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AIRCAT 1998

di
Marco Orlandi  ORLANDI@astbo3.bo.astro.it

Bologna, 06/02/1999


PREMESSA

Quattro anni fa, sulle pagine di UFO rivista di Informazione Ufologica, usciva un mio articolo (1) di presentazione dell'allora neonato Progetto AIRCAT.
Questo Progetto derivava direttamente da una raccolta personale, curata già  da qualche tempo, dei dati relativi agli avvistamenti UFO effettuati da piloti in volo, ricavati direttamente da fonti documentarie quali libri e riviste.
Al momento della formalizzazione del Progetto AIRCAT risultavano catalogati, relativamente al periodo 1936-1994, 143 casi italiani e, a titolo di raffronto, 662 casi esteri.
Gli avvistamenti erano suddivisi in diverse categorie di riferimento:

  • A) avvistamenti effettuati da piloti (o altro personale navigante, passeggeri, ecc.) da bordo di aeromobili in volo;

  • B) avvistamenti effettuati da terra, non necessariamente da piloti ma sempre con riferimento ad episodi che avessero visto contemporaneamente protagonisti aeromobili ed UFO;

  • C) casi in cui l'equipaggio dell'aeromobile avesse registrato anomalie funzionali alla strumentazione di bordo per cause sconosciute, e comunque senza che fosse stata contemporaneamente notata la presenza di fenomeni aerei anomali nei pressi dell'aeromobile stesso;

  • D) casi "ai confini della realtà " in cui alla esoticità  estrema della vicenda (aerei che decollano o atterrano da soli, altre vicende al limite della credibilità , ecc.) si accompagnava solitamente una desolante mancanza di riscontri oggettivi: nonostante ciò, questi casi erano stati inseriti nel catalogo - pur se in una categoria ben delimitata - per dovere di completezza storica e documentaria.

Tra i motivi in virtù dei quali nell'articolo sopra citato sostenevo che la casistica in questione è tra le più qualificate e probanti ce n'erano alcuni che ritenevo particolarmente significativi: la qualificazione professionale del testimone pilota; l'obbligo di redigere un rapporto; la possibilità, per il pilota, di compiere manovre che gli permettano di osservare meglio il fenomeno (cosa che un testimone al suolo ben difficilmente può fare); la possibile/probabile conferma radar.
Dopo anni di confronto con queste tematiche, tenterà ora di fare il punto su ciò che è emerso sia a livello pratico (inchieste) sia concettuale (sintesi di un particolare modello comportamentale/procedurale inerente gli avvistamenti dei piloti) in merito a questo settore della casistica ufologica.

AIRCAT OGGI

Alla fine dell'anno 1998 il Progetto AIRCAT ha catalogato la documentazione relativa a 286 casi italiani (143 in più rispetto a quattro anni fa) e a 1418 casi esteri (756 in più). Come è facilmente intuibile, questi consistenti incrementi non vanno considerati come dovuti a casi "nuovi", cioè avvenuti dopo il 1994, bensì in massima parte all'inserimento in archivio di casistica più datata, a seguito di un approfondito lavoro di ricerca effettuato sulle fonti disponibili e, ove possibile, di riscontro diretto attraverso i testimoni.
Rispetto a quanto stabilito in occasione del varo del Progetto, le categorie di riferimento sono nel frattempo state aumentate a sei includendo ora, oltre a quelle iniziali, una categoria "I" (identificati) e una categoria "E" (avvistamenti effettuati all'estero da piloti italiani).
Questo ampliamento si è reso necessario per meglio diversificare, soprattutto a fini analitici, i diversi tipi di avvistamenti.
Ma se la categoria "E" è molto semplicemente un sottoinsieme derivato dalla più ampia categoria "A", occorre forse spendere qualche parola in più per spiegare l'inserimento, in una raccolta di fatti ufologici, di un gruppo di avvistamenti (per l'appunto gli "I") comprendente unicamente casi identificati, o IFO.
Come spesso capita a chi redige un catalogo casistico sul genere di quello del Progetto AIRCAT, ad un certo momento anch'io ho dovuto decidere se includervi - seppure in una categoria distinta - i casi identificati: ho deciso in senso affermativo in quanto ritengo l'esame della casistica IFO un ausilio importante nell'analisi della casistica ufologica. Un'accurata conoscenza della casistica IFO può permettere: a) di farsi un'idea piu' completa di come operino i meccanismi percettivi del testimone; b) di conoscere quali siano le possibili fonti di "rumore di fondo", e quindi di errori in buona fede compiuti dagli stessi testimoni.
Una importante lezione appresa in questi quattro anni di lavoro nell'ambito del Progetto AIRCAT è stata la rilevanza assunta di fatto dalla casistica IFO.

I casi italiani attualmente catalogati dal Progetto sono così suddivisi nelle categorie sopra ricordate:

  • A) 147 casi, di cui 15 senza indicazione di data (un argomento su cui ritornerà più avanti);

  • E) 6 casi;

  • B) 64 casi;

  • C) 4 casi;

  • D) 21 casi;

  • I) 44 casi.

Prima di proseguire nel discorso, vorrei approfittare di questa occasione per ringraziare tutti gli amici del CISU che in questi anni mi hanno messo a parte delle loro esperienze, consentito di contattare testimoni e fornito informazioni atte a chiarire meglio certi aspetti delle inchieste che stavo portando avanti, oltre a inchiestare essi stessi molti fatti direttamente connessi alla casistica di cui il Progetto si occupa. Il loro aiuto è stato importantissimo e sono convinto che gran parte dei positivi risultati che il Progetto ha potuto conseguire vada ascritto a questo disinteressato spirito di collaborazione.

Non volendo far torto a qualcuno magari dimenticando di citarlo, evito di fare nomi (l'elenco sarebbe lunghissimo): ci tengo comunque a mettere in evidenza questo aspetto perchè esistono casistiche particolari - e quella degli avvistamenti dei piloti sicuramente è tra esse - che richiedono per la valutazione dei singoli casi un bagaglio di conoscenze tecniche difficilmente riscontrabili in una sola persona, e per questo assume particolare importanza la creazione di un vero e proprio team di ricercatori dotati di un solido retroterra culturale che permetta loro di fornire, ognuno nel proprio campo, le necessarie garanzie di preparazione, esperienza e conoscenze specifiche.

E' anche opportuno menzionare le numerose collaborazioni estere che il Progetto ha coltivato in questi anni. Tra i ricercatori stranieri che hanno maggiormente interloquito col Progetto ricordo Richard Haines (USA), Mark Moravec (Australia) e Manuel Carballal (Spagna), che cito volentieri per la loro disponibilità  e spirito di collaborazione.
Va ricordato, ancora, il contributo fornito dalla Mailing List PROJECT-1947, cui alcuni soci del CISU sono iscritti; tra le altre cose, proprio grazie ai contatti tenuti primariamente da Edoardo Russo con questa Lista il CISU è venuto a conoscenza dell'esistenza di interessante documentazione delle Forze Aeree statunitensi su avvistamenti svoltisi in territorio italiano nel 1944-45. Questo materiale, riguardante avvistamenti di competenza del Progetto AIRCAT nel cui catalogo sono già  stati inseriti, è stato presentato - per la prima volta in Italia - ai lettori di "UFO" nell'ambito di un eccellente articolo di Giuseppe Stilo apparso sul n. 20 della Rivista (2).
E, infine ma non meno importante, è da tenere presente come in questi anni il gruppo di soci attivamente impegnati nel Progetto abbia avuto modo di conoscere direttamente e intervistare moltissimi tra piloti, radaristi e altro personale civile e militare. Questi contatti, oltre a portare all'implementazione costante del catalogo quanto a numero di avvistamenti, ci hanno anche dato molto a livello umano, consentendoci di prendere coscienza di realtà prima conosciute solo superficialmente o per sentito dire e di toccare con mano problematiche a volte neanche immaginate.
Un'esperienza importante, quindi, che va ben al di là  di quelle che all'inizio erano le mie più rosee aspettative.

 

I PILOTI VEDONO GLI UFO

Ciò premesso, possiamo ora passare a vedere quali considerazioni scaturiscano da questi quattro anni di lavoro nell'ambito della casistica UFO/piloti in riferimento a quelli che all'inizio erano stati considerati punti fermi dai quali partire per l'esame della casistica in argomento.

Innanzitutto una conferma: i piloti vedono gli UFO. Ne vedono di tutti i tipi, dagli oggetti strutturati alle luci notturne.
Ed è vero che, nei casi in cui ciò sia possibile, essi cercano di portarsi in una posizione favorevole per osservarli meglio.
Tuttavia, essi sicuramente vedono più UFO di quanti ne riportino, se riescono a farne a meno: si tratta di una categoria di testimoni che rifugge le luci della ribalta, sia per motivi istituzionali (militari) che per motivi di tranquillità  professionale (civili).Se infatti non emerge, se non in casi sporadici e spesso soltanto "per sentito dire", che i piloti che riferiscono di aver visto un UFO vengano messi a terra con ignominia, e' comunque anche vero che qualche fastidio spesso viene loro arrecato, almeno da parte di presunti "ufologi" a tutto dediti tranne che ad una ricerca degna di questo nome.
In parecchi casi, ricercatori senza scrupoli desiderosi soltanto di apparire sui giornali come scopritori di qualche storia ad effetto hanno causato seri grattacapi alla privacy dei testimoni piloti, dandoli in pasto alla stampa alla ricerca di uno scoop che assicurasse loro un momento di (effimera).
Purtroppo sono proprio certe persone che rovinano la credibilità  di tutta una categoria di ricercatori, facendo sì che spesso i piloti testimoni si facciano "di nebbia" di fronte alle pur garbate richieste di informazioni da parte di ufologi seri che fanno le spese dei comportamenti spesso irresponsabili di loro "colleghi" che in altre circostanze hanno agito in maniera sconsiderata e priva di ogni etica.
E non si creda che queste siano affermazioni esagerate: quello dei piloti è un ambiente molto ristretto, un piccolo mondo dove tutti si conoscono e dove per l'estraneo (in questo caso l'ufologo) occorre muoversi con attenzione e circospezione per evitare di ripagare con una pubblicità  non gradita la fiducia ricevuta dal testimone che gli ha raccontato l'avvenimento di cui è stato protagonista.
A titolo di esempio, posso citare i piloti di un volo commerciale che qualche tempo fa hanno avuto modo di osservare un fenomeno luminoso (di probabile origine meteorica, peraltro) e che, pur non avendo personalmente dato al fatto una grande importanza, si sono visti citare sui giornali a titoli di scatola dopo essere stati intervistati da un ufologo, accompagnato da un giornalista, il giorno successivo. Come mi ha confermato il comandante di quel volo, per una settimana dopo il fatto lui e il suo secondo sono stati bersagliati dalle bonarie prese in giro dei colleghi, cosa che non ha davvero fatto loro piacere.
Ripeto, nessuno li ha messi a terra o ha intimato loro di tacere (nel mio caso mi sono rivolto alla loro Compagnia di appartenenza, che molto gentilmente ha addirittura fornito il mio recapito al comandante affinche' mi potesse contattare direttamente!), ma qualche fastidio di troppo lo hanno avuto lo stesso.
Questo è il motivo per cui i casi di cui abbiamo notizia sono certamente pochi rispetto a quelli che effettivamente avvengono: in tante occasioni i piloti che avvistano un UFO evitano di riferirlo e tengono per se' ciò che hanno visto, risparmiandosi così di perdere tempo a compilare moduli (di cose da fare al termine di un volo ne hanno già  parecchie altre, anche senza doversi sobbarcare questo ulteriore onere) ma soprattutto evitando di essere infastiditi, per non dire assediati, da giornalisti avidi di notizie e da ufologi, o presunti tali, spesso desiderosi unicamente di dare ai fatti la connotazione che preferiscono.

Un pilota, ora in servizio all'ALITALIA, mi ha raccontato le convulse fasi di un tentato inseguimento di un UFO effettuato mentre si trovava ai comandi di un C-119 della 46^ Aerobrigata A.M. di stanza a Pisa (l'oggetto fu rilevato anche dal personale della torre di controllo dell'aeroporto).
Ebbene, subito dopo l'atterraggio la prima domanda che il nostro pilota si sentì rivolgere da un ufficiale superiore incaricato di far luce sull'accaduto fu che cosa lui e il suo equipaggio avessero mangiato prima di decollare. Al che il testimone, stanco per la missione appena compiuta e alquanto teso per il "fuori programma" capitato appena prima dell'atterraggio, dovette replicare bruscamente che era meglio cercare di mantenere il colloquio su binari di serietà .
Questo ad ulteriore conferma che non sempre chi è stato testimone di un avvistamento UFO trova solidarietà  e comprensione immediata, anche nel proprio ambiente e da parte dei colleghi. Da qui le forme di auto-censura che parecchi testimoni adottano per salvaguardare il proprio quieto vivere, professionale e non.
E' anche vero, inoltre, che molto spesso i militari non possono divulgare quanto di anomalo hanno osservato durante missioni operative a causa del fatto che tali missioni sono coperte da riservatezza. Va peròmesso bene in evidenza che la riservatezza non riguarda l'avvistamento UFO di per se', bensì le connotazioni della missione durante la quale l'avvistamento si è svolto.
Niente di strano, quindi, che se rapporto viene redatto esso sia poi in certi casi necessariamente mantenuto riservato per motivi istituzionali.
Un tipico esempio di quanto sopra esposto lo si puòriscontrare nel comportamento degli uomini dell'Aeronautica incaricati di compiere un'indagine interna per capire come mai un avvistamento effettuato da piloti del 50^ Stormo di Piacenza nel 1966 (3) durante una missione operativa riservata fosse finito sulle pagine del quotidiano locale il giorno dopo.
Da nostre indagini dirette sappiamo che l'inchiesta si occupòprincipalmente del fatto che era stata data pubblicità  ad una missione NATO di carattere alquanto "sensibile" e non già , se non marginalmente, dell'avvistamento UFO puro e semplice, come invece in certi ambienti si continua a suggerire ancora oggi.
Niente cover-up sugli UFO, quindi, bensì unicamente riservatezza militare, anche se ci sarà  sempre qualcuno che si affannerà  a sostenere il contrario.
Non c'è quindi troppo da meravigliarsi se certi piloti, dopo un avvistamento UFO, omettono di redigere un rapporto in proposito o, se lo redigono, si guardano bene dal parlarne troppo in giro, anche nella ristretta cerchia dei colleghi.

Quanto detto a proposito della riservatezza militare in tema di divulgazione di informazioni coperte da segreto va esteso anche alla possibilità  che l'evento ufologico sia stato rilevato, dandone così una conferma oggettiva particolarmente rilevante, da apparati radar addetti alla sorveglianza dello spazio aereo nazionale.
Purtroppo, anche se a pensarci bene la cosa non meraviglia, se si tratta di radar militari questi dati non sono ottenibili se non con difficoltà  e in casi particolari.I sostenitori delle teorie del complotto affermano, tanto per cambiare, che siamo in presenza di ulteriori conferme del fatto che le Autorità  "sanno" ma non vogliono che la gente sappia.
Molto più semplicemente, appare chiaro che in parecchie circostanze divulgare certi plottaggi radar significherebbe rendere disponibili a tutti, implicitamente, informazioni riservate sull'apparato difensivo nazionale, la dislocazione e la copertura radar: cosa che evidentemente non si puòfare.
Sfortunatamente, quindi, informazioni di grande utilità  per la ricerca ufologica molto spesso non possono essere acquisite a causa di limitazioni di questo tipo.
Ne', peraltro, sono moltissimi i casi relativi a radar civili di controllo e assistenza al volo di cui siamo a conoscenza (4): tra questi, il più importante e famoso è quello avvenuto il 30/11/1973 presso l'aeroporto di Torino Caselle, per la cui analisi non posso che rimandare al definitivo studio di Paolo Fiorino apparso sul numero 19 della Rivista "UFO" (5).

 

I PILOTI SONO TESTIMONI DAVVERO INFALLIBILI?

La domanda è volutamente provocatoria e si riallaccia ad uno dei "punti fermi" citati nel mio articolo richiamato in apertura del presente lavoro: la particolare qualificazione professionale del testimone pilota.
Certo l'infallibilità , come la perfezione, non è di questo mondo; ciononostante, rimango dell'opinione che quella del pilota sia comunque una testimonianza più rilevante di quella di tanti altri possibili testimoni, e l'aver potuto dialogare con parecchi di essi in questi anni non ha fatto che confermarmelo.
E' vero comunque che, seppure in misura assai inferiore rispetto ad un qualsiasi altro cittadino, anche il pilota - che resta un uomo, e non un robot - puòprendere abbagli o compiere errori di valutazione.
Nel caso, citato in precedenza, dei due piloti commerciali presi in giro dai colleghi dopo il loro avvistamento, il comandante affermòdi aver visto un oggetto scintillante e appuntito (un vero e proprio manufatto) seguito da una lunga scia, mentre il suo primo ufficiale non percepì nulla del genere, bensì un fenomeno molto più assimilabile ad un rientro meteorico.
Con questo non voglio togliere credibilità  a tutta una categoria di testimoni: desidero soltanto far presente come anche il pilota non sia, ne' lo si puòpretendere, il testimone DEFINITIVO che costituisce il sogno segreto di ogni inquirente.
I sensi di cui l'essere umano dispone per percepire i dettagli dell'ambiente che lo circonda sono capolavori di efficienza fisiologica, ma a volte possono trarre in inganno anche l'osservatore più attento e smaliziato: il pilota è in grado di supplire a gran parte di questi trabocchetti grazie alla sua preparazione e addestramento, ma non si possono pretendere da lui capacità  sovrumane.
Una cosa che mi è capitato di sentirmi dire abbastanza frequentemente in occasione di interviste fatte a piloti è di non ricordare la data precisa (a volte neanche l'anno!) di un determinato evento. Questo spiega i quindici casi "A" che figurano tristemente senza data nel catalogo del Progetto.
Ciò ad un ufologo appare inconcepibile (anche se col tempo ci si abitua), in quanto non capisce come si possa non prendere scrupolosamente nota, per i posteri o anche solamente per raccontarlo ai propri figli o nipoti, di un avvenimento dalle connotazioni spesso spettacolari come certi avvistamenti che mi sono sentito raccontare.
Eppure a volte capita proprio questo: il racconto consiste in semplici ricordi non circostanziati, con comprensibile disperazione del ricercatore che vorrebbe poter ricostruire il fatto con tutti i dati canonici a sua disposizione.
La disinvoltura con cui molti piloti "archiviano" nella mente certi fatti inesplicati avvenuti durante il loro servizio, che tanto fa arrabbiare l'ufologo, pare attuata meccanicamente dal testimone, quasi non gli interessasse approfondire più di tanto il fatto inesplicabile cui ha avuto la ventura di assistere.
Evidentemente, quella del pilota è una vita così intensa e ricca di emozioni e di accadimenti che anche l'avvistamento di un UFO spesso non riesce a scuotere più di tanto il self control dell'uomo e a fargli sentire la necessità  di annotare a futura memoria i particolari della vicenda.
Ed è così che, parlando con un pilota, magari salta fuori che egli dieci o vent'anni prima ha assistito ad un fenomeno sconosciuto ma non si ricorda bene la data ("eravamo nell'autunno o inverno del 1969... o forse era il '70..."), ne' il nome del suo co-pilota, ne' se ha avuto contatti con la torre di controllo e via dicendo.
Ma, al di là  di tutto questo, resta impressa nella memoria l'esperienza vissuta, l'incontro anche se solo per pochi secondi con "qualcosa" che pur a distanza di anni, e pur coll'aumentare del proprio "spessore" professionale, continua a restare inspiegato.
Qui il pilota, nonostante possa essere perfettamente a conoscenza (e molti in effetti lo sono) del demenziale folklore para-ufologico che ormai quotidianamente ci martella dai banchi espositori delle edicole, si dimostra obiettivo e poco incline a voli pindarici nel tentativo di dare una connotazione forzatamente "esotica" a ciò che ha visto.
Tutt'altro, dove è possibile identificare l'oggetto della visione ciò viene fatto senza esitazioni mentre nel caso opposto (oggetto o fenomeno rimasto non identificato) il testimone non si avventura in elucubrazioni stiracchiate o speciose, ma si limita a confermare la natura sconosciuta di ciò che ha visto, magari aggiungendo che in altre condizioni di visibilità  e con qualche secondo in più a disposizione probabilmente avrebbe anche potuto identificarlo...
Certo, come abbiamo visto anche un pilota puo' sbagliare, ma salvo rarissime eccezioni ben difficilmente egli approfitterà  del suo avvistamento per andare a caccia di pubblicità  e facile notorieta': si puòpertanto essere ragionevolmente sicuri che proprio in virtù di questa forma mentis basata su professionalità , serietà  e riservatezza il suo resoconto potrà  essere considerato particolarmente affidabile e obiettivo e non affetto da aggiunte o rimaneggiamenti confezionati ad uso e consumo di una platea di "credenti" in vena di emozioni.
Potrà  non esserci la data o qualche nome, ma i fatti saranno quelli e solo quelli. Toccherà  poi all'inquirente ricavarne quanti più dati gli sia possibile.
Non è poco, mi pare.

 

CONCLUSIONI E PROSPETTIVE

A quattro anni dal varo del Progetto e dopo aver più che raddoppiato il numero di casi catalogati, puòormai essere arrivato il momento di provare a elaborare qualche modello statistico dalla massa di dati accumulati, sul genere di quanto altri ricercatori esteri hanno già  fatto nell'ambito della casistica dei loro rispettivi Paesi.
Questo è pertanto uno dei principali obiettivi che il Progetto dovrà  proporsi di conseguire nel prossimo futuro.
Oltre a questo sarà  fondamentale continuare la catalogazione e l'indagine sui casi via via emersi, come pure cercare di comprendere e inquadrare uomini ed Enti nella loro mentalità  e nelle procedure che essi adottano nel momento in cui vengono in contatto col fenomeno UFO.

In questo settore di attività  il Progetto AIRCAT opera fin dall'inizio in stretto collegamento con l'area di ricerca del Progetto OVNI-F.A. (Forze Armate), contribuendo nelle sue possibilità  a investigare i meccanismi funzionali degli Enti di Stato (militari e civili) e a definire un coerente quadro d'insieme che dia conto di come le Autorità  del nostro Paese abbiano affrontato la questione fin dal suo nascere (con imprescindibili ed evidenti collegamenti "interdisciplinari" con altri progetti, a cominciare per esempio - ma non solo - Progetto ORIGINI.

** L'Autore sarà  lieto di ricevere suggerimenti e critiche costruttive sulle affermazioni contenute nel presente lavoro. Eventuali segnalazioni UFO da parte di piloti civili e militari saranno oltremodo ben accette e trattate con scrupolosità  nella massima riservatezza.

 

N O T E

1) Marco Orlandi, "Avvistamenti UFO e aerei", UFO-Rivista di Informazione Ufologica, n.14, luglio 1994;
2) Giuseppe Stilo, "Il ritorno dei foo fighters", UFO-Rivista di Informazione Ufologica, n.20, luglio-dicembre 1997;
3) Marco Orlandi, "Piacenza 1966: aerei a caccia di UFO", UFO- Rivista di Informazione Ufologica, n.16, luglio 1995;
4) Marco Orlandi, "UFO: l'importanza del radar negli avvistamenti dei piloti", Il Giornale dei Misteri, n.299, settembre 1996;
5) Paolo Fiorino, "Caselle '73: le nuove indagini", UFO-Rivista di Informazione Ufologica, n.19, gennaio-giugno 1997.

 

 

 

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