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Percezione
UFO&Psicologia: quali prospettive per una ufologia scientifica?
di Renzo Cabassi - cabassi@mail.asianet.it Roberto Farabone - R.Farabone@agora.stm.it Francesco Izzo - fizzo@krenet.it
Bologna, Maggio 1998
Questo contributo si ispira ad una conferenza organizzata molti anni fa (1), che a sua volta trovava fondamento in un editoriale apparso su UFO Phenomena (vol.IV, 1980/1981). A Francesco Izzo si deve l'originale idea di base. Se oggi ha ancora validità , e noi riteniamo ne abbia, vuol forse dire che il discorso è ancora valido, ma anche che non è avvenuto nulla di significativo attorno alla ricerca sugli UFO e all'approccio scientifico della componente percettiva dei fenomeni UFO. Al lettore le considerazioni finali.
Percezioni e Carte
Indipendentemente dalla possibilità che i modelli o un modello legato alla percezione possa risolvere o contribuire a risolvere il problema dei fenomeni UFO, la percezione, specialmente quella visiva, gioca un evidente ruolo decisivo nei Rapporti UFO. Ebbene, se qualcuno intendesse dare un'occhiata ad una delle più citate ed accreditate bibliografie internazionali relative alla letteratura specializzata sui fenomeni UFO (2), scoprirebbe, non senza un qualche stupore, che sotto la voce "percezione" sono elencati soltanto undici articoli (non fatevi impressionare dalla data di questa fonte: le cose non sono di molto cambiate in tutti questi anni...). Questa modestissima cifra rappresenta appena lo 0.7% su un totale di circa 1600 riferimenti bibliografici. Un totale, inutile dirlo, dove insensatezza e pura fantasia abbondano in felice connubio. Viene in mente un passo illuminato de L'UOMO SENZA QUALITA' di Robert Musil "Non esiste una sola idea importante di cui la stupidità non abbia saputo servirsi, essa è pronta e versatile e può indossare tutti i vestiti della verità . La verità , invece, ha un abito solo ed una sola strada, ed è sempre in svantaggio". (3) Chiedersi, dunque, il perchè di quella irrisoria percentuale, alla luce dell'intima ed ovvia associazione esistente tra fenomeni UFO e percezione umana, equivale ad interrogarsi su una di quelle prospettive diverse alle quali allude il titolo di questo report, anche perchè la trasposizione su altre prospettive è evidente se non quasi automatica.
Nel 1968 Roger Shepard, psicologo all'Università di Stanford (California), in una audizione parlamentare al Congresso statunitense sul soggetto UFO fece, tra le altre, un'affermazione che suona come una precisa denuncia:
"Abbiamo semplicemente trascurato di fare uso completo dell'unico strumento di registrazione e di misura a nostra disposizione, vale a dire del nostro testimone umano involontario" (4).
Non dico che il testimone, o meglio il soggetto che percepisce lo stimolo, sia l' unico strumento a nostra disposizione. Piuttosto, le parole di Shepard pongono l'accento su di una enorme lacuna di ordine metodologico all'interno dei pochi seri tentativi fatti fino ad oggi per studiare i fenomeni UFO. Che senso ha sostenere o raccontare alla gente che esiste una componente psicologica nei fenomeni UFO, per poi arrestarsi lì, senza approfondire oltre i risvolti di questa affermazione? Bisogna riconoscere che intraprendere una ricerca sui fattori decisamente complessi, ma non certo meno affascinanti, che sono alla base degli eventi percettivi, non è una impresa agevole. Essa richiede un'adeguata preparazione universitaria e post-universitaria (e quindi competenza), capacità intellettuali e critiche, e disponibilità a scuotere l'albero delle certezze acquisite di legioni di apprendisti stregoni autoproclamatisi "esperti di ufologia". Mentre questi ultimi continuano quasi in uno stato di beatitudine ad andare alla deriva in quel Mare Magnum costituito dai rapporti UFO senza la più pallida idea di come orientarsi e dove andare, da pochi anni una ristretta, ma crescente schiera di persone ha avvertito la necessità di gettare temporaneamente l'ancora ed interrogarsi sul "dove andare". Quale l'intento e quale la strategia di questo viaggio? L'intento è quello di dimostrare che i fenomeni UFO sono un campo fecondo di spunti sperimentali e degno di ulteriore indagine scientifica. La strategia è quella di fare affidamento sul metodo scientifico: una specie di bussola stabilizzatrice che ci aiuta a non perdere la direzione.
Quando si parla di "metodo", non ci si riferisce ad una visione a piramide della Scienza, avente alla base i dati immediati dell'esperienza, ai gradini intermedi le fasi pre-scientifiche, ed al vertice i grandi principi, le astrazioni più elevate, le idee unificanti. Piuttosto ci si riconosce nelle parole di Giulio Giorello quando afferma che:
"Una idea scientifica funziona come una carta geografica: essa descrive la realtà della regione che alla carta corrisponde, mettendone in luce delle caratteristiche, permettendoci di riconoscere delle forme, favorendoci nell'orientamento. Ma ogni carta coglie solo certi aspetti di una data regione, solo certi aspetti dei fenomeni in esame, è precisa solo per delle porzioni relativamente piccole.... Dovremo quindi operare con più carte per avere una visione globale di una data situazione".(5)
Non c'è da stupirsi, perciò, se i tentativi di costruire un'unica immagine o rappresentazione dei fenomeni UFO sono falliti e destinati inesorabilmente ad ulteriori fallimenti. Vi sono infatti più modi di connettere una carta con l'altra. Uscendo dalle analogie: se riconsiderassimo oggi un caso UFO, un rapporto di dieci o venti anni or sono, non muterebbero certo la data dell'evento, i nomi dei testimoni, le condizioni meteorologiche ed altri di quei dati che all'inizio abbiamo definito come "oggettivi". Potrebbero invece cambiare, e molto probabilmente cambierebbero, i nostri giudizi sulle dichiarazioni rilasciate dai testimoni, la prospettiva con cui guardare al caso, il nostro bagaglio di categorie, etc. E questo proprio perchè "la Scienza costruisce carte e non piramidi: non tanto mira ad una conoscenza definitiva e tranquillizzante, quanto rivede di continuo le proprie conquiste ed aggiorna i propri strumenti". (5) Dunque, appropriate ricerche sulla percezione e sui suoi meccanismi possono rivelarsi particolarmente stimolanti per ciò che possono insegnarci, ad esempio, sia sui fenomeni UFO, sia sul nostro sistema nervoso e sul modo in cui l'informazione esterna viene elaborata nel nostro cervello. Per un sedicente ufologo già questa alternativa di conoscenze (o gli UFO o il cervello) è, a dir poco, bizzarra. Essa implicherebbe la possibilità che astronavi ed extraterrestri, materializzazioni e smaterializzazioni, debbano frettolosamente lasciare il posto a ben più prosaiche e forse meno eccitanti (per lui) possibilità : neurochimica, allucinogeni, visione e, summa delle sconcezze, psichiatria.
Claude Rifat, un biochimico svizzero, ci ha già provato, arrivando a suggerire, in un lavoro pubblicato nel 1977 su UFO PHENOMENA ed al quale si rimanda (6), una ipotesi verificabile in laboratorio. Un'ipotesi che, come ogni ipotesi, resta tutta da dimostrare, ma che si fonda su ripetute osservazioni raccolte in letteratura (7). Da esse si dedurrebbe che gli UFO (ovvero il generico 'stimolo', più volte menzionato) sarebbe in realtà una sorgente di microonde, le quali -ipotizza Rifat- potrebbero agire su una piccolissima area cerebrale, nota come LOCUS COERULEUS (o punto azzurro). Il LOCUS COERULEUS, studiato soprattutto nel gatto, sembra giocare da un punto di vista fisiologico il ruolo di interruttore che mette in relazione il sistema limbico (ipotalamo, ippocampo, amigdala), ovvero la sede della memoria (8) con i sistemi integratori corticali. Rifat suggerisce che i racconti alquanto bizzarri e complessi riferiti da coloro che dichiarano di avere avuto esperienze di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo (secondo la Classificazione Hynek), deriverebbero in realtà solo da informazioni endogene, vale a dire da informazioni che il testimone già possedeva allo stato di veglia e che l'UFO (lo stimolo) ha movimentato -in un certo qual senso- facendole riaffiorare dall'inconscio, come avviene nel sogno, durante il cosiddetto sonno REM. Gli UFO non sarebbero nient'altro, secondo Rifat, che la rappresentazione inconscia che ciascuno di noi possiede degli oggetti volanti non identificati, una rappresentazione diversa da persona a persona e che varia -come è stato brillantemente suggerito da Vallee (9)- in funzione della cultura e delle epoche. Per quanto suggestiva ed incredibile possa sembrare, questa ipotesi di Rifat, che qui si è semplificato e che in parte soffre anch'essa del complesso che vuol spiegare l'ignoto con l'ignoto, ha i suoi meriti ed ha trovato parziali ed indirette conferme in lavori successivi pubblicati su UFO PHENOMENA ad opera di Richard F.Haines (64) ed Alvin H. Lawson (10). Una giusta enfasi va posta, in particolare, su di un punto: non è tanto il pregio o la veridicità dell'ipotesi di Rifat che devono essere sottolineati. E' interessante soprattutto, invece, il modo, il metodo, il linguaggio, la coerenza di argomenti, la controllabilità delle affermazioni fatte, che Rifat ha adoperato nell'accostarsi al problema. Egli non è un ufologo, ne' tantomeno un detrattore: è semplicemente un ricercatore che ha ritenuto il soggetto degli UFO meritevole di approfondimento e di spunti per il proprio ambito di ricerca (la neurochimica) usando il rigore professionale e le stesse regole che egli usa quotidianamente nei suoi studi. Se qualcuno ha serie obiezioni da sollevare o dimostra che l'ipotesi di Rifat è falsa, mal posta o viziata da pregiudizi, è certo il benvenuto. Ma lo deve fare usando le stesse regole che qualsiasi buono scienziato sa usare con la debita onestà intellettuale. E' tutta qui la differenza: una cosa è giocare sulla credenza, ben altra cosa è fondarsi invece sull'evidenza.
Noi non dobbiamo CREDERE agli UFO, nè a tutta la carica di ambiguità , stupidità , emotività e fideismo che l'affermazione opposta e chi la fa si portano irrimediabilmente dietro. Dobbiamo, al contrario, essere persuasi che si debba considerare CRITICAMENTE l'evidenza rappresentata dai rapporti UFO alla luce delle conoscenze scientifiche in nostro possesso. E dir questo sottintende utilizzare finalmente quella miniera di dati che giace completamente nell'oblio per totale ignoranza ed incapacità di servirsene. In tal senso è giusto menzionare la ormai non più recente pubblicazione di due volumi in lingua inglese, scritto uno, OBSERVING UFOs, e curato l'altro, UFO PHENOMENA AND THE BEHAVIORAL SCIENTIST (11), dallo psicologo e fisiologo americano Richard F. Haines, il quale ha gettato le basi per un riesame meticoloso ed impietoso dei rapporti UFO attraverso gli strumenti messi a disposizione dalle scienze del comportamento. In OBSERVING UFOs (12), Haines sostiene e dimostra che non c'è bisogno di aspettare clamorose scoperte nel campo della psicologia, o di nuove teorie sull'universo fisico, o ancora, l'avvento di mirabolanti deduzioni sulla natura dei fenomeni UFO. Per quanto precaria essa sia, oggi noi possediamo una discreta conoscenza del nostro sistema visivo, di quello che esso può e non può fare, così come siamo consapevoli dell'esistenza di molte "illusioni ottiche" che seguono a tipi diversi di stimolazioni.
Il primo e fondamentale passo deve essere quindi quello di saper leggere e sapersi orientare in questa massa di dati disseminata su riviste specializzate, universitarie per lo più, ed applicarli all'oggetto della nostra ricerca. I volumi menzionati, seppure largamente ignorati e persino snobbati, rappresentano a tutt'oggi uno dei più dettagliati tentativi di come si possa parlare a pieno diritto di una ricerca scientifica applicata ai fenomeni UFO, senza invocare "teorie" che, da un lato esaltino una presunta intelligenza che si nasconderebbe dietro tali fenomeni, dall'altro releghino i medesimi nel lazzaretto dei disturbi mentali.
Lo psichiatra Berthold E.Schwarz, ha condotto delle ricerche per appurare le relazioni esistenti tra testimoni di esperienze UFO e malattie mentali. Egli ha accertato che su un campione di oltre 30.000 pazienti ammessi dall'inizio del novecento fino al 1976 ad uno dei maggiori ospedali psichiatrici americani, l'Essex County Hospital Center (New Jersey), in nessun caso la "sintomatologia" UFO si è rivelata un fattore importante o perfino accessorio. In un altro studio è stato rivelato che non esiste un solo articolo scritto da psichiatri professionisti sui fenomeni UFO, in oltre un milione di citazioni rilevate su tremila pubblicazioni mediche in un arco di oltre dodici anni (1964-1976) (13).
Fallibilità della testimonianza umana
Interroghiamoci ora sui problemi, sui quesiti di fondo ai quali una effettiva ricerca sui fenomeni UFO deve cercare di dare risposta. Indubbiamente la domanda fondamentale attiene al metodo scientifico:
"E' mai possibile studiare un fenomeno transitorio, raro ed imprevedibile, le cui uniche fonti di evidenza sono rappresentate da testimoni ai quali, per caso, è accaduto di trovarsi in quel dato luogo, in quel dato momento?" (14)
Sebbene tali circostanze rendano lo studio enormemente più difficile, esse non lo rendono impossibile. Una serie di fenomeni di potenziale interesse scientifico rientrano in questa categoria, in ogni caso si possono ricordare le aurore boreali, le meteore, i bolidi, i fulmini globulari, gli eventi luminosi associati a tornado, a terremoti, etc. Una qualsivoglia indagine scientifica di una serie di fenomeni diviene possibile allorchè questi mostrano un certo grado di regolarità . Solo allora degli osservatori adeguatamente equipaggiati ed esperti nell'uso di strumenti specializzati potranno recarsi nel luogo giusto al momento giusto (come accade, ad esempio, nel caso delle eclissi).
Ma quell' "allora" non è ancora, purtroppo, arrivato.
La nostra maggior fonte di dati risiede ancora nei ricordi di una composita moltitudine di osservatori casuali che, proprio per la loro natura umana, sono soggetti a distorsioni di percezione e di memoria quando l'evento percepito (come nel caso di una tipica esperienza UFO) ha avuto vita breve, è stato insolito, ambiguo e contrario alle attese, nonchè quando le circostanze in cui si è svolta l'osservazione sono state causa di paura e nervosismo. E ancora, quando il resoconto dell'evento è stato considerevolmente ritardato, oppure influenzato da informazioni successive, da etichette verbali erronee, o da domande capziose (15). Una cosa è domandare ad un testimone: "Cosa ha pensato che fosse quell'affare lì?", e cosa ben diversa è chiedere: "Pensa che quel coso fosse un disco volante?". Oppure, ben diverso significato e portata ha la domanda: "Di che colore era l'oggetto?", rispetto alla più innocua: "Che apparenza aveva?". Percezione e ricordo sono oggi considerati processi di costruzione mentale dove -come è stato dimostrato in letteratura- quanto più è insufficiente ed ambiguo lo stimolo esterno (l'UFO nel nostro caso), oppure la sua traccia, tanto più la sua rappresentazione interna rifletterà le tendenze del pensiero (e quindi della mente dell'osservatore) piuttosto che le proprietà intrinseche dello stimolo. In tal modo oggi possiamo offrire, ad esempio, una ragionevole spiegazione (16) del perchè Percival Lowell e Schiaparelli "videro" su Marte i famosi canali.
L'intrusione di questi processi nella creazione dei rapporti UFO in particolare è stata documentata dai Vallèe (17), laddove citano un caso in cui una incredibile ed assortita gamma di proprietà visive (come la forma ovale, a pera, a circolo, etc.) del pianeta Venere, furono ascritte a quello che presto fu battezzato come UFO. Ebbene è interessante scoprire che una varietà comparabile di "abbellimenti", così elaborati e numerosi, di una sorgente puntiforme è ottenibile anche in laboratorio servendosi di una sorgente luminosa e tremolante (18). Ma si possono avere non solo 'artificiosi' arricchimenti di forme. E' noto, ad esempio l'effetto 'autocenitico' artificioso che assume un oggetto luminoso perfettamente immobile in un ambiente oscuro. La sperimentazione è facile, basta mettersi in una camera buia e porre una sigaretta accesa a qualche metro da noi. In capo a qualche minuto vedremo la luce della brace muoversi con percorso strano e capriccioso, ondeggiando lentamente per lanciarsi repentinamente in una imprevista direzione. Avvengono anche illusioni paradossali come la sensazione - lo stimolo - che la sigaretta accesa si muova e che tuttavia non cambi la sua posizione. Su questo fenomeno sono state proposte una dozzina di teorie, e la 'luce che cammina' è stata addotta come prova dei fenomeni di suggestione e d'interazione di gruppo. Infatti, in un gruppo di osservatori dell'esperimento, alcuni tendono a veder muoversi la luce nella stessa direzione in cui altre persone presenti affermano vederla muoversi. Questa elementare 'esperienza' sperimentale è attentamente valutata dagli psicologi della Gestalt che la considerano come una delle più evidenti dimostrazioni della esistenza e della funzionalità di un modello generale dei rapporti spaziali cui si adegua tutta la nostra esperienza (19).
Il quadro è abbastanza dettagliato per proseguire nella nostra analisi inerente ai fatti percettivi e sarebbe conclusa se, per rigore non volessimo anche annotare le tesi di Elizabeth Loftus, psicologa a Seattle, la quale nella sua opera EYEWITNESS TESTIMONY denuncia provocatoriamente la assoluta inattendibilità scientifica delle testimonianze umane, con tutte le conseguenze immaginabili di ordine giuridico (20). Uno degli esperimenti più semplici condotti dalla Loftus, ha dimostrato come sia possibile manipolare, esternamente e sia volontariamente che involontariamente, la memoria di un fatto o di un evento. Si sono presentate ad un numero di volontari, una serie di diapositive mostranti persone che parlano, litigano, leggono libri, ecc.. Una di queste raffigura una persona che legge un libro dalla copertina verde . Ai soggetti verrà quindi posta una domanda tipo ".. la persona che leggeva il libro dalla copertina azzurra portava il cappello?". A questo punto si è introdotto un elemento fuorviante (il cappello) per cui i soggetti non si preoccuperanno eccessivamente della informazione errata (il colore della copertina). Eseguendo un test su quali colori ricordano presenti nella diapositiva, il 44% dei soggetti affermeranno che c'era qualcosa di azzurro, magari non in relazione al libro, ma l'azzurro non era minimamente presente nell'immagine del test. Quindi la memoria è fallibile più di quanto crediamo ed è difficile stabilire quante interferenze possiamo introdurre durante una richiesta di evocazione di una esperienza UFO. I contenuti delle domande finiscono per essere incorporati nei ricordi creando la sensazione che non possano esistere ricordi veritieri. (una breve trattazione degli esperimenti è contenuta in Donald P. Spence, Verità narrativa e verità storica, Psyco di G.Martinelli & C., Firenze, 1987, pag. 82 e seguenti - per i risultati degli esperimenti si veda Loftus E.F. e Loftus G.R. (1980) On the permanence of stored information in te human brain, American Psychologist, 35, 409-420) Questi dati esistono, anche se -come non ci si stancherà mai di ripetere- sono poco conosciuti e pubblicizzati per ignoranza e provincialismo. Si tratta, inoltre, di materiale scomodo , che suscita il disagio in chi "crede" agli UFO, abituato al pane quotidiano dell' a priori e di verità confezionate provenienti dalla stampa o dalla radiotelevisione. Oggi dobbiamo avere, invece, il dovere di rendere noti questi risultati, per lo più sparsi su riviste al di fuori dell'orbita degli "esperti in ufologia", perchè essi vanno a toccare il cuore del problema, lo denudano brutalmente delle sovrastrutture cervellotiche che lo hanno disgraziatamente accompagnato fin dai suoi esordi. Ma aprono nuove vie alla costruzione delle famose "carte" a cui accennava Giulio Giorello.
Un progetto per il futuro potrebbe articolarsi sinteticamente su tre punti: la adozione di una terminologia uniforme, la ripetibilità delle misure, l'interscambio dei risultati. Il tutto in una condizione di non acceso antagonismo, ma di giusta correttezza.
Più saremo capaci di far circolare la nostra voce, le nostre "carte", più potremo convergere l'attenzione degli studiosi, e cercare di mutare non necessariamente i modelli scientifici della scienza, ma cercare di modificare almeno qualche concezione del mondo scientifico sui Fenomeni UFO.
Riferimenti
1) Cabassi R.; Farabone R.; Izzo F.; Romagnoli R. (1981), Fenomeni UFO: Prospettive Diverse, conferenza tenuta a Caserta il 28 febbraio 1981, non pubblicata 2) Catoe L. (1969), UFOs and Related Subjects: An Annotated Bibliography, U.S.Government Pointing Office, Washington, D.C. 3) Musil R. (1957), L'Uomo senza Qualita', Einaudi, Torino, p.54 4) Shepard R. (1968), in Symposium on Unidentified Flying Objects, U.S. House of Representatives, p.225 5) Giorello G. (1980), La Geometria e' un Continente in Enciclopedia Einaudi: "Descrizione, Finalita' e Guida alla Lettura", Einaudi, Milano, p.25 6) Rifat C. (1977), "The Induced Dream Hypothesis" UFO Phenomena, Vol.2,1, pp.93-120 7) McCampbell J. (1973), UFOlogy, Jaymac-Hollmann, Belmont 8) Laborit H. (1973), Les Comportements: Biologie, Physiologie, Pharmacologie, Ed.Masson, Paris 9) Vallee J. (1969), Passport to Magonia, Henry Regnery, Chicago 10) Haines R.F. (1978/79), "UFO Drawings by Witnesses and Non Witnesses: is there something in Common?" parte ii UFO Phenomena, Vol.3,1,pp.259-271 11) Lawson A.H. (1978/79), "Hypnosis of Imaginary UFO 'Abductees'", UFO Phenomena, Vol.3,1, pp.219-258 12) Haines R.F. Editor (1979), Ufo Phenomena and the Behavioral Scientist, The Scarecrow Press, Metuchen, N.J. 13) Haines R.F. (1980), Observing UFOs, Nelson Hall, Chicago, pp.14-21 14) Schwarz B.E. (1979), in UFO Phenomena and the Behavioral Scientist curato da Haines, R.F., The Scarecrow Press, Metuchen, N.J., p.113 15) Shepard R. (1979), in UFO Phenomena and the Behavioral Scientist curato da Haines, R.F., The Scarecrow Press, Metuchen, N.J., p.113 16) Loftus E.F.; Miller D.G.; Burns H.J. (1976), "Integration of Verbal Information at Various Times Following a Visual Event", Lavoro presentato all' Annual Meeting of the Psychonom. Soc., St.Louis 17) Hoyt W.G. (1976), Lowell and Mars, Univewrsity of Arizona Press, Tucson 18) Vallee J.; Vallee J. (1966), Challenge to Science, Henry Regnery, Chicago, pp.110-113 19) Small E.S.; Andersen J.D. (1976), Communications Monographs, vol.43, pp.29-34 20) Koffka K. (1935), 'La Psicologia della Forma', citato in Gregory R.L., Op. Cit., p. 118 21) Loftus E.F. (1979), Eyewitness Testimony, Harvard University Press, Cambridge, Massachusetts
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