11 |
11 |
8 |
32 |
|
Marche |
2 |
10 |
10 |
7 |
29 |
|
Abruzzo |
1 |
9 |
10 |
5 |
25 |
|
Liguria |
1 |
9 |
6 |
7 |
23 |
|
Toscana |
2 |
7 |
6 |
4 |
19 |
|
Emilia-Romagna |
1 |
7 |
3 |
3 |
14 |
|
Campania |
2 |
7 |
2 |
1 |
12 |
|
Veneto |
0 |
3 |
0 |
8 |
11 |
|
Sardegna |
2 |
1 |
1 |
6 |
10 |
|
Lazio |
0 |
6 |
1 |
2 |
9 |
|
Calabria |
0 |
2 |
1 |
5 |
8 |
|
Puglia |
1 |
5 |
0 |
0 |
6 |
|
Umbria |
0 |
3 |
2 |
1 |
6 |
|
Lombardia |
0 |
3 |
2 |
1 |
6 |
|
Piemonte |
0 |
1 |
1 |
3 |
5 |
|
Molise |
0 |
1 |
0 |
3 |
4 |
|
Friuli-Venezia Giulia |
0 |
1 |
0 |
1 |
2 |
|
Trentino-Alto Adige |
0 |
1 |
0 |
0 |
1 |
|
Basilicata |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
|
Vale d’Aosta |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
|
TOTALI |
14 |
87 |
56 |
65 |
222 |
ONDATE (FLAP) (almeno o più di 8 casi per anno) |
|
1954 |
9 |
|
1977 |
13 |
|
1978 |
38 |
|
1979 |
10 |
|
1986 |
9 |
|
DISTRIBUZIONE DECENNALE DELLE OSSERVAZIONI |
|
DATA |
A |
B |
C |
D |
CASI TOTALI |
|
Data imprecisata |
1 |
0 |
1 |
1 |
3 |
|
Prima degli anni ‘50 |
0 |
2 |
0 |
1 |
3 |
|
Anni ‘50 |
0 |
16 |
6 |
4 |
26 |
|
Anni ‘60 |
0 |
11 |
4 |
7 |
22 |
|
Anni ‘70 |
8 |
21 |
30 |
28 |
87 |
|
Anni ‘80 |
1 |
14 |
7 |
11 |
33 |
|
Anni ‘90 |
3 |
19 |
5 |
10 |
37 |
|
Dal 2000 in poi |
1 |
4 |
2 |
3 |
11 |
|
TOTALE |
14 |
87 |
56 |
65 |
222 |
|
DATI COMPLESSIVI PER IDENTIFICAZIONE |
Identificazioni certe I.S.O. (Identified submerged objects) |
Meteoriti (5) - pallone sonda (2) - boa sonora (2) - pesce (1) - falso (5) - fuoco d’artificio (1) - errore percettivo (1) - sacchetto di rifiuti (1) - cetaceo (1) - esercitazione militare (1) - subacquei (1) - boe (1) - piattaforma (1). |
23
|
|
Identificazioni probabili
|
Meteoriti (3) - pallone sonda (2) - paracadute (1) - falso (6) - cetaceo (1) - natante (1) - missile (1) - esercitazione militare (1) - boa (1) - errore percettivo (2) - razzo di segnalazione (2) - spezzone al fosforo (2) - alga (1). |
24 |
|
Identificazioni possibili
|
Meteorite (6) - pallone sonda (1) - frammenti di satelliti (2) - ROV/boa acustica (1) - missile (1) - falso (1) - subacqueo (1) - natante (1) - cetaceo (2) - razzo di segnalazione (2) - RPV (1) - errore percettivo (1) - riflesso (1) - Venere (1). |
22 |
|
Informazioni insufficienti
|
Non esistono sufficienti informazioni, inchieste, indagini, per poter valutare i singoli casi. |
151 |
U.S.O. (Unidentified submerged objects) |
Casi che, a seguito di inchieste approfondite o di numerosi dati, risultano ad oggi non identificati. |
2 |
|
TOTALE |
|
222 |
|
|
APPENDICE A
SOTTOMARINI E NAVI FANTASMA INCIDENTI MARINI RITROVAMENTI DI MATERIALE MILITARE
Prima di procedere oltre, è doveroso spendere due parole sul fenomeno dei cosiddetti sottomarini e navi fantasma e degli strani incidenti che ogni tanto si verificano in mare. I sottomarini fantasma vengono avvistati fin da quando l'uomo ha creato questa splendida macchina da guerra. La seconda guerra mondiale, forse l'epoca più florida per i sommergibili e senza dubbio l'epoca in cui hanno solcato i mari il più alto numero di battelli, è ricca di osservazioni e di falsi allarmi. Ma ricostruire tali segnalazioni in tempo di guerra è cosa certamente impossibile. Le osservazioni di sottomarini fantasma che più interesano questo catalogo, sono quelle avvenute durante la guerra fredda, durante quel gioco di spie, quelle battaglie silenziose che venivano combattute a suon di sonar e strumenti elettronici nei mari di tutto il mondo. La fobia di essere osservati e spiati dai nemici del blocco sovietico ha pervaso un po' tutti quelli che andavano per mare. Certamente il più famoso avvistamento di un sottomarino fantasma è quello accaduto in Norvegia, nel fiordo di Sogne nel novembre 1972; in quell'occasione un mezzo subacquee sconosciuto ha tenuto, per alcuni giorni, in scacco una trentina di unità della flotta norvegese, fin quando è riuscito a scomparire così come era apparso.
Anche l'Italia non è immune dai sottomarini fantasma e ciò è facilmente spiegabile visto che il nostro paese è interamente circondato dalle acque ed è una sorta di grande "portaerei naturale". Quante di queste osservazioni siano reali non è dato saperlo ed è pressoché impossibile farne una stima anche azzardata. Ciò che è certo è che tutt'ora vi sono molto spesso osservazioni di grandi oggetti in movimento sotto i mari ed il fenomeno è certamente interessante e curioso. Ed è altrettanto certo che questo grande gioco di spie ha interessato sicuramente i nostri mari. Il dato numerico interessante è che dagli anni '90 in poi non vi sono mai più state segnalazioni di sottomarini fantasma. Il dato, senza alcun dubbio, è dovuto alla fine della suddivisione mondiale nei due grandi blocchi, quello occidentale legato alla NATO e quello orientale legato al Patto di Varsavia. Con il caduta del muro di Berlino ed il crollo dell'impero sovietico sembra proprio che i sottomarini abbiano smesso di "rincorrersi" nel Mediterraneo.
In merito alle navi fantasma si potrebbe scrivere un intero saggio. Tutti i marinai hanno sempre sentito parlare di navi fantasma, di mitici galeoni e vascelli senza equipaggio che solcano indisturbati gli oceani. Queste storie hanno un fascino tutto particolare per chi ama il mare, anche se di reale vi è ben poco. Ciò che ho cercato di ricostruire, riguardo al nostro paese, sono tutte quelle segnalazioni, quei falsi s.o.s. lanciati da battelli in difficoltà e mai più ritrovati dalle squadre di soccorso. Certo alcuni messaggi di aiuto sono reali e magari qualche imbarcazione è davvero sparita nei flutti, portandosi dietro il suo carico, anche se appare strano che non si parli mai dell'equipaggio o che comunque tutti si dimentichino in fretta degli sfortunati naufraghi; ma la maggior parte di tali segnalazioni sono dei falsi ben orchestrati e realizzati da contrabbandieri senza scrupoli, che in questo modo hanno libero accesso alle coste italiane, sia per il traffico di sigarette, sia per il traffico umano di clandestini.
Forse molto più interessante è il fenomeno degli strani incidenti marini, come quelli che accadono ai pescherecci che, molto spesso, rimangono impigliati con le loro reti in oggetti sommersi di gradi dimensioni, che quasi sempre sono riconosciuti come sottomarini.
La realtà di tali segnalazioni (anche se quasi mai confermata con indagini sul posto ma solo con articoli giornalistici) è il fatto che alcuni battelli perdono realmente le loro reti, trovandosi costretti a recidere i cavi di acciaio che le assicurano. Spiegazioni sono innumerevoli, dal sottomarino al grosso cetaceo, fino allo scoglio od al relitto sommerso in cui le reti rimangono impigliate (forse la spiegazione più plausibile). Un dato certamente curioso che è prima della caduta dell'impero sovietico i pescatori puntavano il dito contro i sottomarini di nazionalità russa o libica. Dal crollo del comunismo i pescatori sono tornati ad accusare quasi esclusivamente la Marina Militare Italiana e, in qualche occasione, quella statunitense.
In merito infine ai ritrovamenti di materiale militare occorre precisare come in mare si riesca a trovare di tutto. Vi è anche un detto che tutto ciò che il mare si prende poi lo restituisce. Il Mediterraneo, specialmente durante la guerra fredda è stato teatro di numerose esercitazioni ed è quindi altamente probabile che un po' ovunque vi siano pezzi di artiglieria, boe o siluri. Inoltre ancora oggi il mare ci restituisce alcuni residuati bellici della seconda guerra mondiale. Il dato curioso, come nel caso degli incidenti tra pescherecci e sottomarini, è che sino alla fine degli anni '80 il materiale ritrovato era quasi sempre di nazionalità sovietica, con le classiche scritte in cirillico. Sempre dopo la caduta del blocco orientale, i ritrovamenti sono attribuiti alle Marine del Mediterraneo (Italiana, Francese, Spagnola).
Anche riguardo a questo particolare settore di catalogazione, devo precisare come se le fonti giornalistiche parlano di avvistamenti di UFO o di alieni, l'osservazione ed il ritrovamento rientrano più propriamente nell'UsoCat vero e proprio. Ci sono infatti nell'UsoCat alcuni casi che potrebbero rientrare nell'appendice A, ma proprio perché l'input delle fonti sono stati gli ufo e non il materiale militare, ho ritenuto corretto inserirli nell'UsoCat vero e proprio.
Spero che questa brevissima introduzione sia servita a far comprendere meglio che il mare è sì ricco di misteri, ma che molto spesso è l'uomo a crearne o a non voler cercare una spiegazione logica a quanto accade.
|
|
RIEPILOGO COMPLESSIVO DATI E STATISTICHE
|
DISTRIBUZIONE TIPOLOGICA |
|
Sottomarini fantasma |
15 |
|
Ritrovamenti materiale militare |
19 |
|
Incidenti marini |
18 |
|
Navi fantasma |
3 |
|
TOTALE |
55 |
|
DISTRIBUZIONE REGIONALE DELLE SEGNALAZIONI |
|
REGIONE |
Sottomarini fantasma |
Ritrovamenti materiale militare |
Incidenti marini |
Navi fantasma |
TOTALE |
|
Sicilia |
5 |
0 |
6 |
0 |
10 |
|
Liguria |
1 |
7 |
2 |
0 |
10 |
|
Puglia |
1 |
1 |
5 |
1 |
8 |
|
Sardegna |
2 |
3 |
1 |
1 |
7 |
|
Marche |
0 |
5 |
0 |
0 |
5 |
|
Abruzzo |
1 |
2 |
0 |
0 |
3 |
|
Campania |
1 |
0 |
1 |
0 |
2 |
|
Calabria |
0 |
0 |
2 |
0 |
2 |
|
Lombardia |
1 |
0 |
0 |
0 |
1 |
|
Veneto |
0 |
0 |
1 |
0 |
1 |
|
Friuli-Venezia Giulia |
0 |
0 |
0 |
1 |
1 |
|
Molise |
0 |
1 |
0 |
0 |
1 |
|
Mar Adriatico |
1 |
0 |
0 |
0 |
1 |
|
Mar Ionio |
1 |
0 |
0 |
0 |
1 |
|
Emilia-Romagna |
1 |
0 |
0 |
0 |
1 |
|
Umbria |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
|
Toscana |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
|
Lazio |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
|
Piemonte |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
|
Trentino-Alto Adige |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
|
Basilicata |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
|
Vale d’Aosta |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
|
TOTALI |
15 |
19 |
18 |
3 |
55 |
|
DISTRIBUZIONE DECENNALE DELLE SEGNALAZIONI |
|
DATA |
Sottomarini fantasma |
Ritrovamenti materiale militare |
Incidenti marini |
Navi fantasma |
CASI TOTALI |
|
Prima degli anni ‘50 |
2 |
0 |
0 |
0 |
2 |
|
Anni ‘50 |
1 |
3 |
0 |
0 |
4 |
|
Anni ‘60 |
3 |
2 |
0 |
0 |
5 |
|
Anni ‘70 |
7 |
4 |
4 |
1 |
16 |
|
Anni ‘80 |
2 |
6 |
5 |
0 |
13 |
|
Anni ‘90 |
0 |
3 |
7 |
0 |
10 |
|
Dal 2000 in poi |
0 |
1 |
2 |
2 |
5 |
|
TOTALE |
15 |
19 |
18 |
3 |
55 |
|
|
APPENDICE B
LEGGENDE DI BASI ALIENE SOTTOMARINE
Fare un resoconto dettagliato e preciso di tutte le leggende e voci relative a presunte basi aliene nei mari e nei laghi italiani non è facile. Il motivo è molto semplice: non esistono fonti dirette e precise e tutto quello che è in mano agli inquirenti sono soltanto voci e racconti di paese, che ogni tanto si tramutano in qualche articolo di giornale, dal contenuto frivolo e scritto solo per attirare la curiosità dei lettori.
Questa breve premessa è indispensabile perché non citerò casi specifici, con date e riferimenti giornalistici, bensì sarà mia cura inquadrare il fenomeno in un contesto folkloristico. Le basi aliene fanno parte della mitologia degli ufo ed in tal senso è necessario e corretto occuparsene.
Più o meno da quando si comincia a parlare di ufo, vi sono leggende che raccontano di fantomatiche basi aliene sotto la superficie delle acque. E' un po' come nella lande scozzesi: ogni lago che si rispetti ha i suoi mostri o serpenti. Anche in Italia i laghi sono popolati da lucertoloni di ogni tipo. Dal lago di Pentolina in provincia di Siena, al lago di Monticchio in cui si avvistano strane bolle, che sono state avvistate anche nel Lago Maggiore. Addirittura nel lago del Salto, nel Reatino, è stata osservata una colonia di gnomi che si è tuffata nelle acque per poi riemergere e scomparire a bordo di una piccola astronave.
Sarebbe impossibile raccontare tutti questi episodi e poi, come ho già scritto nell'introduzione, questi casi appartengono di diritto al FortCat e quindi estranei al presente progetto di ricerca.
La leggenda di basi aliene sotto i mari, come detto, va di pari passo con l'ufologia. Per azzardare potrei dire che da sempre, sotto il mare, si nasconde tutto ciò che è sconosciuto all'uomo. Persino per le religioni antiche gli oceani sono il regno di alcune divinità. Si pensi a Poseidone e Nettuno, tanto per citare i più famosi e conosciuti. Ma anche alcune divinità indiane e sumere provengono dagli abissi. Con ciò, non è mia intenzione entrare nel campo della religione e della fede; questi dati sono stati citati come esempi, solo per dimostrare che, da quando esiste l'uomo, le acque di laghi e mari affascinano ma impauriscono e sono guardate con un certo timore, mistero e rispetto.
Inoltre anche la letteratura, il cinema, i primi cartoni animati giapponesi fine anni '70, i fumetti americani e la fantascienza si sono interessate spesso alla tematica di basi aliene sotto i mari. L'ipotesi che extraterrestri vivano nelle profondità dei mari e che di tanto in tanto incontrino gli esseri umani ha sempre affascinato gli scrittori di ogni epoca.
Rientrando comunque nell'argomento della presente appendice, vorrei ricordare come le basi aliene sono state collocate un po' in ogni parte del mondo. In Antartide ve ne sarebbero addirittura alcune sotto i ghiacci ed anche nel lago Titicaca (lago sacro per le popolazioni andine) vi sarebbe una piccola base. In Argentina, lungo le coste della Patagonia si troverebbero altre basi sottomarine.
Salendo geograficamente arriviamo in una zona ricca di leggende e miti di ogni genere: i Caraibi. Dagli animali metallici marini di Cuba fino ai più splendidi racconti di isole misteriose e di tesori nascosti da fantomatici pirati; naturalmente non potevano mancare le basi aliene di fronte al Venezuela. Certamente, però, il luogo di maggior fascino, che tutti non possono non aver sentito nominare almeno una volta, è il Triangolo delle Bermuda. Di navi ed aerei sarebbero scomparsi nel nulla a decine, forse centinaia secondo alcune fonti. Tutte le possibili spiegazioni sono state tirate in ballo: da anomalie magnetiche, a zone simili ai buchi neri, da porte spazio temporali fino alle basi aliene sottomarine, da cui decollerebbero astronavi pronte ad intercettare qualunque cosa sorvoli la zona.
Ma in verità, da un esame attento e dettagliato dei naufragi e delle sparizioni, gli studiosi seri hanno constatato come soltanto il 15-20% dei battelli e delle navi scomparse sia effettivamente accaduto all'interno del Triangolo delle Bermuda; il rimanente 80-85% e forse anche di più è avvenuto fuori dal confine ideale di questo Triangolo. Stranamente quasi mai nessun autore accenna a questa circostanza, dimostrata scientificamente sulla base dei ritrovamenti dei relitti; ne è un esempio il ritrovamento a metà degli anni novanta dei cinque aerosiluranti Avenger. Si, proprio loro, i primi cinque aerei ai quali si fa risalire la nascita ufficiale del mistero del Triangolo delle Bermuda. Eppure la notizia del loro ritrovamento è passata in secondo piano ed alcuni autori, che continuano a pubblicare saggi sull'argomento, neppure la prendono in considerazione e continuano a ritenere scomparsi i cinque velivoli. Ormai la zona è un mito, un luogo che non può essere confutato. Basti pensare che negli oceani vi sono zone molto più pericolose, con correnti fortissime, che nel corso dei secoli hanno inghiottito, per cause più che naturali, un quantitativo di navi molto superiore a quelle scomparse nel Triangolo delle Bermuda.
Altri Triangoli ve ne sono sparsi un po' ovunque. Uno dei più famosi, conosciuto come il Triangolo del Diavolo, si trova nel mar del Giappone ed anche lì, secondo le voci ricorrenti, numerose navi ed aerei sarebbero spariti nel nulla. Purtroppo, anche in questo caso, vale lo stesso discorso fatto poco sopra per le Bermuda.
Un Triangolo misterioso tutto italiano è stato "trovato" dall'ufologo campano Umberto Telarico, che in un articolo de Il Mattino dei Giovani del 12/12/1984 ha rivelato l'esistenza di una zona tra Sicilia, Sardegna e Campania, dove nel corso degli anni sarebbero sparite decine di imbarcazioni. Andando poi ad analizzare i dati, ci accorgiamo però che i naufragi di questo presunto triangolo nostrano non sono in numero maggiore, rispetto ad altri tratti di mare.
Raggiungendo l'Europa, scopriamo che le leggende delle basi aliene sono presenti anche nel vecchio continente. Senza stare a citare quelle riguardanti i paesi scandinavi ed i ghiacci del polo, ricordiamo come basi sottomarine sono state segnalate vicino all'Isla De Hierro (Isola di Ferro) alle Canarie e, nel Mediterraneo, anche alle Isole Baleari. Nel Mar Egeo vi sono due isole famose per i loro misteri: Creta e soprattutto Santorini. Quest'ultima da molti è indicata come ciò che resta del famoso continente descritto da Platone: Atlantide. A Santorini, forse una delle isole più belle del mondo, famosa soprattutto per i suoi tramonti, tra i vari tour per i visitatori, vi è anche la scoperta delle rovine e dei resti archeologici di un'antica civiltà, che ovviamente viene identificata con Atlantide. Il curatore del presente catalogo ha avuto modo di visitare quel sito, rimanendo però deluso, di fronte solo a qualche colonnato greco e minoico e ad un certo numero di anfore. Per la precisione, occorre, però, ricordare come Atlantide sia stata posizionata dagli studiosi un po' in tutti i mari del mondo!
Un'ipotesi certamente curiosa ed originale è quella del famoso studioso Ivan T. Sanderson che, nel suo libro "Invisible Resident", suggerisce che sotto gli oceani possa vivere una specie intelligente molto più antica dell'uomo, che discenderebbe da quelle forme di vita che non lasciarono i mari primordiali per svilupparsi sulla terraferma. Questa razza si sarebbe sviluppata molto più rapidamente sott'acqua, con una tecnologia di molti millenni più avanzata della nostra ed i fantomatici Ufo ed Uso altro non sarebbero che i loro mezzi di trasporto. L'altro grande studioso John Keel ritiene che sotto le regioni intorno al circolo polare artico vi siano basi sottomarine di alieni. Queste teorie hanno, ovviamente, pochi fondamenti credibili e sono interessanti soprattutto dal punto di vista storiografico del fenomeno. Sono il frutto della mentalità ufologica degli anni '60-'70 ed è giusto citarle, in quanto bagaglio culturale di un epoca certamente importante della moderna ufologia.
Di basi aliene italiane ve ne sono diverse, ma le principali e più famose sono quelle che si trovano sparse un po' in tutto l'Adriatico e quella che, a detta di molti, si dovrebbe trovare sotto la superficie del lago Trasimeno, in Umbria.
Le leggende sono sempre le stesse, ovvero la presenza di basi più o meno strutturate in cui vivrebbero da molti anni numerosi alieni. In genere la base è associata sempre ad una serie di avvistamenti di oggetti e luci che entrano ed escono dal mare e che sono catalogati nell'UsoCat. Ogni volta che vi è un avvistamento in zona, le fonti giornalistiche riportano queste leggende.
In modo particolare, per quanto riguarda l'Adriatico, posso affermare che le principali e più famose storie di basi sono nate in concomitanza con l'ondata adriatica del 1978. Era facile associare colonne d'acqua, interferenze elettromagnetiche, luci misteriose e gorghi con la presenza sul fondale di una base aliena, senza ricercare le vere cause dei fenomeni descritti.
Addirittura la legenda più incredibile è quella riportata da un giornale di fantascienza del 1972 e successivamente da un cronista del quotidiano "Il Tempo" quando in un articolo del 30/11/1978, intervista l'allora dirigente del C.U.N. Michele Magagni il quale, in merito alle possibili spiegazioni dei fenomeni adriatici, afferma che una spiegazione plausibile, a cui il suo Centro è portato a credere, è la presenza di una base aliena sotto le acque. Continua poi, citando il compianto Peter Kolosimo e raccontando che addirittura a Pescara ci sarebbero alieni camuffati da umani che vivono una vita normale e che avrebbero incontrato un ufologo di sua conoscenza ma di cui non può assolutamente fare il nome.
Questa base sottomarina sarebbe la sede della popolazione aliena W56, in contrasto con l'altra popolazione, la CTR. Qui vi è anche un'altra versione ovvero che la base si trova sotto terra e ha un accesso al mare attraverso un passaggio mimetizzato da… distributore di benzina!
Tale articolo non può che far sorridere i ricercatori seri, ma come ho sostenuto poco sopra, anche questa è ufologia (a mio avviso meglio definirla mitoufologia) ed è giusto che la memoria di questi racconti non vada persa, ma anzi serva per capire, nel miglior modo possibile, quale fosse l'approccio al fenomeno in quegli anni e perché non esistano praticamente inchieste ed indagini serie.
Un'altra leggenda adriatica racconta che davanti a Vasto vi sia stata, in un lontano passato, una città ricca e fiorente, poi inghiottita dai flutti. Un po' come il mito di Atlantide. Ma si sa, anche di "Atlantidi" ve ne sono moltissime sparse per il mondo!
Nel Lago Trasimeno, invece, le basi aliene ci sono sempre state, fin dai primi avvistamenti. Come sappiamo ogni lago deve avere il suo mistero, fa parte della natura di questi specchi d'acqua. Il Trasimeno è tornato alla ribalta quando, nel 1995, addirittura l'astronauta americano Brian O'Leary si sarebbe detto interessato ai fenomeni che circondano questo lago. In verità, come hanno suggerito alcuni quotidiani, c'è chi ha pensato ad un business turistico, un po' come è successo nel lago di Loch Ness. Il fatto strano del Trasimeno è che a fronte delle tante leggende relative alle presunte basi, vi sono pochi avvistamenti di oggetti e luci che entrano od escono dal lago. In genere le luci sono spesso viste sorvolare lo specchio d'acqua dolce, ma raramente sono viste immergersi. Questo è un dato curioso ma reale, poiché rispetto a tante e fantascientifiche leggende, il mare Adriatico è anche molto ricco di avvistamenti di ogni genere.
Un'altra base che alcune fonti del 1978 hanno descritto, si troverebbe sotto il mare di fronte a Ventimiglia, in Liguria. Di questa base vi sono solo pochissimi accenni, emersi dopo l'avvistamento uso catalogato al n. 075.
Fonti tratte da Famiglia Cristiana ricordano, poi, come anche il lago Maggiore sia oggetto di avvistamenti e naturalmente gli alieni avrebbero realizzato la loro bella base sul fondo del lago.
Per quanto riguarda altre località italiane sono più che certo che se andiamo a sentire i racconti delle persone anziane e dei pescatori, che vivono in ogni paese che si affaccia su di un lago, si potrebbe perdere il conto delle leggende e delle storie di basi, gnomi, folletti e serpenti giganti.
Comunque, per concludere, il fenomeno delle basi aliene presenti nelle nostre acque è uno degli aspetti più interessanti del folklore ufologico e di quella che mi sono permesso di definire "mitologia degli ufo". Si tratta della fantascienza dell'ufologia e come tale deve essere studiata; è assolutamente indispensabile non perderne la memoria, ma tramandare quanto ci viene riportato e raccontato, sempre ricordandoci che si tratta di fantascienza e non di dati reali e documentati.
Ma infine, come tramanda un vecchio proverbio, è bene non scordare mai che in fin dei conti ogni leggenda ha un fondo di verità…
|
|
APPENDICE C
CURIOSITA' LEGATE AL MARE ED AGLI U.S.O.
In merito alle curiosità ufologiche, non si poteva non cominciare da una delle più divertenti e precisamente da un brevetto americano di un U.S.O. rintracciato, nel sito internet www.delphion.com/details?pn=US05653404_, dall'ufologo romano Stefano Innocenti, che è un grande appassionato di robotica e molto spesso si aggira per i vari uffici brevetti alla ricerca di qualche notizia interessante.
Di seguito viene riportato in dettaglio sia il disegno principale del brevetto americano (il cui inventore è il canadese Gennady Ploshkin), sia i dati essenziali; nel sito internet sopra specificato sono anche disponibili (a pagamento) numerosi altri disegni dell'oggetto, in ogni sua posizione e con alcuni particolari dell'interno.
Come si può notare si tratta di un mix tra un disco volante classico ed un piccolo sottomarino, con tanto di ufficiale di bordo nella parte inferiore sommersa e turisti comodamente adagiati in poltrone nella parte superiore.
Ad oggi non risulta che questo strano apparecchio sia stato effettivamente realizzato, anche perché è molto probabile, come usualmente accade in questi casi, che l'inventore aspetti un facoltoso finanziatore per poter concretizzare quanto da lui progettato. Sarebbe in ogni caso interessante scoprire se almeno un modello in scala funzionante è stato in effetti realizzato o se il tutto è rimasto allo stato di semplice progetto.
Numerosi piccoli sottomarini, specialmente quelli dedicati alla ricerca subacquea o al soccorso in mare, sono stati progettati con una forma che richiama senza dubbio alcuni stereotipi di oggetti volanti non identificati. Questo dato è assolutamente logico, poiché una forma senza spigolature è la più idrodinamica che vi possa essere in acqua. La "Settimana Incom" del luglio del 1962 n. 29 pubblicò un interessante disegno relativo ad un progetto di un piccolo sottomarino per l'esplorazione degli abissi ideato dal mitico Comandante Jacques Yves Cousteau. In seguito il Corriere della Sera del 12/02/1969 pubblicò un articolo con foto di un battello di salvataggio, definito inaffondabile, dalla forma discoidale, che era stato prodotto da un'industria californiana e che, a detta del giornalista, veniva già impiegato negli impianti di trivellazione del petrolio nel Mare del Nord.
Non è intenzione descrivere tutti i singoli battelli subacquei, poiché di piccoli sottomarini o di R.O.V. ne sono stati costruiti o progettati a decine nel corso degli anni (dall'inglese "Smartie" in fibra di vetro, al norvegese "Kvaerner" per la posa di pipe-lines sottomarine). Le descrizioni degli oggetti sopra citati sono comunque un piccolissimo campionario di alcuni mezzi navali e/o sottomarini, costruiti e progettati dall'uomo, che potrebbero o possono solcare i mari e spesso essere confusi o non riconosciuti.
Come purtroppo possiamo notare in ogni contesto di guerra, alcuni ufologi non riescono a trattenersi dallo scovare avvistamenti di UFO durante battaglie od atti di terrorismo. E così le pagine di molte riviste ufologiche sono piene di segnalazioni di oggetti o luci visti solcare i cieli durante la Guerra del Golfo, l'attacco dell'11 settembre fio a risalire nel tempo con i famosi foo-fighters della 2° Guerra Mondiale. Anche il fenomeno USO può confermare tale circostanza durante la battaglia di Capo Matapan tra la flotta britannica e quella italiana (priva di radar) che vide colare a picco cinque navi italiane (gli incrociatori Fiume, Pola e Zara e le cacciatorpediniere Alfieri e Carducci) con ben 2.308 marinai italiani che rimasero uccisi. "Ufo Notiziario" del maggio del 2002 riporta un inverosimile racconto di alcuni sopravvissuti del Fiume i quali, alla deriva su di una zattera, all'alba del giorno successivo all'affondamento della loro nave, videro l'incrociatore Fiume che affiorò sulla superficie del mare fino all'altezza della coperta. I testimoni oculari ricordano che provarono tutti una sensazione non di gioia ma di profonda tristezza. Improvvisamente, così com'era apparsa, la nave scomparve alla vista dei naufraghi per sempre. Ovviamente questa storia è una delle tante di navi fantasma avvistate dai naufraghi, che in ogni caso viene ricollegata dal citato periodico al fenomeno degli U.S.O.
Questo purtroppo è un atteggiamento tipico di una certa parte dell'ufologia, che si limita a cercare lo scoop piuttosto che ad analizzare i dati concreti sugli avvistamenti di U.S.O. e non associarli a quelle che sono esclusivamente leggende legate al mare ed alla guerra.
Altra notizia curiosa è quella relativa ad un fumetto pubblicato dal periodico "Corriere dei Ragazzi" n. 21 del 27/05/1973 che riporta un breve testo di Bonanni, con disegni di Paletti, intitolato "Il sottomarino fantasma". E' la storia della caccia da parte di una flotta di navi militari norvegesi ad un sottomarino fantasma che, nel finale, si rivela essere un disco extraterrestre che emerge dalle acque e scompare in cielo. Con ogni probabilità si tratta dell'unico fumetto italiano che concentra in sole quattro pagine tutti gli elementi principali del fenomeno degli U.S.O., ovvero l'avvistamento da parte dei militari di quello che viene descritto come un sottomarino fantasma, la caccia con bombe di profondità e sonar, i presidente di USA ed URSS che si sentono per mezzo della famosa linea rossa ed infine l'emersione dalle acque di un disco extraterrestre che ha tenuto in scacco decine di navi.
Vi è poi una notizia, tratta dal quotidiano "stampa Sera" del 13/01/1975, che a buon diritto avrebbe dovuto essere inserita all'interno del catalogo vero e proprio, ma stante il fatto che è avvenuta al largo delle coste del Senegal, ho ritenuto curioso inserirla ugualmente, ma in questa appendice. Si tratta di una collisione avvenuta tra una nave italiana (ed ecco il motivo per cui il caso è stato raccolto anche se fuori dalle acque territoriali italiane) e precisamente la "Galileo Galilei" ed un corpo sommerso al largo di Dakar. La nave non pare abbia riportato danni ed è riuscita a raggiungere il porto di destinazione, con il suo carico di 724 passeggeri e 67 automobili.
Un'altra notizia giornalistica, tratta da "Il Secolo XIX" del 21/01/1993, molto divertente racconta di uno strano avvistamento di un oggetto di forma discoidale osservato a Voltri (GE) il quale non è mai entrato in contatto con l'acqua (e questo è il motivo per cui non è stato catalogato nell'UsoCat vero e proprio), ma è stato visto da un testimone "fare rifornimento" in mare. La notizia non è la prima del suo genere in Italia, poiché anche alcuni anni or sono, in un fiume del nord venne osservato un oggetto che si stata rifornendo con un tubo che entrava nelle acque del fiume.
Alcuni altri avvistamenti che non sono stati inseriti nel catalogo, ma che comunque potrebbero rivestire una certa importanza, sono quelli relativi alle osservazioni di oggetti che improvvisamente si fermano in cielo ed illuminano con un fascio di luce la zona sottostante. Uno di questi casi è avvenuto agli inizi degli anni '90, probabilmente in Puglia (collaborazione di Arcangelo Cassano) quando un oggetto venne visto illuminare un'imbarcazione e successivamente ripartire a bassa velocità verso il mare. In un altro episodio avvenuto a Scaletta Zanclea (ME) nell'estate del 1993 o del 1992 un testimone osservò un fascio di luce illuminare il mare sottostante e nel punto in cui era illuminato il mare cominciò ad incresparsi con onde alte. Ovviamente alla scomparsa improvvisa della luce le acque ritornarono ad essere normali (collaborazione di Pietro Torre). In genere non è raro che elicotteri della Polizia in pattugliamento possano non essere riconosciuti. Come già detto tali segnalazioni non vengono catalogate poiché gli oggetti non entrano in contatto con l'acqua, ma si limitano ad illuminare il mare o le imbarcazioni che lo navigano.
Un vecchio articolo di Marcello Coppetti pubblicato sul "Giornale dei Misteri" n. 133 analizza l'ormai sorpassata teoria dell'ufologo francese Aimè Michel secondo la quale gli avvistamenti di U.F.O. sembrerebbero seguire due linee mondiali precise: la Bavic e la Suopo. Coppetti riprende la teoria delle linee ortoteniche e la ripropone per gli avvistamenti sia degli U.S.O. sia per le rotte seguite dai sottomarini sovietici, con particolare riguardo al mar Adriatico ed allo Ionio, dinanzi al Golfo di Taranto. Ormai la teoria ortotenica fa parte del passato dell'ufologia ed è stata dimostrata ampiamente la sua totale mancanza di validità. Rimane però un interessante approccio al fenomeno che fa, senza ombra di dubbio, parte della storia ufologica ed in questo caso usologica.
Altra notizia alquanto curiosa è quella riportata dal quotidiano "La Stampa" del 12/05/1977 che accenna ad un museo inaugurato a Cantine di Gandria che raccoglie tutti i trucchi ed i marchingegni ideati dai contrabbandieri per eludere la sorveglianza delle forzi di polizia. In particolare nel museo sarebbero conservati alcuni piccoli sottomarini che servivano per trasportare illegalmente tra l'Italia e la Svizzera, nel lago di Lugano casse di sigarette di contrabbando. Uno di questi mezzi, era di forma oblunga e venne ribattezzato dalla Guardia di Finanza "sigaro del Ceresio". Evidentemente quanto escogitato dai contrabbandieri nostrani è piaciuto anche ai loro collegi colombiani, i quali avevano utilizzato per anni un vero e proprio piccolo sottomarino di trenta metri di lunghezza con 12 uomini di equipaggio ed oltre 200 tonnellate di droga ("La Repubblica" del 09/09/2000; "Panorama" del 25/11/1994; "La Stampa" del 15/02/1994). Il cartello dei narcos colombiani è un'organizzazione ben strutturata ed il quantitativo di eroina e cocaina trasportati non è certamente paragonabile alle poche casse di sigarette dei contrabbandieri italiani!
Infine, in ordine cronologico, uno dei fenomeni marini più strani, che però non ha nulla a che vedere con gli U.F.O., avvenuti in Italia, è quello dei gorghi e delle acque bianche di Panarea. Verso la fine di novembre del 2002 la stampa ed i mass media italiani si sono occupati, con notevole attenzione, delle attività di fumarole sottomarine nelle acque di Panarea. Il fenomeno, che crea grandi chiazze di acqua bianca che sembra ribollire ed odora di zolfo, è dovuto alla fuoriuscita di gas vulcanici da sotto la crosta terrestre, molto comuni in tutte le zone vulcaniche e nelle Isole Eolie. In buona sostanza si tratta semplicemente di gas formati da acido solfureo, nocivo e pericoloso, che una volta diluito con l'acqua del mare diventa solo leggermente urticante.
Tali fumarole sottomarine si trovano ad una profondità di circa 15 metri e creano di vasti gorghi che hanno senza dubbio un aspetto inquietante visti dall'alto.
Si è ritenuto utile catalogare anche questo fenomeno marino, poiché non è escluso che possano nascere intorno a questi gorghi storie e leggende di basi o di avvistamenti di U.S.O.
Siena, 14 giugno 2003
| |
|
|
|
|
|