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La percezione uditiva nell'indagine ufologica

di
Francesco Spampinato  
francescospampinato@yahoo.it

Comiso (RG), 31/03/1999


In un campo di studi multidisciplinare, quale ci si presenta quello dell'indagine ufologica, risulta essere indispensabile l'acquisizione di competenze e di strumenti di ricerca che appartengono ad aree di studio che pongono l'uomo - visto ora dall'una ora dall'altra prospettiva - al centro della propria indagine. L'ufologia, come ogni altra disciplina scientifica, fa ruotare le proprie ricerche attorno al "fenomeno", il quale, in quanto "manifestazione", implica un rapporto dialettico fra ciò che si manifesta e colui che di tale fenomeno è il ricettore, un soggetto che è "creatore" del fenomeno tanto quanto il suo oggetto. Onde evitare il grave rischio di assolutizzare l'oggetto - cosa che purtroppo accade spesso nella moderna scienza e tecnologia - occorre equilibrare il rapporto soggetto/oggetto con una rinnovata consapevolezza umanistica (antropologica, sociologica, psicologica, filosofica ecc.). Se si considera quanto importante sia il ruolo del testimone, del suo modo di percepire e ricostruire i fatti, si comprende quanto possa contribuire all'avanzamento della ricerca lo studio della psicologia della percezione. Allo stato attuale esistono parecchi studi e ricerche sulla percezione visiva ed ogni ufologo che si rispetti considera il fattore percettivo nella misura in cui esso porta ad illusioni ottiche di vario tipo. Esiste tuttavia, a mio parere, un campo di studi troppo spesso sottovalutato, fra quelli che possono invece accrescere utilmente le competenze di un ufologo: anche se spesso, nella casistica ufologica, l'elemento uditivo sembra essere meno determinante di quello visivo, questo non significa che siamo autorizzati ad ignorare le conoscenze che appartengono al campo di studi della psicologia della percezione uditiva.
Un discorso sulle modalità di funzionamento della percezione uditiva non può prescindere dalla conoscenza delle capacità e dei limiti dell'organo sensoriale deposto all'attività ricettiva; in questa sede quindi parleremo prima di sensazione e solo in un secondo momento di percezione, cioè di quell'attività che ci permette in un certo senso di "interpretare" e "riconoscere" le informazioni provenienti dagli organi sensoriali.

 

La sensazione

L'organo uditivo umano è strutturato in maniera tale da permettere all'individuo la sopravvivenza nell'ambiente in cui vive, all'interno del quale l'udito, non meno che la vista o l'odorato, aiuta l'uomo ad orientarsi e soprattutto ad evitare i pericoli. L'esigenza di individuare e riconoscere minacce per la propria incolumità ;, unita ai bisogni comunicativi all'interno della specie, giustifica il fatto che il nostro organo uditivo è limitato, ma sarebbe meglio dire "specializzato", al riconoscimento di determinate aree - sottoinsiemi della gamma completa delle variazioni possibili in natura - dei parametri che individuano un determinato suono (altezza, intensità , timbro, durata).
Innanzi tutto non è lineare la risposta dell'orecchio umano all'intensità del suono in funzione della frequenza (fig.1).

L'"ampiezza di campo" rappresenta lo spazio acustico compatibile con l'orecchio umano, compresa fra la soglia di udibilità e la soglia del dolore. Essa varia considerevolmente al variare della fraquenza, passa dai valori massimi - attorno ai 1000 Hz - ai valori minimi, man mano che ci si approssima alle frequenze di ultrasuoni o infrasuoni.
Questo fenomeno porta con sè delle interessanti conseguenze. Ogni suono esistente in natura è costituito da innumerevoli suoni di frequenza variabile che insieme compongono quello che è il risultato della nostra esperienza sensoriale; tuttavia, man mano che l'intensità del suono si riduce, alcune frequenze (quelle più alte e quelle più basse) possono scendere al di sotto della soglia di udibilità alterando così, anche in maniera notevole, i tratti più propriamente timbrici del suono stesso. Le frequenze più basse sono le prime a sparire, mentre quelle che oscillano attorno ai 1000 Hz sono quelle meglio percepibili a volumi bassi, proprio perchè corrispondono alle altezze che utilizza l'uomo nella sua comunicazione orale ordinaria. Così una stessa fonte sonora che produce un unico suono o un gruppo di suoni può generare esperienze percettive diverse in due soggetti in ascolto a distanze molto deverse dalla fonte, uno vicino l'altro lontano, perchè l'intensità oggettiva del suono percepito è inversamente proporzionale al quadrato della distanza dalla fonte (ma questo rapporto è esatto solo in situazioni di laboratorio). Allo stesso modo se una fonte sonora si muove rispetto al soggetto ricettore il timbro del suono percepito varia di conseguenza.
Anche per quanto riguarda l'altezza (frequenza) di un suono l'analisi della coerenza fra stimolo fisico e risposta soggettiva porta a concludere che il rapporto fra frequenza oggettiva e sensazione di altezza ha i caratteri della non linearità . Al di sopra di un valore relativamente basso, come 500 Hz, la sensazione uditiva è quella di un suono la cui frequenza aumenta meno di quanto aumenta in realtà : in altre parole, l'orecchio umano tende a ridurre le differenze o le variazioni frequenziali quanto più queste si riferiscono a suoni acuti.
La sensazione di altezza varia anche in funzione dell'intensità del suono: due suoni di pari frequenza ma di diversa intensità , possono produrre la sensazione di due suoni di altezza diversa. Allo stesso modo al crescere dell'intensità di un suono che conservi immutata la sua altezza oggettiva si verificherà un abbassamento della sensazione di altezza per le frequenze basse e un suo incremento per quelle più alte.
Per chiudere questo spazio dedicato a elementi della sensazione uditiva che possono interessare l'ufologia, mi sembra doveroso riportare almeno alcune formule relative al cosiddetto effetto Doppler, ossia la variazione apparente di frequenza del suono emesso da un oggetto in rapido avvicinamento o allontanamento rispetto a un soggetto percepiente (classico è l'esempio della sirena dell'ambulanza). Indicando con fo la frequenza iniziale, con v la velocità dell'oggetto (positiva o negativa rispetto al soggetto) e con vs la velocità di trasmissione del suono, la frequenza apparente (f I ) sarà data da

f I = fo / (1-v/vs)
da cui
v = vs (1-fo/f I)

In teoria se conoscessimo con esattezza le frequenze emesse da un oggetto fermo e quella apparente emessa dall'oggetto in allontanamento (più grave della prima) potremmo calcolare con una certa precisione la velocità a cui tale oggetto si allontana (1).

 

La percezione

La funzione principale del nostro udito è quella di fornire al sistema nervoso centrale i dati necessari perchè questo sia in grado di tracciare una sorta di "mappa acustica" dell'ambiente circostante, generata in seguito all'individuazione e alla localizzazione delle sorgenti sonore che emettono frequenze udibili, e alla associazione di ogni fonte sonora percepita ad ogni oggetto che la percezione visiva ci porta ad identificare come suo responsabile.
Quello che più ci interessa in questa sede è un'analisi dei meccanismi che consentono la localizzazione dei suoni nell'ambiente che ci circonda. Siamo in grado di localizzare un suono anche senza vederlo grazie all' "asincronia di fase" (per i suoni continui) e all' "asincronia di attacco" (per i suoni brevi) derivata dal confronto che inconsapevolmente facciamo fra le due "immagini acustiche" restituiteci dalle due orecchie che possediamo, proprio come accade per la vista. Ma così come l'organo visivo è suscettibile di inganni che generano illusioni, come il fenomeno Phi o i profili di Rubin, anche l'organo uditivo e i meccanismi primitivi di raggruppamento con cui opera la nostra mente possono ingenerare illusioni sorprendentemente simili a quelle tipiche della vista (2).
I meccanismi fondamentali alla base delle tendenze al raggruppamento dei dati della percezione visiva sono regolati dai principi gestaltici della percezione e in base a recenti studi sono gli stessi principi ad assisterci nella individuazione degli oggetti che producono suoni intorno a noi, permettendoci così di analizzare senza fatica l'ambiente acustico circostante (3). Per il raggruppamento l'indizio più importante è l'altezza: in natura i suoni che provengono dalla stessa sorgente tendono, per lo meno per durate brevi, ad avere altezze uguali o simili, se l'altezza tonale però cambia, è probabile che ciò avvenga in modo continuo o per piccoli intervalli e non discontinuamente o con salti bruschi. In natura l'altezza e la localizzazione - percepita in base alla suddetta asincronia - si rinforzano spesso reciprocamente, confermando così l'appartenenza allo stesso gruppo di suoni. Esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che indizi di tipo conflittuale per i raggruppamenti determinano percezioni illusorie o ambigue. La prima di queste è quella che la Deutsch ha chiamato "illusione della scala" (4). La ricercatrice inviava ai suoi soggetti con cuffie due sequenze simultanee di toni, una ad ogni orecchio, ottenute da due scale di toni incrociantesi - una ascendente e una discendente - ove alcuni toni destinati all'orecchio destro erano stati sostituiti con i toni che in quel momento avrebbe dovuto udire l'orecchio sinistro e viceversa, fino al punto che le scale originarie, se ascoltate singolarmente, erano assolutamente irriconoscibili. I soggetti sottoposti simultaneamente ai due gruppi di suoni percepivano le due scale senza alcuna difficoltà , le ricostruivano facendo inconsapevolmente migrare alcuni toni da un orecchio all'altro e ripristinavano così l'originaria continuità del flusso frequenziale di ogni singola sorgente sonora.

Il secondo fenomeno di illusione percettiva che prenderemo qui in esame è la cosiddetta "scissione per altezze", che fa sì che un'unica sorgente sonora venga udita come se si trattasse invece di due sorgenti indipendenti. Kubovy ha dimostrato come tale fenomeno abbia un'analogia visiva abbastanza diretta, che ci servirà qui a chiarire meglio la sua natura (5). Se in una stanza buia si accendono e spengono in alternanza due luci di tipo puntiforme, l'impressione che si ottiene è quella di un'unica luce che si muove avanti e indietro fra le due localizzazioni, tale illusione visiva viene detta fenomeno Phi. La probabilità che due luci vengano viste come una luce unica diminuisce se aumenta la velocità delle alternanze o se le due luci vengono allontanate; in queste due ultime condizioni è più probabile vedere due fonti luminose indipendenti, che "lampeggiano". Quando si sostituiscono alle luci i toni e alla distanza spaziale la distanza in altezza, il fenomeno Phi diventa il fenomeno della scissione per altezze. Questa analogia è dovuta alle proprietà generali degli oggetti naturali, che il sistema percettivo affronta con processi che si sono evoluti nel corso della storia della specie: è improbabile che due suoni molto vicini l'uno all'altro, ma molto distanti in altezza, provengano dallo stesso oggetto, ma con l'aumentare dell'intervallo temporale tra gli eventi aumenta anche tale possibilità . Lo stesso animale, se ha il tempo di aggiustare il registro di vocale, può emettere suoni sia alti che bassi. Lo stesso oggetto può emettere una luce da sinistra come da destra, se ha il tempo di spostarsi da un luogo all'altro non visto.

Pur nella consapevolezza che le informazioni di tipo uditivo contenute nelle dichiarazione dei testimoni di avvistamenti ufologici svolgono, anche solo per la minore frequenza e la sommarietà con cui ricorrono e sono descritte, un ruolo certamente secondario rispetto alle informazioni di tipo visivo, crediamo che una competenza completa di tipo psicopercettivo sia molto importante per un ricercatore che non voglia sottovalutare ogni elemento di quelli che un testimone è in grado di fornirgli. Forse se si comincerà a prendere in debita considerazione anche la componente uditiva - oltre a quella visiva, senza dubbio più "spettacolare" e più facile da riportare sulle pagine di una rivista, in forma di fotografie e disegni - quelle informazioni che oggi ci appaiono tanto sommarie e approssimative, potranno essere, nelle prossime inchieste, più ampie e accurate, anche grazie ai supporti teorici che speriamo di poter leggere anche da queste pagine, realizzati da coloro che, magari già da ora, vorranno raccogliere la provocazione lanciata da questo articolo, allargando i tratti del panorama teorico qui sommariamente tracciato o individuandone la possibilità di applicazione concreta alla ricerca ufologica, magari con riferimento a casi specifici.

 

Riferimenti bibliografici

1. L. Azzaroni, Canone infinito, Clueb Bologna 1997
2. J.A.Sloboda, La mente musicale, Il mulino Bologna 1988
3. D.Deutsch, The psicology of music, Academic Press New York 1982
4. D.Deutsch, Two-channel listening to musical scales 1975
5. M.Kubovy, Perceptual organization 1981

 

(*) l'articolo è originariamente apparso su UFOforum, organo interno del Centro Italiano Studi Ufologici

 

 

 

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