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L'EPILESSIA IDIOPATICA
A SINTOMATOLOGIA SENSORIALE
COME CAUSA DI UN CERTO TIPO DI AVVISTAMENTI UFO
di Antonio BLANCO
blanco.a@tiscalinet.it

CISU-SICILIA

 

Premessa
E' noto che la maggior parte degli avvistamenti ufologici vengono riportati da un solo testimone e che per la gran parte di essi non esistono conferme strumentali, tracce materiali o indizi di un qualunque tipo che possano confortare o supportare il racconto testimoniale.
A conti fatti, dunque, nella maggior parte dei casi non posse-diamo alcun elemento per valutare l'oggettività dei rapporti di avvistamento e tutto quello su cui possiamo basarci è la nostra personale, ma proprio per questo opinabilissima, valutazione dell'attendibilità del testimone.
Questa constatazione, non certo nuova e sulla quale è stata in parte costruita la grande svolta in senso psicologico dell'indagine ufologica, costituisce di fatto la premessa giustificativa per l'allargamento del nostro campo di studio a tutte quelle patologie cliniche che, riguardando il soggetto umano, ne possono alterare in buona fede la sfera percettiva.
In quest'ottica, la mia tesi è che in alcuni casi (che per il momento mi limiterò ad indicare genericamente come casi limite) le vittime di tale patologia possono risultarne fino a tal punto condizionate da generare in loro la convinzione di essere stati testimoni di un avvistamento UFO.
Nella fattispecie, questo articolo vuole essere la traccia di una ricerca preliminare circa la possibilità che un soggetto umano affetto da sindrome epilettica possa involontariamente trasformarsi in un testimone mentale di un avvistamento UFO, quando non addirittura nel protagonista di un incontro ravvicinato e finanche di un caso di abduction.
Un'ipotesi questa che non deve poi essere così peregrina se è vero che su di essa stanno contemporaneamente convergendo numerosi studiosi di varia estrazione e nazionalità, i risultati delle cui ricerche sono stati in alcuni casi resi noti anche dalla stampa non specializzata. (1)


Che cos'è l'epilessia
Nei trattati di patologia medica l'epilessia viene correntemente definita come una sindrome neurologica caratterizzata dalla presenza di saltuarie manifestazioni critiche, dette attacchi o crisi epilettiche, originate da scariche che sono effetto di un'anomala attività elettrica di un gruppo di cellule cerebrali.
In realtà, sotto la voce epilessia si raccoglie un gruppo assai multiforme di stati morbosi con origini differenti, ma caratterizzati da fenomeni clinici sostanzialmente simili e che corrispondono ad uno schema di reazione del sistema nervoso verso stimoli patogeni.
Per tale motivo si distinguono diversi tipi di epilessia in rapporto alla causa che l'ha determinata, all'età d'insorgenza, al tipo di fenomenologia ed al decorso clinico.
Solo quando le crisi costituiscono un unico, ricorrente e duraturo sintomo di malattia è possibile riferirsi all'epilessia come una condizione patologica cronica dell'encefalo. In tutti gli altri casi, gli attacchi epilettici sono considerati semplicemente un aspetto di parte di un complesso sintomatologico derivante da una malattia in atto (come per esempio un tumore encefalico, encefalite o stati infiammatori vari, intossicazioni, turbe vasomotorie, traumi cranici) oppure pregressa (sofferenze endouterine, asfissia neonatale, encefaliti infantili).
L'epilessia così intesa ha in ogni popolazione un'alta incidenza (3-5%), e nei casi in cui inizia nell'infanzia o nell'adolescenza ha decorso cronico.
Circa l'esistenza di un gene epilettogeno attraverso il quale in taluni casi l'epilessia potrebbe trasmettersi per discendenza diretta, il dibattito è invece tuttora aperto. I più tendono oggi a mettere in secondo piano il carattere ereditario dell'epilessia, preferendo parlare di una generica predisposizione a convulsivare, sotto l'azione di stimoli o cause specifiche, più marcata nei soggetti discendenti da genitori epilettici rispetto alla generalità degli altri.(2)
In altre parole, tra i primi ed i secondi diverso sarebbe soltanto il livello della soglia convulsiva, superata la quale in chiunque si rileva lo stesso schema di reazione di cui la crisi epilettica è espressione.
La dimostrazione di ciò è stata ottenuta in via sperimentale somministrando a soggetti normali particolari sostanze ad azione farmacologica (per esempio il cardiozol o altri analettici; i preparati barbiturici ed anestetici in generale; molti farmaci ad azione psicotropa quali la mescalina, il dietilamide dell'acido d-lisergico o la psicolocibina) (3), verificandone gli effetti e provando così che, al di là dell'azione di fattori patologici oggettivamente predisponenti, l'attività epilettica è l'effetto di una naturale reazione di ogni organismo umano (4) ad una situazione critica.


Tipi e categorie dell'epilessia
I principali criteri di classificazione dell'epilessia sono due.
Il primo fa riferimento allo studio delle cause e dei meccanismi di insorgenza dell'epilessia, distinggendone le forme sintomatiche (causate da alterazioni strutturali permanenti del sistema nervoso centrale, come ad esempio un danno anatomico cerebrale, ovvero da alterazioni metaboliche interferenti con l'attività neuronale) da quelle idiopatiche (cosiddette perché in questi casi non sono identificabili cause anatomiche o funzionali tali da spiegare le manifestazioni epilettiche).
Il secondo invece non guarda alle cause od ai meccanismi, ma al tipo di manifestazione clinica provocata dall'epilessia, distinguendo crisi generalizzate e crisi parziali a seconda dell'estensione dell'area del cervello interessata dalla diffusione della scarica epilettica. (5)
Le prime sono quelle che in assoluto o comunque meno delle seconde sembrano compatibili con il contesto ufologico. Di sicuro non lo sono le crisi di grande male (6) a causa del carattere eclatante delle espressioni sintomatologiche che ne compongono il quadro clinico.
Più interessanti, ma sempre ufologicamente assai poco probabili, sono anche le crisi di piccolo male (7), che la medicina circoscrive sostanzialmente ai bambini compresi tra i 6 ed i 12 anni, mentre come ben sappiamo l'età dei testimoni UFO è estremamente variabile.
Altro problema da risolvere, nel caso in cui si volessero adattare alla specificità della nostra materia questi due tipi di crisi, sarebbe quello della frequenza (8) con cui questi attacchi epilettici si succedono nello stesso paziente, quantunque in linea teorica si potrebbe osservare che anche nella casistica ufologica esistono i cosiddetti "repeaters" (lo sono per esempio molte delle vittime di abduction), per non parlare poi dei contattisti (9), le cui esperienze sono per definizione altamente ripetitive.


L'epilessia focale: effetti e sintomatologia
Le crisi epilettiche che più si prestano a fornire una chiave interpretativa ad una certa casistica ufologica sono quelle che rientrano nella categoria delle epilessie parziali, altrimenti dette "focali" poiché riguardano specifiche sedi della corteccia cerebrale.
Queste crisi non superano di solito i due minuti di durata e le loro caratteristiche cliniche, che possono essere a sintomatologia elementare o complessa, dipendono dalle funzioni della corteccia cerebrale sede del focus epilettico.
Le più interessanti sotto il profilo della ricerca ufologica sono quelle derivanti da foci situati nelle aree che presiedono alle funzioni sensitive e sensoriali. Le più comuni sono quelle sensitive (percezione di sensazioni non dolorose tattili o calorifiche, quali formicolio o vellicamento), olfattive (percezione di odori sgradevoli), visive (percezione di colori in movimento) e uditive (abnorme sensibilità acustica sia in senso migliorativo che peggiorativo) e si manifestano tutte senza perdita di coscienza.
Nella pratica clinica, nelle forme di epilessia a sintomatologia sensoriale, raramente questi effetti si presentano singolarmente: sicché, sebbene la crisi inizi con percezioni relative alle funzioni proprie dell'area sede del focus (10), è più frequente osservare una combinazione dei sintomi descritti, uno dei quali magari prevalente sugli altri.
Nella fattispecie delle crisi parziali a sintomatologia complessa, l'attacco epilettico assume il connotato di una crisi psicomotoria: il soggetto compie movimenti complessi, organizzati, apparentemente finalizzati, ma in completo automatismo. Può alzarsi, camminare, aprire una porta ed uscire all'aperto oppure sistemare degli oggetti su un tavolo e compiere moltissimi altri movimenti in stato di completa incoscienza, ovvero in uno stato di coscienza crepuscolare che ricorda lo stato confusionale.
Ciò nonostante, il soggetto conserva parziale e più o meno lucido ricordo di quanto fatto, creduto di vedere e creduto di sentire nella fase iniziale della crisi, cioè durante l'aura.
Ma c'è di più: talvolta gli attacchi si accompagnano a particolari fenomeni psicosensoriali: illusioni, allucinazioni, deja-vu (cioè l'impressione di ritrovarsi in un ambiente già noto) ed altri complessi fenomeni psichici possono colpire il soggetto e suggestionarlo in perfetta buona fede.
Nel caso di crisi con manifestazioni di tipo illusorio si produce per esempio un'alterata percezione di stimoli realmente esistenti che può causare una vasta gamma di distorsioni percettive, tra le quali assumono per noi particolare significatività quelle relative alla forma ed alla grandezza delle cose.
Le manifestazioni invece di tipo allucinatorio (come per esempio il cosiddetto stato sognante di Jackson), pur producendo come nel caso precedente un quadro integrato delle percezioni sensoriali globalmente alterato, si distinguono a seconda della prevalenza della modalità sensoriale interessata e maggiormente distorta.
Nei casi infine di crisi con disturbi della sfera cognitiva vengono coinvolte le funzioni mnesiche del soggetto, cui può succedere di rivedere nel dettaglio scene vissute nel passato (o anche solo prese a prestito e trasfigurate dalla letteratura o dalla cinematografia), di interpretare come se fosse stata già vista, sentita o vissuta una percezione attuale nuova o al contrario di non riconoscerne una familiare realmente già vissuta.
In forme particolari di epilessia, soprattutto in quelle nelle quali è interessato il lobo temporale, le manifestazioni psichiche, con stati di alterata coscienza o con episodi mentali di diversa e complessa strutturazione, possono costituire esse sole la crisi.


L'epilessia idiopatica
Nel quadro delle ricerche volte ad individuare i fattori scatenanti l'epilessia, due sono i dati che assumono un particolare valore ai fin del postulato enunciato nella nostra premessa: il riconoscimento dell'esistenza di casi di epilessia idiopatica, privi cioè di uno specifico agente causale, e l'esito spesso negativo dell'esame neurologico praticato nei periodi di intervallo fra le crisi.
Nei casi di epilessia idiopatica, la scienza riconosce infatti che a scatenare l'attacco può essere anche solo una particolare disposizione nervosa del soggetto a reagire secondo lo schema della crisi epilettica a fattori anodini ed aspecifici.
Mentre il fatto che l'esame elettroencefalografico condotto in momenti diversi da quelli critici possa non rilevare i caratteristici complessi punte-onda sintomatici della malattia spiega bene perché la particolare forma di epilessia alla quale vorremmo ascrivere una certa casistica ufologica potrebbe non venir mai diagnosticata, o esserlo solo difficilmente. In altre parole, se la positività dell'EEG è sufficiente a dare sicurezza alla diagnosi di epilessia, la sua negatività non la esclude; ed ove al medico non sia possibile osservare la crisi in atto (o se la crisi è stata unica, o se costituisce la manifestazione di un fenomeno di disfunzione acuta cerebrale determinato da cause extracerebrali) la diagnosi clinica non potrà che essere sempre di probabilità. (11)
Ecco quindi che per riconoscere e valutare la soglia epilettica di un soggetto assumono particolare importanza le cosiddette tecniche di attivazione, cosi chiamate perché attraverso la loro applicazione è appunto possibile attivare un EEG negativo, risvegliando nel soggetto, durante la registrazione, un'attività epilettica.
Le principali metodiche che permettono di porre in evidenza e meglio rilevare quelle anomalie patologiche del tracciato prima latenti o poco osservabili, oltre alla già accennata somministrazione in piccole dosi di diverse sostanze ad azione farmacologica e convulsivante, sono: il sonno spontaneo, l'iperpnea (che consiste nell'invitare il soggetto ad aumentare la frequenza e la profondità del suo ritmo respiratorio per alcuni minuti) e la stimolazione luminosa intermittente (generalmente eseguita mediante stroboscopio).
Proprio quest'ultima tecnica mi sembra di particolare interesse sotto il profilo della nostra ricerca, laddove si consideri che prove di laboratorio hanno ampiamente dimostrato che mediante ritmi di 10-30 lampeggiamenti al secondo è possibile trascinare sincronicamente la frequenza del tracciato bioelettrico di alcuni soggetti e che verosimilmente un individuo predisposto (come potenzialmente chiunque sotto la spinta di particolari condizioni emotive ed ambientali) potrebbe cadere in analogo stato di alterazione, per esempio osservando intensamente le luci lampeggianti di un aereo o quella tremula di una stella particolarmente brillante. (12)

Del resto che ciò sia possibile è dimostrato dai diversi episodi di cronaca che i giornali hanno spesso riportato negli ultimi tempi, connettendoli alla visione di luci e colori vivaci trasmessi dallo schermo televisivo o di un videogame. Tra quelli ai quali è stato dato maggiore risalto, l'incidente risalente all'aprile del 1993 (indicato anche come il primo di questo genere registrato in Italia) che ha coinvolto un ragazzino di 11 anni, e quello occorso nel marzo del 1994 a tre ragazzi messinesi tra i 12 ed i 14 anni. Il primo, svenuto all'improvviso mentre giocava con un videogame è stato ricoverato d'urgenza all'ospedale di Pisa, dove al termine della crisi, che i medici hanno imputato all'eccitazione del gioco, alla visione ravvicinata ed ai colori accesi dello schermo, ha ripreso i sensi, sotto choc e senza ricordare nulla. Analoga sorte è toccata ai secondi, che tuttavia, sottoposti in un secondo momento ai test standard, sono risultati negativi. (13)
Questo particolare tipo di epilessia ha già un nome: si chiama epilessia fotosensibile e tra i Paesi europei i più colpiti sembrano essere la Francia e la Gran Bretagna (si calcola 56 bambini su mille). (14)
A scatenarla basta un qualsiasi stimolo luminoso intermittente: in alcuni casi addirittura è sufficiente anche il semplice riflesso di una luce sull'acqua oppure quella che filtra attraverso gli alberi durante un viaggio in auto, quando questi sono per esempio disposti con cadenza periodica lungo i lati della strada, così da produrre ritmicamente dei lampi luminosi quando con le loro fronde non fanno da parasole. Mentre in quelli estremi è stato dimostrato che alcuni soggetti riescono ad autoindursi in crisi semplicemente coprendosi ritmicamente gli occhi col palmo della mano o aprendo e chiudendo più volte le palpebre. (l5)
Tra le forme epilettiche a scatenamento sensoriale quella fotosensibile è la più frequente (l6), soprattutto nella fascia d'età compresa tra gli 8 ed i 19 anni, e singolarmente tra i soggetti di sesso femminile più che fra quelli di sesso maschile.
I principali sintomi di questo tipo di crisi sono ancora una volta quelli che ben si prestano a fare da cornice ad un episodio ufologico: al-terazione della vista, perdita di coscienza e stato di confusione.
Crisi epilettiche con analoghe manifestazioni sintomatiche possono però essere indotte anche da stimoli acustici che colpiscano con intensità ed inaspettatamente una persona, come pure da movimenti improvvisi compiuti con gli arti o con il corpo.(17) Ed è interessante osservare che, come già nel caso degli stimoli luminosi, tra quelli uditivi sono gli stimoli intermittenti a fungere più frequentemente da fattori scatenanti delle crisi.
Nelle forme più complesse, invece, il meccanismo di scatenamento è più sottile ed implica il contemporaneo coinvolgimento di più sistemi sensoriali: in questi casi, decisiva per l'insorgere della crisi epilettica non è l'intensità dei diversi stimoli, ma più determinante è la componente emozionale. (18)


L'epilessia ufologica
Completata in questo modo la descrizione, per ovvi motivi sintetica, dei diversi complessi sintomatologici dell'epilessia nelle sue varie forme, siamo adesso in possesso degli elementi necessari per mettere meglio a fuoco la tesi enunciata e tentare di tracciare un primo profilo della crisi epilettica a sfondo ufologico ipotizzata e che possiamo graduare a tre diversi livelli interpretativi.
Al primo livello, il più semplice, si vuole sostenere che alcune particolari forme di epilessia possono produrre in chi ne è affetto stati di percezione alterata tali da poter spiegare l'avvistamento di un UFO ed altre esperienze classiche della fenomenologia ufologica.
Purtroppo però, non essendo sempre possibile effettuare una sicura diagnosi di epilessia, non siamo in possesso dei necessari dati statistici per stabilire una precisa correlazione tra lo stato di patologia e l'attributo di testimone UFO: in altre parole, non abbiamo prove che quanto ipotizzato sia effettivamente avvenuto e tanto meno elementi certi per poter discriminare la casistica ufologica secondo questa chiave di lettura.
Per superare queste difficoltà, ci affacciamo allora al secondo livello interpretativo, nel quale sposiamo la tesi precedentemente accennata che considera l'attività epilettica l'effetto di una naturale reazione di ogni organismo ad una situazione bioelettricamente critica: in altre parole, poiché siamo potenzialmente tutti epilettici e diversa tra noi è soltanto la soglia limite superata la quale entriamo in crisi, chiunque potrebbe riportare un avvistamento UFO sotto l'effetto di un attacco epilettico.
L'intero costrutto si basa evidentemente sul postulato dell'esistenza di una forma di crisi epilettica latente (una sorta di spada di Damocle pendente su ogni persona), che in tutta una vita può non manifestarsi mai o al contrario manifestarsi una o più volte, anche a lunghi intervalli di tempo, e sotto l'azione di particolari stimoli ambientali e/o insieme psicologici, più probabilmente di una particolare combinazione di essi, sfociare nel racconto di un vissuto ufologico soggettivo (19), nel presupposto che qualunque in-dividuo dispone ormai di tutto il ma-teriale concettuale necessario a co-struire un'esperienza del genere. (20)
Tali stimoli, che non possono essere considerati per loro natura veri e propri agenti patogeni dell'epilessia, com'è stato dimostrato, possono diventare causa scatenante di un attacco epilettico qualora agiscano su un soggetto che reca in sè quel particolare fattore di predisposizione che, come spiega la scienza medica, può trovare origini svariate in malattie pregresse o in atto, ma anche cause banali come un improvviso aumento del ritmo respiratorio, stimoli luminosi ad intermittenza o generici fattori emotivi. Inoltre, a seconda della loro intensità e del livello di soglia epilettogena del soggetto, gli stessi stimoli potrebbero determinare un'analoga crisi "ufologica" anche in persone normalmente non epilettiche.
L'insorgere improvviso della crisi, la sua rapida evoluzione ed il suo repentino esaurirsi, unitamente al carattere non parossistico dell'epilessia ufologica, farebbero sì che l'ipotetico attacco potrebbe iniziare, svolgersi ed aver fine senza venir notato da terzi ed in modo tutt'altro che appariscente.
Lo stesso individuo colpito dalla crisi non conserverebbe coscienza della natura di quanto occorsogli, mentre sappiamo per certo che può conservare il ricordo, più o meno elaborato, delle sensazioni e delle false percezioni ricevute e filtrate in maniera non corretta dal suo cervello.
Ecco quindi che, in una situazione come quella delineata, la vi-sione di un colore in movimento, magari proiettato sullo sfondo del cielo, potrebbe facilmente essere scambiata del tutto in buona fede per un UFO luminoso dal "testimone" vittima inconsapevole di un attacco di epilessia ufologica.
Purtroppo però anche a questo livello di formulazione della teoria, tranne che in casi particolari in cui, grazie alla concomitante presenza di altre persone al preteso evento ufologico, se ne potrebbe avere la prova del carattere squisitamente soggettivo, ben difficilmente potremmo ottenere la certezza che un dato avvistamento sia effettivamente frutto di un attacco epilettico piuttosto che una "vera" osservazione.

Da queste considerazioni, capovolgendo i termini del problema, deriva il terzo livello della teoria dell'epilessia ufologica.
Finora abbiamo ipotizzato che alcuni avvistamenti UFO siano originati da crisi psico-soggettive di natura epilettica con complesse alterazioni della sfera mnemonica-cognito-percettiva, prodotte da quelle cause anatomiche o funzionali già note alla scienza medica.
Proposta in questi termini, è evidente che la teoria dell'epilessia ufologica non spiega quella parte della casistica che contiene elementi hard: quella cioè che riguarda tracce di vario tipo e natura, è supportata da foto e filmati, talvolta da rilevazioni radariche, e che proprio per queste interazioni con l'ambiente lascia intuire che all'origine del fenomeno UFO vi sia un qualcosa di comunque reale.
Ma è proprio dal presupposto (in diversi casi del resto confermato) che al nocciolo oggettivo del fenomeno UFO (al chi o al cosa ne costituisce l'essenza) corrisponda un fenomeno con modalità di estrinsecazione o qualità proprie elettriche e/o magnetiche, che scaturisce un nuovo scenario nel quale è il campo energetico connesso alle manifestazioni ufologiche oggettive che, interferendo con il sistema bioelettrico umano ed in particolare con le funzioni cerebrali dei testimoni, determina delle crisi epilettiche nei soggetti caratterizzati da una più bassa soglia epilettogena.
A causa della crisi innescata ed in funzione direttamente proporzionale alla vicinanza dei testimoni al campo di forze alteranti ed alla loro intensità ed ampiezza, i caratteri oggettivi del fenomeno-stimolo risulterebbero quindi falsati al punto da impedirne il riconoscimento e generando alla fine la casistica multiforme, incoerente e contraddittoria che è sotto gli occhi di tutti noi.


Conclusioni
Soltanto in Italia vivono oggi circa 300.000 persone affette da epilessia conclamata, e stando alle percentuali ufficiali, tale stima cresce ogni anno di 35.000 unità.
Anche solo da un semplice punto di vista statistico, le probabilità che almeno una parte degli avvistamenti noti siano ascrivibili a casi di epilessia ufologica o più genericamente ad episodi di epilessia idiopatica mi sembrano decisamente elevate.
Naturalmente è evidente che l'ipotesi epilettica non può avere la pretesa di spiegare in toto il fenomeno UFO e le sue svariate espressioni, sebbene, con opportuni richiami all'analisi psicologica (per esempio ai fenomeni di allucinazione collettiva) si potrebbe tentare di inquadrare nello schema anche gli avvistamenti con più di un testimone.
Quanto alla sua adattabilità anche a taluni casi di IR-3, pur riconoscendo la necessità di approfondire molti aspetti della problematica inerente questa particolare categoria di rapporti UFO, la ritengo altrettanto possibile, almeno potenzialmente. In generale direi anzi che più il fenomeno si avvicina all'uomo, maggiori sono le potenzialità espIicative offerte dalla teoria dell'epilessia epilettica.
In quest'ottica per esempio potrebbero trovare un'esemplare risposta molti casi di abduction, soprattutto quelli che emergono solo in seguito a sedute di regressione ipnotica praticate in conseguenza di vuoti temporali (il richiamo evidente è alle crisi di epilessia con manifestazioni di assenza temporale): in questi casi è del resto ormai riconosciuta la possibilità che il costrutto ufologico possa essere soltanto il frutto di una cattiva conduzione dell'indagine ipnotica da parte del terapeuta e l'evenienza che egli possa, anche solo involontariamente (caratteristica questa spesso latitante nell'attività di molti ufologi americani, primo fra tutti il celebre Bob Hopkins) influenzare il paziente nella strutturazione del ricordo che viene fatto riemergere. (21)

Certamente il campo di ricerca si presenta molto vasto e necessita di contributi scientifici che travalicano le competenze di un semplice ufologo; ma non è forse questo che intendiamo quando parliamo di stimolazione della ricerca scientifica come uno dei compiti statutari del CISU?

 

 

BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA
R Benedetti, R curatolo, O. Porro Le epilessia dell'età evolutiva, Il Pensiero Scientifico, 1983
U. Teodori Trattato di patologia medica - vol. 4, Società Editrice Universo, 1986
A. Salmon ll problema dell'epilessia, Minerva Medica, 1949
G. Campailla Manuale di semeiotica neurologica, Minerva Medica, 1958
H. Gastaut Dizionario dell'epilessia, Il Pensiero Scientifico, 1976
E. Lugaresi, P. Pazzaglia, c. Tassinari Le epilessie, Aulo Gaggi, 1988
F. De Romanis Le sindromi epilettiche, CIC Edizioni Internazionali, 1991
L. Bergamini L'epilessia: elementi di diagnosi e terapia in La medicina d'oggi - vol.1, a cura di A. Beretta, Edizioni Medico Scientifiche, 1971
AA.VV. L'enciclopedia medica di tutti - vol. 3 Istituto Geografico De Agostini, 1974-77

 

NOTE DELL'AUTORE
1. Tra gli ultimi gli esperimenti del neuro-psicologo canadese Michael Persinger di cui il Corriere della Sera ha riferito nell'articolo "I marziani nascosti nella mente", pubblicato domenica 8 gennaio 1995. Altre notizie nel sito
http://laurentian.ca/neurosci/TECTONIC.HTM

2. In questo senso, se non è sostenibile par-lare di una trasmissione diretta dell'epilessia da padre in figlio, appare invece ammissibile il concetto di ereditarietà indiretta, che statisticamente poggia su un 20% di casi in cui non è possibile dimostrare l'esistenza di cause lesionali, anatomiche o funzionali all'origine della crisi.

3. Nella pratica clinica, la quantità di tarma-co epilettogeno necessaria a provocare in un soggetto anormalità tipiche dell'epilessia rilevabili attraverso esame elettroence-falografico serve a valutarne la predisposizione in funzione inversamente proporzionale. Sotto il profilo della falsificabilità della teoria qui presentata, sa-rebbe interessante verificare la soglia epilettogena dei testimoni UFO.

4. L'espressione deve essere in realtà estesa anche ad altri organismi viventi. Apposite sperimentazioni hanno infatti dimostrato che anche l'apparato cerebrale di alcuni animali, se opportunamente stimolato, può essere soggetto a crisi epilettiche. Particolarmente sensibili sono risultati i babbuini Paio Papio, nei quali le crisi sono state documen-tate mediante EEG.

5. Al criterio eziologico su cui si basa la pri-ma classificazione e che non sempre si adat-ta alla complessità della malattia, la Lega Internazione contro l'Epilessia preferisce quello adottato dalla seconda, fondata sul tipo di crisi clinica provocata dall'epilessia.

6. Le crisi di grande male possono sopravvenire sia durante lo stato di veglia che durante quello di sonno. Iniziano con perdita di coscienza, ipertonia generalizzata e conseguente caduta a terra, e danno luogo alle classiche manifestazioni spasmodiche di contrazioni di tutta la muscolatura. Senza entrare ulteriormente nei dettagli, basta qui dire che l'attacco si conclude nel giro di uno o due minuti con un progressivo recupero di coscienza, che segue ad un breve periodo di sopore ed allo stato di confusione mentale caratteristico di tutte le crisi epilettiche.

7. Le crisi di piccolo male sono costituite da una semplice perdita di coscienza (detta "assenza") della durata di pochi secondi (dai 5 ai 15), durante i quali il soggetto, senza modificare il proprio assetto posturale, interromppe ogni attività, guarda nel vuoto e riprende quindi da dove aveva interrotto, senza conservare alcun ricordo della crisi.

8. La frequenza con cui sia le crisi di grande male che quelle di piccolo male si ripetono in uno stesso soggetto è molto varia: le prime possono manifestarsi a distanza di anni l'una dall'altra, oppure di pochi giorni, o anche più volte nello stesso giorno. Caratteristica delle seconde è invece quella di sopravvenire anche varie volte nello stesso giorno, addirittura anche trenta o quaranta. Alla categoria delle crisi di piccolo male appartengono anche le assenze temporali che invece non si verificano più di una o due volte al giorno. Come tutte le assenze sono caratterizzate anch'esse da una sospensione della coscienza, ma a differenza di quelle semplici hanno solitamente durata superiore e sono accompagnate da alcuni automa-tismi motori, di solito della bocca, come suc-chiare o masticare.

9. A dispetto della similitudine suggerita dalla frequenza che in entrambi i casi risulta alla lunga molto elevata, per far coincidere tout court le figure di contattisti ed epilettici bisognerebbe rendere conto di quelle caratteristiche delle esperienze dei contattisti che mal si conciliano con quelle delle crisi epilettiche. Tra le principali, la sensazione di generale benessere che i primi riportano durante e dopo il contatto e quella di "preallarme" o "chiamata" che, stando alle loro dichiarazioni, invece lo precederebbe.

10. Tali manifestazioni sono chiamate aure. L'aura costituisce già di per sè un attacco epilettico, ma può anche evolvere verso una crisi più grave a seconda della diffusione dell'attività epilettica alle altre regioni corticali: nei casi estremi possono succedersi contrazioni muscolari e perdita di coscienza con possibilità di sfociare in un accesso di grande male.

11. Tutto ciò, trasferito sul piano della nostra ricerca, potrebbe significare che, a meno di assistere all' "avvistamento" in compagnia del "testimone", potremmo non essere mai in grado di dimostrare che si tratti di un soggetto epilettico e che il suo avvistamento sia solo il risultato dell'alterazione epilettica della sua sfera percettiva.
Ma quel che secondo me è più grave e che, anche qualora apparisse evidente il trovarci in presenza di un soggetto epilettico, ci resterebbe sempre il dubbio che a scatenarne la crisi sia stato un banale stimolo fra i tanti o un vero fenomeno UFO, che, sconvolgendone la normale attività elettrica del cervello, ci farebbe pervenire di sé una immagine distorta e non corrispondente alla sua vera natura.

12. Si pensi per esempio a Venere ed ai tanti erronei avvistamenti a cui ha dato origine.

13. Di questi casi hanno rispettivamente scritto il mensile Focus nel numero di dicembre 1993 e il quotidiano La Sicilia del 28 maggio 1994. Il caso dei ragazzi messinesi è stato anche oggetto della relazione presentata dal dr. Giuseppe Gallitto dell'Università di Messina al convegno internazionale "The rational management of epilepsy" tenutosi a Budapest a fine maggio 1994.

14. Secondo i dati ufficiali comunicati in occasione del convegno di cui alla precedente nota, dei circa 30.000 nuovi casi annui di epilessia, 1.200 sono proprio dovuti a fotosensibilità particolarmente tra i bambini ed i giovani, il 13% dei quali sono proprio collegati all'uso dei videogame.

15. Il fenomeno dello scatenamento di crisi epilettiche alla chiusura degli occhi è stato tuttavia osservato anche in soggetti non affetti da epilessia fotosensibile. La ricerca sperimentale ha dimostrato che la percentuale di casi in cui la risposta epilettica alla chiusura degli occhi si accompagna all'epilessia fotosensibile è piuttosto bassa. Nella maggior parte dei casi queste due condizioni sembrano infatti espressioni indipendenti di una forma più generale di epilessia idiomatica. In generale le crisi epilettiche derivanti dalla chiusura degli occhi si manifestano comunque in età più avanzata rispetto a quelle derivanti dalle forme pure di epilessia fotosensibile, ed il fenomeno permane per un tempo più lungo.

16. Tra le forme più curiose, nell'ambito delle epilessie complesse con specifiche modalità di scatenamento, sono invece senz'altro le epilessie da lettura (che la ricerca ha dimostrato non dipendere dai movimenti oculari quanto dalla percezione visiva di elementi grafici non abituali che il cervello fatica a riconoscere e trasformare in raggruppamenti noti: una grafia poco chiara, parole senza senso oppure in lingue e caratteri stranieri) e, sebbene molto rare, quelle provocate dal gioco delle carte, degli scacchi o del calcolo matematico (tutte attività implicanti un certo impegno mentale).

17. In sede sperimentale è stato osservato che in soggetti predisposti crisi di questo tipo sono insorte allorché al paziente è stato impartito all'improvviso il comando di cambiare posizione, per esempio di alzarsi di scatto, se prima era seduto.

18. A conferma di quanto scritto si cita l'esempio dello stato di sonno durante la fase di sogno, quando anche solo l'anticipazione mentale dello stimolo può giocare un ruolo determinante per lo scatenamento della crisi.

19. E' chiaro che ai connotati ufologici potrebbero di volta in volta sostituirsi quelli di varie altre esperienze trascendentali a secondo del substrato culturale del soggetto vittima della crisi: un fervente cattolico, per esempio, vedrà più facilmente la Madonna che un alieno.

20. Si vedano al riguardo gli studi sui rapiti immaginari condotti nel 1977 dal medico inglese Alwin Lawson.

21. Sui limiti dell'uso della regressione ipnotica nell'indagine ufologica, le sue problematiche ed in generale sul tema delle abduction, si veda UFO n. 5, giugno 1988.